Paul Reddick & The Gamblers – Garage Moulinski

foto Gianfranco Skala

Il destino ha voluto che nello stesso giorno e stesso mese, il 3 Novembre, ma due anni dopo, l’armonicista/cantante canadese Paul Reddick, tornasse a suonare a Milano. Il concerto era a rischio cancellazione perché il noto locale che doveva ospitarlo, lo Spirit de Milan, era ancora alle prese con la burocrazia per la riapertura, ma grazie alla buona volontà di chi già gestisce la programmazione blues nel suddetto locale e alla disponibilità di un altro, il Garage Moulinski, non ce lo siamo persi. Reddick è uno di quei musicisti che, come abbiamo appurato, suona ovunque, in un teatro, in un auditorium, in un locale, in un bar, ma la resa è sempre di buon livello.

foto Gianfranco Skala

E’ il bassista Gabriele Dellepiane ad occuparsi di portarlo in Italia grazie ad una amicizia nata per una collaborazione discografica di Guitar Ray & The Gamblers di cui Gab D fa parte. Se dunque Reddick si è affidato ad una sezione ritmica italiana, oltre al basso di cui sopra, alla batteria di Andrea Costanzo, per completare la band di supporto si è portato dal Canada (come due anni fa) ancora due dei componenti dei MonkeyJunk, Steve Marriner e Tony Diteodoro di chiare origini italiane. Reddick non è un virtuoso dell’armonica, la suona con lodevole sobrietà a complemento del suo esteso canto, si nota la sua inclinazione alla composizione di testi, narrati in un contesto blues dagli ampi margini.

foto Gianfranco Skala

Un bell’ impasto sonoro e dinamiche condotte con cura hanno caratterizzato il concerto, tutto improntato sui suoi brani, dal tradizionale toccato con sensibilità,”Sleepy John Estes”, ai toni da ballata di “Villanelle”, a quello più marcato “You Gotta Find”, “Photograph” o ancora “Watersmooth”, dove Marriner e Diteodoro (il primo anche occasionalmente nelle vesti di armonicista e pianista, grazie alla presenza nel locale di un piano a coda), se la intendono alla grande alle chitarre passandosi il testimone per misurati interventi solisti, tendenzialmente più verso il rock-blues l’uno(Marriner), più versatile l’altro (Diteodoro). Bene anche il lavoro della sezione ritmica sempre attenta a fornire l’adeguato appoggio alle variazioni stilistiche o di atmosfera. Presente al concerto c’era anche uno della meglio gioventù nostrana, il chitarrista Fabio Marzaroli, invitato a salire sul palco nella parte finale del concerto, dove l’abile Paul Reddick non ha dato il via ad una canonica jam con qualche nota cover, ma ha proposto altri due autografi, “Celebrate” e “I’m A Criminal”. Ed è stato un altro suo soddisfacente concerto.

 

 

Matteo Bossi  Silvano Brambilla         

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