Paul “Lil’ Buck” Sinegal 1944-2019

 

Lucerna Blues Festival 2015 – Foto di Marino Grandi

Per ricordare Sinegal, scomparso lo scorso 10 giugno, vi riproponiamo di seguito l’intervista apparsa in origine nel numero 83 de Il Blues. Classico musicista la cui bravura andava di pari passo con l’umiltà, impedendogli forse di raccogliere maggiori consensi come solista. Ma a lui andava bene così e riusciva sempre ad essere un valore aggiunto per l’artista che stava accompagnando, fosse un gigante come Chenier ai suoi tempi o più recentemente figure come i suoi amici Henry Gray e Major Handy. Protagonista  di tante session con i più bei nomi della musica di Louisiana e dintorni, il suo nome figura anche sul celebre “Graceland” di Paul Simon, ai tempi  in cui faceva parte della band di Rockin’ Dopsie. So Long, Lil’ Buck.

Dall’angolo di una strada al palcoscenico di Montreux

Little Buck Sinegal

di Marino Grandi

Il tempo vola. Lo ricordavamo insieme a Clifton Chenier quando nel 1975, sul palco del Casino di Montreux, allora sede del festival omonimo, con la sua chitarra dapprima seguiva il leader per poi invitarlo a proseguire il tema blues di “When You Going To Sing For Me”, il tutto con passaggi misurati ma incisivi. (L’intero concerto era stato pubblicato dalla Tomato nel 1977, in un doppio Lp, “Cajun Swamp Music Live”). Ritrovare Sinegal oggi e, a parte i capelli grigi, riscoprire intatta in lui quella ecletticità e quella voglia di fare che altri musicisti suoi coetanei hanno ormai smarrito, è stata una sorpresa veramente piacevole. Tra un caffè una sigaretta abbiamo percorso a ritroso il tempo andato.

 

Ti possiamo chiedere una breve biografia?

Il mio nome è Paul Sinegal, sono nato nel 1944 a Lafayette, Louisiana. Ho cominciato a suonare la chitarra nel 1955/56, ma subito dopo ho dovuto smettere per qualche tempo perché caddi da un albero e mi fratturai un braccio. Ogni estate, alla fine dell’anno scolastico, andavamo in visita da mio zio, che era cieco, tutta la sua famiglia era non vedente, abitava ad una ventina di miglia da Lafayette. Aveva una chitarra harmony che mi prestava volentieri impietosito dal fatto che suonassi su un bastone di scopa. Mia madre sapeva suonare la chitarra in una accordatura aperta. Sono stato molto influenzato da un musicista della mia zona, Raymond “Swank” Monet, che è morto già diversi anni fa. Ma prima di darmi alla chitarra, ho suonato anche la batteria e il piano, e ballavo senza musica a un angolo di strada a Lafayette, vicino ad un chiosco di giornali, in modo che la gente mi lasciasse qualche spicciolo. Quando ho cominciato a suonare la chitarra stavo allo stesso angolo. Nel 1957 ho formato la mia prima band, The Jive Five, e poi ho messo su una big band di quindici musicisti chiamata Little Buck And The Top Cats fino al 1969. Abbiamo registrato due 45 giri per l’etichetta La Louisianne, con pezzi come “Monkey In The Sack” e “Cats Scream”. Eravamo influenzati da James Brown, era una show band con le uniformi, avevamo perfino uno show televisivo il sabato sera. Suonavamo anche in Texas, soprattutto nelle scuole, per le feste. Nei Settanta e fino al 1985 ho suonato con Clifton Chenier, morì nel 1987. Ero un membro stabile della sua Red Hot Louisiana Band, abbiamo inciso quindici o venti dischi insieme, tra essi ricordo specialmente “Bogalusa  Boogie”.

 

Avete suonato a Montreux nel 1975.

Vero! Erano tempi molto belli quelli con Clifton. Una volta abbiamo inciso gli stessi pezzi, a quindici giorni di distanza, negli States prima e in Francia dopo. Clifton non suonava mai un pezzo nella stessa tonalità, ho imparato molto da lui bisognava seguirlo a orecchio.

Lucerna Blues Festival 2002 – Foto di Marino Grandi

Sei stato anche sessionman.

E’ vero. E con artisti più anziani di me, magari non molto conosciuti, come Tiny Tino, Rudy Richard, ma anche con Slim Harpo o Johnnie Johnson…Due settimane fa tutti gli artisti Excello erano a Kansas City, c’era anche Lazy Lester, abbiamo fatto una jam. Ho registrato per vent’anni per la Excello, per me è stata una grande scuola. Era una cosa informale, mi chiamavano e io andavo a suonare, lo facevo soprattutto in novembre e dicembre, quando non ero in tour con Clifton. Ma ho lavorato anche in altri studi con gente come Katie Webser e Cookie and The Cupcakes e altri ancora.

 

Qual è la tua opinione su Jay Miller, patron dell’Excello?

Era un uomo intelligente, un autore di canzoni piuttosto prolifico, ne ha scritte anche di buone.

 

Rudi Richard suona ancora?

No, è andato in pensione l’anno scorso, credo. Lo incontrai a casa di Big Jim. Tutti gli artisti passavano da quella casa, gente come Ike &  Tina Turner…ed io ero sempre lì, cercavo di suonare con tutti, malgrado fossi ancora un ragazzino. Ho conosciuto anche Guitar Slim: vestiva tutto di rosso, capelli rossi, chitarra rossa, faceva veramente colpo. Fu una grande ispirazione per che ancora suonavo all’angolo della strada. Mi piace rifare la sua “Done Got Over It”, l’ho messa anche sul mio cd “Bad Situation”.

 

Cosa hai fatto dopo aver lasciato Chenier?

Nel 1988 sono andato a suonare con Buckwheat Zydeco per circa tre anni. In seguito ho deciso di ritornare ad una carriera solista e nel 1998 ho inciso il mio primo disco, “The Buck Starts Here”, per la NYNO di Allen Toussaint. Un vero perfezionista, mi teneva in studio fino a quando la musica non lo soddisfaceva totalmente. Per questo penso che “Bad Situation” sia più spontaneo e rappresenti di più quello che faccio tutti i giorni.

 

Hai scritto diversi pezzi di “Bad Situation”.

Devono essere almeno sette (sono otto n.d.t.) e nel primo erano undici su quindici. Mi piace suonare stili differenti, ho già pronti diversi altri pezzi per un album che potrei incidere domani senza problemi. Scrivo quello che vedo, quello che sento, quello di cui parlo. Non cerco di fare cose nuove, ma cerco di fare le cose per bene.

 

Quale preferisci tra i due dischi?

Mi sono divertito in entrambi. Un paio d’anni fa ho anche inciso un pezzo natalizio con Wallace Johnson, sempre per la NYNO di Toussaint. Il primo forse è stato più difficile, nel secondo ero più libero, sono due persone differenti che emergono in questi album.

Lucerna Blues Festival 2002 – Foto di Marino Grandi

Come mai sei emerso con lo zydeco?

Difficile a dirsi. Mi chiamavano il “padrino” dello zydeco, ma il ritmo di questa musica è di Clifton, io l’ho solo aiutato a svilupparlo. Una canzone in particolare è significativa a questo riguardo, “Lucille”. Ho suonato anche con il figlio di Clifton,  C.J., agli inizi suonava il sassofono. Clifton aveva anche un fratello che è morto prima di lui, Clive (Cleveland n.d.t.). Ma non voglio confinarmi in un solo stile, lo zydeco talvolta è un po’ ripetitivo. Ah ed ho suonato anche con Rockin’ Dopsie.

 

Sei stato in  tour con altri musicisti?

Ho fatto una breve apparizione con B.B. King e Ben E. King in Inghilterra in uno spettacolo chiamato La notte dei Re, ovviamente c’era anche Clifton. A Lafayette negli anni Cinquanta suonai nello stesso show di Albert King, poi ho suonato la ritmica  dietro Lowell Fulson, il basso con Lightnin’ Hopkins una volta, con lui e Clifton incidemmo anche un pezzo che non credo sia mai stato pubblicato. I miei Top Cats negli anni Sessanta hanno accompagnato anche Barbara Lynn e Millie Jackson. Ho conosciuto musicisti importanti come John Lee Hooker, Etta James e mi ricordo bene di Big Joe Turner, un omone che metteva paura da tanto era grosso. La vera sfida però è stata suonare nella Red Hot Louisiana Band di Chenier, non sapevi mai che diavolo volesse fare, la prima notte che ho suonato con lui, quattro ore di fila, sono tornato a casa sconvolto e stanco morto. Però in fondo deve aver funzionato se sono rimasto nel gruppo per quattordici anni! Clifton era una roccia. Suonò al concerto d’apertura dell’Antone’s in condizioni fisiche molto menomate, senza risparmiarsi per quattro ore filate, un vero duro. Ho rivisto alcuni membri della band, abbiamo fatto una rimpatriata tre anni fa, c’erano anche Harry “Big Daddy” Hypolite, C.J. e Sonny Landreth. Con Hypolite ho suonato anche sabato scorso.

 

Il tuo cognome, Sinegal, significa che avete origini africane.

Oh si. La mia famiglia viene proprio dal Senegal. Dalla parte di mio padre sono tutti alti, io non, ma mio fratello e mio cugino sono molto alti. Non sono mai stato in Senegal, ma nel 1987 ho suonato in Tunisia con Clifton, fu il presidente degli Usa  a volere quella tournée, per fare un po’ di propaganda al nostro paese. A me piace il clima caldo, proprio come in Louisiana. Quando non lavoro, voglio dire quando non sono in giro a suonare, mi sveglio presto, alle quattro del mattino, sono giardiniere del cimitero e della scuola. Faccio anche qualche altro lavoretto, ridipingere i muri, aggiustare attrezzi, cose così…Quando torno dai tour facciamo grandi barbecue a base di scampi e gamberi. E’ una bella vita, veramente!

 

(Intervista realizzata a Lucerna l’8 novembre 2002 – traduzione Luca Lupoli)