MIKE SPONZA SPAZIO TEATRO 89

Il Blues non molla, nemmeno durante la partita dell’Inter o l’ormai famigerato “fuorisalone”, ed è per questo che ci siamo trovati con altri appassioanti di buona musica, definizione che non racchiude solo il blues, allo Spazio Teatro 89 sabato 16 Aprile per il concerto di Mike Sponza. Dopo l’esordio di Faris Amine di qualche settimana prima, Mike presenta in terra meneghina il suo nuovo progetto Ergo Sum, ovvero poesie latine tradotte in inglese e musicate sulla metrica afroamericana tipica del blues, le arcinote dodici battute. Dopo averlo visto ospite a Torrita di Siena nel Gran Gala del Blues, in cui ha raccolto elogi da parte dei danesi, e in attesa di rivederlo a Pistoia in una serata dedicata ai musicisti del nostro paese, devo dire che Mike mi ha positivamente stupito, e non poco.

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Foto di Antonio Spanò Greco

Messa da parte l’ovvia simpatia legata al suo carattere istrionico e spiritoso, ho trovato il percorso a ritroso che lega Muddy Waters e Catullo un’idea davvero particolare. Certo nulla di nuovo sotto il sole, ovvero scoprire che i tormenti emotivi ed i problemi esistenziali di migliaia di anni fa siano gli stessi dei neri deportati dall’Africa e schiavizzati nelle piantagioni di cotone, prima ancora che ghettizzati nelle grandi città. Un po’ come riscoprire che il blues di oltre cent’anni fa racchiude le nostre stesse paure ed insicurezze, e le sa esprimere come nessuna altra musica al mondo, assieme all’innato desiderio di rivalsa e riscatto personale. Scivolano sul tappeto sonoro brani come “Running On Empty” o “Innocent Criminal” , già parte del repertorio di Mike, sempre sostenuto dal drumming di Moreno Buttinar, il cui incessante scuotere la testa ci fa tornare alla mente il trombettista di B.B. King, e dall’eclettico Michele Bonivento alle tastiere, mentre al basso troviamo Roby Maffioli. Ma sono i pezzi del nuovo album a farla da padrone, come “Poor Boy”, o “Penelope”, per non parlare di “Prisoner Of Jealousy” e “Carpe Diem”, un titolo tanto abusato quanto azzeccato per questo brano.

Foto di Antonio Spanò Greco

Foto di Antonio Spanò Greco

Invidia, gelosia, amore, passione, tradimenti, desiderio, come nella tradizione più blues si spazia in tutti e sette i peccati capitali, a dimostrazione dell’universalità del messaggio del blues, che forse potremmo far risalire addirittura alle povere amebe e a loro desiderio di poter diventare esseri pluricellulari più complessi. Antico e moderno assieme, per un concerto che in Teatro assume tonalità più seriose e composte ma fa intendere di lasciare spazio al divertimento e al ballo anche in un festival.

 

 

Davide Grandi