Guido Toffoletti

Da Vent’anni…un vuoto       di Silvano Brambilla

C’è uno spazio della nostra quotidianità che da vent’anni è vuoto. Lo aveva sempre riempito con una certificata passione ed entusiasmo per la musica, per la vita e per gli amici, Guido Toffoletti… da Venezia, come gli piaceva annunciarsi a noi amici di Milano e non solo. In quello spazio si è fatto concreto un dispiacere enorme all’alba del 22 agosto del 1999, quando Guido fu investito da un’auto mentre in bicicletta percorreva la via Romea nei pressi di Cavarzere. Per una quantità di ragioni, uno come lui non si può dimenticare, chi lo ha frequentato sarà sicuramente d’accordo, ma c’è una stimatissima persona, nonché uno dei più sensibili musicisti italiani di blues con Guido sono stati come fratelli, Stefano Zabeo, il più legittimato a ricordarlo. Fra i tanti ricordi che abbiamo di Guido, ci sono le sue telefonate, scherzose, ironiche. Non c’erano ancora i cellulari, tutto avveniva tramite il telefono di casa. Il vostro primo contatto è stato…via telefono? No, anche se più tardi le telefonate fiume divennero una costante quasi quotidiana, che spesso faceva andare in bestia mio padre, specie quando entrò in vigore la cosiddetta “TUT” (tariffa urbana a tempo). La nostra amicizia però nacque ben prima delle telefonate, perché frequentavamo gli stessi ambienti e avendo gli stessi interessi e la stessa età (allora più o meno dodici/tredici anni), fu facile sviluppare una vera amicizia.

Spinto da una profonda passione Guido a quindici anni se ne andò di casa perché sapeva già cosa fare da grande, il musicista. Una persona determinata dunque. Col senno di poi quella sua scelta come la consideri, avventata, oppure anagraficamente giusta per poi diventare quello che è diventato? A quei tempi non era poi così importante suonare, quanto piuttosto far parte di un movimento che eravamo sicuri avrebbe cambiato il mondo. Noi siamo cresciuti nell’epoca del beat, dunque prima ancora degli hippy, dei figli dei fiori e di Woodstock, situazioni di cui poi in seguito facemmo parte. Guido ebbe il coraggio di fare quello che tuttinoi avremmo voluto, andarsene per stare in quel mondo, quello musicale, che sembrava davvero essere popolato dai profeti di una terra promessa che tutti volevamo raggiungere. Fu proprio in quell’ambiente che Guido imparò a suonare seriamente e a sviluppare una vera passione. Ma si trattò di una conseguenza, non di una causa.

Quali sono state le qualità di Guido per diventare un leader?

Era una persona molto pragmatica e decisa, ciò che io non sono mai stato. Lui sapeva perfettamente cosa voleva ottenere ed era pronto a pagare qualsiasi prezzo pur di arrivarci, ma sia chiaro, il suo obbiettivo non fu mai quello di ottenere il successo, quanto quello di fare la musica che gli piaceva senza legami e senza compromessi, “No Compromise” è anche il titolo di un disco che registrammo a Vicenza, (n.d.t. uscito nel 1985 per L’Appaloosa, è stato il disco più venduto di Guido, famoso anche per la foto di copertina). Ricordo una sera di molti anni fa […]continua a leggere nel numero 148 di settembre 2019.