Magic Slim – Black Tornado

Storia del Bluesman con la jazzmaster  di Matteo Bossi

foto Gianfranco Skala

Il modo di stare sul palco è talvolta indice della personalità di un musicista e forse anche Magic Slim non faceva eccezione. Col suo fisico imponente occupava lo spazio in modo tutto suo, lo si sarebbe detto poco appariscente non fosse per la mole. Ruvido, diretto e carismatico, Slim infatti ha sempre badato più alla sostanza che all’esteriorità, non saltava certo in giro, anzi specie negli ultimi anni se ne stava seduto fisso sul suo sgabello e lasciava parlare la musica. Misurava le parole, non sono molte le interviste che ha concesso, quasi quanto le note che uscivano dalla sua chitarra, con un taglio e un vigore inusitati. Chi lo ha visto dal vivo anche solo una volta, magari in uno dei tanti concerti che Slim ha tenuto nel nostro paese, se lo ricorderà bene. La sua storia è per certi versi emblematica di tanti bluesmen del dopoguerra e merita di essere raccontata.

Down in Mississppi

Come tantissimi suoi contemporanei le origini di Morris Holt sono legate allo Stato della magnolia. Nacque a Torrence, contea di Yalobusha, il 7 agosto 1937, una località che oggi nemmeno esiste più nei pressi di Grenada, assorbita nella creazione, completata all’inizio degli anni Cinquanta, del lago artificiale chiamato appunto, Grenada Lake. La famiglia Holt si trasferì pertanto a Grenada all’ 818 di Union Street, quando Morris era un bambino, la madre gestiva anche un bar, il Queen’s Eat Shop, non lontano da dove ora campeggia un marker del blues trail a lui dedicato. Le giornate scorrono tra il lavoro nei campi e il canto in chiesa la domenica, è qui che il giovane Holt si avvicina alla musica. Il suo primo strumento è infatti il piano, perché una signora lo suona nella chiesa in campagna dove la mamma porta lui e la sorella ogni domenica. Il giovane Morris la osserva e impara persino a suonarlo un poco, ma si orientò per forza sulla chitarra dopo che perse la falange del mignolo della mano destra in un incidente con la sgranatrice di cotone all’età ditredici anni. La radio è l’unico intrattenimento all’epoca, i fratelli Holt ascoltano musica country and western, bluegrass, «Ernest Tubb, Gene Autry, Roy Acuff… quello che trasmetteva la Grand Ole Opry». Il primo pezzo blues che ha davvero un impatto su di lui è la famosa hit di John Lee Hooker, “Boogie Chillen”. Va a scuola a Grenada con un ragazzo che di strada ne farà parecchia Sam Maghett, i due diventano amici, «a lui piaceva mia sorella e a me la sua…eravamo davvero giovani». Sam già suonava, gli mostra come accordare la chitarra e qualche accordo di base, i due si trovano spesso a suonare all’ombra di un albero, tornati dalla chiesa. La prima chitarra Slim se la costruisce a casa, con dei fili di metallo di una scopa, una sorta di “diddley bow” rudimentale; la madre non ne sarà entusiasta (la scopa costava!) ma il padre gli regalerà per Natale una vera chitarra. Nel 1955 arriva a Chicago una prima volta, d’altra parte Chicago era la meta classica di tanti mississippiani e sua sorella già vi si era trasferita. Nel 1955 arriva a Chicago una prima volta, d’altra parte Chicago era la meta classica di tanti mississippiani e sua sorella già vi si era trasferita. Trova lavoro in una lavanderia e comincia a frequentare i locali cittadini, come Pepper’s o Smitty’s Corner, ma era troppo giovane perciò racconta, «sono andato a Jewtown e per cinque dollari ho comprato una ID falsa».  Talvolta suona il basso con Sam, che gli dà il soprannome Magic Slim, «ero alto e magro all’epoca», gli consiglia di «trovare il suo stile, non cercare di suonare come me o come qualcun altro». Quando chiede a qualche musicista se può suonare con loro però, nessuno è disposto a dare credito al ragazzo venuto da Grenada, ritenendolo non all’altezza. Chiede a Louis Myers, Freddy King, persino Otis Rush, ma la risposta è sempre un rifiuto. Slim non se la prende più di tanto sa che deve migliorare per giocarsela davvero con gli altri, la scena di Chicago è molto competitiva. Dopo qualche tempo, decide di tornare nel Mississippi a lavorare col patrigno, facendo in pratica il camionista di legname e di whiskey. Si compra una chitarra Silvertone da Sears & Roebuck e gli viene anche l’idea di insegnare a suonare ai suoi due fratelli, Nick che diventerà bassista e Douglas “Lee Baby” Holt che impara a suonare batteria. Così, pensa Slim, potranno suonare nei juke joint mississippiani e guadagnare qualcosa in più. Le cose vanno così e i fratelli Holt prendono a suonare piuttosto regolarmente nei locali. Cinque anni dopo perciò Slim decide di riprovarci a Chicago, con maggior fiducia nei propri mezzi  [continua a leggere sul numero 150 marzo 2020]