Fleetwood Mac

C’erano una volta, ma volendo ci sono ancora   di Davide Grandi

E’ sempre un’emozione poter ascoltare la chitarra e la voce di Peter Green, e dei suoi Fleetwood Mac, che con un po’ di supponenza mi viene da definire gli “unici” Fleetwood Mac. Ricordo ancora il brivido di quando ancora bambino ascoltai per la prima volta lo strumentale “Fleetwood Mac”, ovvero il brano con cui aprivano tutti i loro concerti, un tripudio di note e ritmo, a cui era impossibile resistere. Non ci sono piedi fermi e anche ingessati quando questi cinque folli si scatenavano, e personalmente credo che diversi episodi siano ancora inarrivabili, un po’ come nessun chitarrista è ancora riuscito a fare quello che un altro genio, stavolta di colore, Jimi Hendrix, riuscì a compiere in una così breve parabola di vita. Il suono è sporco, quasi naturale, come quelli che ormai non siamo più abituati ad ascoltare, grezzo e secco, diretto, a volte quasi un pugno nello stomaco, ma vero, come la neve sulle montagne o la sabbia del deserto, senza bisogno di cercare la dicitura “BIO” oppure “no OMG”, anche se risulta in prima istanza spiazzante, così abituati a rimpiangere una vita bucolica ma rinchiusi tra le quattro pareti di casa e sempre attaccati a internet. Il CD 1 è pieno di piccole (grandi) perle, tutte eseguite dal vivo, ovvero brani come “Have You Ever Loved A Woman”, preceduta da un indiavolato “Instrumental”, ovvero un brano senza titolo in cui per oltre nove minuti tutti a turno costruiscono la loro personale descrizione della realtà, a volte dolce, altre volte ruvida e secca, dimostrando se mai ce ne fosse bisogno la compattezza del suono e l’intesa quasi geniale raggiunta da questi cinque musicisti. E’ però in un pezzo come “Trying So Hard To Forget”, solo voce e chitarra, dove sembra sia racchiusa tutta l’essenza della musica di Green, che chiamare solo blues sarebbe riduttivo, una visione straziante della vita… [continua a leggere sul numero 149 dicembre 2019]

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