Betty Wright 1953-2020

Anche la scena soul e r&b della Florida aveva una sua “regina”, si chiamava Betty Wright. Era nata a Miami verso la fine dell’anno del 1953 come Bessie Regina Norris, e come gran parte delle voci femminili neroamericane, ha iniziato da bambina a cantare gospel con il gruppo di famiglia. Sua madre Betty Wright (da qui il suo soprannome), era la chitarrista. Ancora adolescente ha partecipato a gare canore per talenti vocali, dove è stata notata e ingaggiata dal cantante soul Clarence Reid, uno dei soci della prima etichetta discografica neroamericana di Miami la Deep City Records. Un paio di 45 giri le danno una notorietà locale, quanto basta perché la più attrezzata etichetta Alston, una sussidiaria dell TK, si facesse avanti per farle registrare quello che diventerà il suo primo ampio successo “Girls Can’t Do What The Guys Do”, anticipazione dell’esordio a 33 giri “My First Time Around” (1968), pubblicato questa volta dalla Atco, distributrice del catalogo Alston. E’ il 1971 l’anno della consacrazione definitiva estesa a livello internazionale, per la pubblicazione di “Clean Up Woman”, canzone con la quale ha vissuto di “rendita” come popolarità ovunque, dai concerti (tanti anche in Europa), alle discoteche, alle radio, alle cover del suddetto pezzo (anche da artisti italiani). Il successo non la ipnotizza, con rinnovata voglia sostenuta da un carattere deciso, continua l’attività di cantante, incide dischi, vince un Grammy, fonda una sua etichetta, la Ms.B Records, acquisisce doti di showgirl, conduce dei talk show per emittenti televisive di Miami e viene invitata nei dischi di, Roy Ayers e Angie Stone. Diventa produttrice per Tom Jones, Jennifer Lopez e soprattutto Joss Stone, per la qual era divenuta una sorta di mentore. Nel frattempo continua a cantare, fare dischi, l’ultimo “Betty Wright:The Movie” risale al 2011 e spettacoli dal vivo. La tanta popolarità artistica, oltre ad aver saputo gestire la sua immagine, è dettata da una tipologia di soul e r&b un po’ più fruibile nell’immediato, rispetto a quello enfatico del southern soul, a quello intenso di Memphis, al Chicago soul, e alla produzione dell’Atlantic. La stampa internazionale l’ha ricordata, come è giusto che sia per una figura che ha contribuito ad estendere l’interesse per la musica soul e r&B.

                                                                          Matteo Bossi  e  Silvano Brambilla