Jimi Hendrix

jimiDisturbo della quiete pubblica – Il blues di un altro pianeta    di Marco Denti

Si nota sempre una distanza tra il silenzio e il silenzio dopo Jimi Hendrix. In proporzione, è come lasciare un sonno privo di sogni, oppure alzarsi dopo aver cavalcato tutte le possibili orbite oniriche. A volte, non c’è nemmeno bisogno di dormire, se si segue il chitarrista quando diceva: «Me ne sto a girare sognando a occhi aperti tutta la musica che sento». Il sentire non è relativo o fortuito perché non è che uno si sveglia al mattino e hai i suoi blues. E’ un processo di assimilazione e sedimentazione che porta a possedere un linguaggio, e a esserne posseduti. Hendrix e il blues sono indissolubili anche dove il primo e il secondo appaiono distanti anni luce, perché quel legame è l’energia primordiale, l’unica. L’ha notato subito Bob Dylan: «Quando lo sentii per la prima volta, fondamentalmente era un musicista blues, anche se a differenza di quelli della sua generazione era giovane ed era quello che ci voleva». Bisognava soltanto prenderne atto e il più esplicito è stato Dave Marsh: «Tutto quello che Jimi Hendrix ha fatto aveva la stessa radice: il blues». [continua a leggere nel n° 135 – Giugno 2016]