Lucky Peterson 1964-2020

Terra Blues, New York, 2006 foto Renato Tonelli

Non è facile il destino dei bambini prodigio, nello sport come nelle arti, perché spesso la loro traiettoria di crescita subisce una pressione costante per confermare le aspettative degli exploit giovanili. E Lucky Peterson precoce lo è stato senza dubbio, visto che le sue prime incisioni risalgono, si può ben dire, all’infanzia. Anche perché è cresciuto in una famiglia in cui la musica era l’opzione principale, il padre, James Peterson era un musicista e gestore di un locale, il Governor’s Inn, frequentato da tanti musicisti, con i quali il figlio ebbe spesso modo di suonare. L’apprendistato di Lucky si completa prima con un periodo, ancora da adolescente,  nel gruppo di Little Milton, album di riferimento “Live At Westville Prison” (Delmark) ma anche i tour in Europa che portano a “The Blues is Alright” su Isabel. Poi per qualche anno passa al servizio di Bobby Bland, un altro artista di prima grandezza. Comincia a registrare attivamente sul finire degli anni Ottanta grazie all’associazione con l’etichetta della Florida King Snake le cui produzioni sono poi prese in carico dall’Alligator (Kenny Neal, Lazy Lester, Rufus Thomas). Peterson diviene insomma un sessionman molto richiesto e suona in decine di dischi, ad esempio di Big Daddy Kinsey, Carey Bell, Lonnie Shields, Jimmy Johsnon. Ci piace ricordarne le qualità di accompagnatore e organista in uno splendido disco di Mavis Staples realizzato nel 1996 in tributo a Mahalia Jackson, “Spirituals & Gospels” (Verve). Valido cantante, Lucky è ormai anche un chitarrista provetto, esuberante, non disdegna sconfinamenti in territori rock o funk, come testimoniano i suoi tanti concerti, anche nel nostro paese.

Ameno Blues 2016 foto Gianfranco Skala

Non sempre il suo talento è valorizzato appieno nei dischi solisti, nemmeno nelle tante produzioni realizzate, con abbondanza di mezzi e musicisti, nel corso degli anni Novanta per la Verve / Gitanes. Dovessimo sceglierne uno ci orienteremmo probabilmente su “Double Dealin’” edito dalla Blue Thumb nel 2000. Incessante l’attività, dal vivo o in studio, anche nel XXI secolo, tra altalenanti produzioni su JSP, progetti organistici, un tributo a Jimmy Smith e un ultimo album dello scorso anno in cui celebrava i cinquant’anni di carriera guardando in avanti, “50 Just Warming Up!”. Purtroppo, non sapremo mai cosa avesse in serbo per gli anni a venire, visto che un malore improvviso se lo è portato via a Dallas, sua città di residenza lo scorso 17 maggio.

Matteo Bossi