Blues Alive 2025

Arriviamo a Praga in una serata piovosa ed uggiosa e la mattina dopo veniamo portati a Sumperk, località verso l’estremità est della Repubblica Ceca, da Tomas, un simpatico driver che aveva il compito di accompagnare Sean “Mack” McDonald dall’aeroporto fino all’hotel in tempo per la sua esibizione al festival.

Stop d’obbligo per un Burger King (ma l’altra opzione era il Kentucky Fried Chicken) e attraversiamo paesaggi meravigliosi anche nella nebbia più fitta e con il clima peggiore.

Il Blues Alive (vincitore del KBA della Blues Foundation nel 2019) si presenta come una tre giorni di musica e attività quasi ininterrotte, dimostrando come ci sia davvero tanto da dire in campo musicale, e anche molto da imparare per portare dall’estero le buone vibrazioni fino a casa nostra.

Il festival si sviluppa essenzialmente in due località adiacenti, il Courtyard stage e il House Stage, entrambe al chiuso, dove si alternano le band per set di circa 50-60 minuti, lasciando sempre un intervallo per permettere al pubblico di spostarsi (e attraversare un spazio scoperto che visto il clima risulta un poco a rischio e che impone di portarsi dietro la giacca invernale visto il tempo metereologico)

La prima giornata, venerdì14 Novembre inizia alle 17.30 (e contando la durata delle esibizioni musicali si prospetta una maratona alla stregua del Lucerne Blues Festival che si svolge nello stesso weekend) con i Bad Week allo House Stage.

Sean Mack McDonald - Blues Alive 2025

Photo by Tomas Turek

Seguono i Dirty Deep al Courtyard Stage e poi alle 19.00 Sean McDonald sale sul palco e, nonostante la sua timidezza, conquista il pubblico con classe e mestiere, scendendo persino in mezzo alla gente a suonare.

I Cinelli Brothers presentano uno show variegato e potente, dimostrando di essere musicisti completi ed eclettici, con un omaggio a Tony Joe White e la sua “Polk Salad Annie” che si sviluppa in un lungo strumentale dalle tonalità psichedeliche per ritornare con un assolo di armonica sulla melodia del brano iniziale.

Cinelli Brothers Blues Alive 2025

Photo by Tomas Turek

Aspettavamo l’esibizione di Selwyn Birchwood con una certa curiosità, come si suole fare con chi viene annoverato tra le “nuove leve” anche se ormai non più giovanissimo. Vincitore dell’International Blues Challenge a Memphis nel 2013, dimostra di sapere non solo suonare (mai ci furono dubbi al riguardo) ma anche di gestire il palco quasi alla perfezione. Dopo un intro strumentale si lancia in diversi pezzi tra cui “Living In A Burning House”, sempre saltellando a piedi nudi sul palco.

La giornata di sabato 15 prevede diversi incontri, persino un a cui non riusciamo ad assistere, ma l’appuntamento in chiesa ci intriga, e ci gustiamo la parte finale del concerto di Elijah Wald che con Iko Iko coinvolge i presenti a cantare, e per il bis ci regala un’intensa versione di Goodnight Irene (che magicamente ci riporta a quella di Kelly Joe Phelps).

E’ poi la volta di Jerron Paxton, un intrattenitore nato, oltre che pluristrumentista di gran livello. Stupito di esibirsi in una chiesa (“dalle nostre parti questa musica non la si può suonare in una chiesa” dichiara innocentemente) passa senza difficoltà dalla chitarra acustica, al banjo, all’armonica e alle tastiere, quasi fosse la cosa più naturale per lui.

Alternando musica religiosa e brani più terreni, scherza su quello che chiama un passaggio dagli angeli ai demoni, e conclude con un solo in armonica che, tra le tante armonie, ripropone anche quella di “When The Saints Go Marching In”, per un’ora volata ascoltandolo a bocca aperta.

Jerron Paxton - Blues Alive 2025

Photo by Tomas Turek

La sera ritroviamo degli “amici” sul palco principale, ovvero i Ga-20, con una lineup completamente nuova che vede presente il solo Matthew Stubbs, creatore del progetto, assieme stavolta a Cody Nilsen e Josh Kiggans. Passando senza difficoltà a pezzi loro a omaggi come  “I’ll Change My Style” di Thorogood e  “Gimme Back My Whig” con qualche intermezzo solo chitarra slide e voce ed un lentone classico completamente stravolto dalla loro esibizione. Ecco una cantante che aspettavamo da tempo, ovvero Sari Schoor, che ci snocciola un medley contenente anche Hit the Road Jack” e poi si scatena con Stormy Monday, da brivido. Incontriamo Joanna Connor prima che salga sul palco e salutandola le raccontiamo di essere stati i recensori eoni fa di uno dei suoi primi lavori, e lei ringrazia seppure ironizzando sul tempo che passa. Joanna si lancia in una Shake Your Moneymaker di fuoco, seguita da un lungo strumentale e poi Jimi Hendrix con Little Wing. La Connor dimostra di avere gran classe ed esperienza, presentando ad un pubblico in visibilio “Kind Hearted Man” o gli Allman con “Whipping Post” per non dimenticare tra i brani al fulmicotone “See that My grave Is Kept Clean”.

GA-20-Blues Alive 2025

Photo by Tomas Turek

Cambiamo palco per ascoltare Alice Armstrong vincitrice dell’European Blues Challenge. Una band di professionisti di livello accompagna la sua innata capacità di gestire il palco, ed ecco “Built For Comfort” e “Strawberry Moon”. Rivendica la sua integrità e indipendenza con “Life I Chose” e racconta con commozione la sua partecipazione all’album dedicato a Matt Long, prematuramente scomparso, chiudendo con un pizzico di irish flavour con “Women Like Me”. Ritornati sul palco principale Mark Hummel con Anson Fundenburg si dimostrano professionisti di lunga data quali sono, presentando un sound solido e rodato che va da “Stop Messin’ Around” dei Fleetwood Mac, a “Double Trouble”, con Anson incredibile nei suoi solo soprattutto sui lenti e Mark ci regala anche “I Gotta Go” di Little Walter”.

Alice Armstrong - Blues Alive 2025

Photo by Tomas Turek

Passiamo poi all’headliner della serata ovvero Walter Trout, che viene degnamente presentato dalla sua band con uno strumentale bello carico. L’inizio è uni strumentale ed ecco “I Can Tell” e “Too Bad” dall’album “Sign Of The Times”. Walter si scaglia contro l’Intelligenza Artificiale con il suo brano “I Can’t Tell What Is Real Anymore” prima di rendere omaggio al suo mentore John Mayall, responsabile di averlo aiutato con le sue dipendenze e gli dedica “Say Goodbye To The Blues”, prima di presentare persino suo figlio John Trout sul palco assieme a lui. Un finale degno di un grande festival

Walter Trout-Blues Alive 2025

Photo by Tomas Turek

Quando lasciamo Sumperk assieme ad Alice Armstrong e alla sua band, nel viaggio di ritorno sul van ammiriamo ancora una volta un paesaggio poco legato al sole, umido e freddo, costellato di paesi e località di rara bellezza, nel loro essere bui e cupi, quasi ci si trovasse in un film in bianco e nero. Ancora una volta il blues ci lega ad esperienze di varia umanità, come solo una musica nata da una immane tragedia quale lo schiavismo e la deportazione poteva fare. Ma in tutto questo scoprire quanto l’animo umano in fondo sia uguale a tutte le latitudini e longitudini ci rasserena, poiché le voglia di riscatto, uguaglianza e dignità non ha confini.

 

Davide Grandi

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