Vieux Farka Toure – Contaminafro

“Contaminafro, identità in evoluzione” è un Festival nato per avvicinare il pubblico ad una multiculturalità che parte dall’Africa, passa per l’Europa e, per la prima volta, con un coinvolgimento socio/culturale della Cina. Questa sesta edizione è stata spalmata su dodici giorni del mese di Giugno dedicati alla musica, alla danza, al teatro, a mostre ecc. Un evento dunque ricchissimo ideato e diretto dal danzatore e coreografo camerunense Lazare Ohandja insieme all’Associazione Mo’O Me Ndama, più altri cooperatori, e andato in scena nello spazio all’aperto di un ex luogo storico del lavoro a Milano, La Fabbrica Del Vapore, da anni recuperato e diventato uno dei migliori siti culturali della città, nel pieno della Chinatown milanese.

A rappresentare la parte africana c’è stato il chitarrista Vieux Toure, figlio di Ali Farka Toure, il quale ha aggiunto il soprannome del padre, “Farka”, probabilmente per essere bene identificato come il figlio del leggendario musicista maliano. L’apertura del concerto è stata affidata a Paolo Bonfanti in versione solista, musicista che sappiamo essere adatto a contaminazioni. Le radici blues sono una costante delle sue molteplici sfaccettature rinsaldate da un abile tecnica chitarristica (suonava la chitarra acustica), radici che ha reinterpretato e personalizzato fra pezzi autografi e cover, cantando sia nella lingua originaria del blues, l’inglese, sia in dialetto genovese, ed anche con una spinta rap. La buona organizzazione del Festival, ha fatto sì che Vieux Farka Toure salisse subito sul palco per dare il via al suo concerto. Accompagnato solo da basso e batteria, non ha perso tempo a far capire il suo ruolo in ambito musicale, essere un punto di riferimento di una parte della tradizione maliana, regolata su coordinate contemporanee fortemente elettriche dalla timbrica rock, pressate da basso e batteria. Se nella prima parte del concerto si è colto una maggior espressività nell’alternanza che scandiva le sonorità maliane, nella seconda, Vieux Toure ha invitato il pubblico ad alzarsi per ballare, infilando una sequenza di pezzi ritmici senza soluzione di continuità. Ha persino invitato Bonfanti a raggiungerlo per un brano e il musicista ligure, divertito, ha sperimentato la diversità ritmica e modale dei musicisti africani.  Alla fine il pubblico, non numerosissimo ma attento e partecipe, era soddisfatto e per gli artisti e gli organizzatori questo conta senza dubbio.

Matteo Bossi  e Silvano Brambilla