Il Blues n.149 Dicembre 2019

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Lucerne Blues Festival 2019

Venticinque edizioni non sono certo poche per qualsiasi manifestazione, musicale o meno, rappresentano un bel traguardo. Ad esso ci si può arrivare in condizioni differenti per mille ragioni, con il rischio talvolta, More »

Francesco Piu Crossing Spazio Teatro 89 Milano

Quando parlai a Marino Grandi, direttore della nostra testata, della personale idea di scrivere qualcosa su Robert Johnson, mi suggerì tutte le cautele del caso, come chi mai dovesse operare su una More »

Blues Made In Italy – Decima Edizione

Lo scorso 12 Ottobre all’Area Exp di Cerea (VR) sono confluiti migliaia di appassionati di Blues accorsi da ogni angolo d’Italia (ma non solo!) per festeggiare i 10 anni del Blues Made More »

NORTH MISSISSIPPI ALLSTARS – Spazio Teatro 89

Serata da non mancare quella del 17 segnava infatti il ritorno, dopo otto anni di assenza dal capoluogo lombardo, dei North Mississippi Allstars, allora suonarono in duo al Blue Note, questa volta More »

Il Blues n.148 Settembre 2019

          In questo: Samantha Fish Guido Toffoletti Billy Branch Rory Gallagher Don Bryant Keeshea Pratt Recensioni Italiane ed Estere .. e tanto altro!! Per abbonarvi: http://www.ilblues.org/abbonati/ Please follow and More »

Soundtracks Jazz & Blues Festival 2019

Sempre con l’organizzazione in mano a Daniela Rossi e Luciano Oggioni, quest’anno il Festival con la sua caratteristica di “itinerante”, è andato in scena in sei comuni della provincia di Milano: Lainate, More »

Festival 2020

  • Lodi Blues Festival

Torna la rassegna nella città lombarda in una edizione primaverile sempre presso il Teatro alle Vigne. Appuntamento il prossimo 20 e 21 marzo. In cartellone Danny Bryant, Kevin Davy White (venerdi 20), Randolph Matthews & Afroblues Project, Kirk Fletcher (sabato 21). Info: https://www.facebook.com/lodibluesfestival/?tn-str=k*F

Eventi 2020

  • Milano Blues 89

La rassegna presso lo Spazio Teatro 89 prosegue il 18 gennaio alle ore 21,30 con il concerto di Jaime Dolce & Innersole. Gli appuntamenti successivi sono con Paolo Bonfanti e Martino Coppo il 7 febbraio, Treves Blues Band il 22 febbraio, Neal Black & The Healers il 7 marzo e Gennaro Porcelli il 27 marzo.  Info: http://www.spazioteatro89.org/

  • Brasablues Party

Italian Blues River organizza la settima edizione del party con blues jam presso la Casetta, via del Fontanile, Quattro Strade, Montevecchia (Lc). Info: https://www.italianbluesriver.com/

Fleetwood Mac

C’erano una volta, ma volendo ci sono ancora   di Davide Grandi

E’ sempre un’emozione poter ascoltare la chitarra e la voce di Peter Green, e dei suoi Fleetwood Mac, che con un po’ di supponenza mi viene da definire gli “unici” Fleetwood Mac. Ricordo ancora il brivido di quando ancora bambino ascoltai per la prima volta lo strumentale “Fleetwood Mac”, ovvero il brano con cui aprivano tutti i loro concerti, un tripudio di note e ritmo, a cui era impossibile resistere. Non ci sono piedi fermi e anche ingessati quando questi cinque folli si scatenavano, e personalmente credo che diversi episodi siano ancora inarrivabili, un po’ come nessun chitarrista è ancora riuscito a fare quello che un altro genio, stavolta di colore, Jimi Hendrix, riuscì a compiere in una così breve parabola di vita. Il suono è sporco, quasi naturale, come quelli che ormai non siamo più abituati ad ascoltare, grezzo e secco, diretto, a volte quasi un pugno nello stomaco, ma vero, come la neve sulle montagne o la sabbia del deserto, senza bisogno di cercare la dicitura “BIO” oppure “no OMG”, anche se risulta in prima istanza spiazzante, così abituati a rimpiangere una vita bucolica ma rinchiusi tra le quattro pareti di casa e sempre attaccati a internet. Il CD 1 è pieno di piccole (grandi) perle, tutte eseguite dal vivo, ovvero brani come “Have You Ever Loved A Woman”, preceduta da un indiavolato “Instrumental”, ovvero un brano senza titolo in cui per oltre nove minuti tutti a turno costruiscono la loro personale descrizione della realtà, a volte dolce, altre volte ruvida e secca, dimostrando se mai ce ne fosse bisogno la compattezza del suono e l’intesa quasi geniale raggiunta da questi cinque musicisti. E’ però in un pezzo come “Trying So Hard To Forget”, solo voce e chitarra, dove sembra sia racchiusa tutta l’essenza della musica di Green, che chiamare solo blues sarebbe riduttivo, una visione straziante della vita… [continua a leggere sul numero 149 dicembre 2019]

Zig Zag – The Last Waltz

La grande festa a San Donato Milanese di Marco Denti

C’è sempre la possibilità di trovare qualcosa di speciale in un negozio o in una libreria, anche in una scatola del mercatino rionale o tra gli scaffali luminosi di un centro commerciale in mezzo alla desolazione delle periferie. Sappiamo bene che la magia risiede negli anfratti di una canzone o nelle pieghe di una storia e che i muri che li hanno ospitati fino al nostro arrivo contano quel tanto che basta, ma non molto di più. Poi ci sono luoghi che attorno a quei piccoli oggetti del desiderio che inseguiamo, un libro, un disco, un film, hanno sviluppato un intero universo, dove, alla fine, i legami, le amicizie, il calore umano sono stati e rimangono il traguardo finale, a suo modo definitivo. Zig Zag, per più di trent’anni un baluardo culturale a San Donato Milanese, è stato uno di questi posti dove la componente commerciale, comunque indispensabile alla sopravvivenza in una realtà sempre più complessa, è diventata relativa agli incontri e allo spirito di condivisione che ha cementato le amicizie di una piccola, grande comunità. Essere parte di questa avventura è stata senza dubbio una fortuna, un impegno e una gioia, ma va riconosciuto prima di tutto a Leonardo ed Elena Bonazzoli che non sarebbe successo nulla, se non fosse stato per la cortesia e la gentilezza con cui hanno accolto chiunque aprisse la porta del loro negozio. E di gente ne è passata tanta: scrittori, musicisti, fotografi, artisti e tanti, tanti appassionati che hanno seguito la ricercata programmazione di Zig Zag. Proposte distanti dalla propaganda televisiva, con un’attenzione peculiare alle produzioni indipendenti, giocate in nome della curiosità, della provocazione, del gusto per la scoperta. In un modo o nell’altro a Zig Zag si è parlato di Etta James e Jimi Hendrix, di intelligenza artificiale e “Blade Runner”, di John Coltrane e Fabrizio De André, di Charles Bukowski e Don DeLillo, di Tom Petty e Neil Young, dei Grateful Dead e di Tom Waits, di Jack London e Bob Marley, di Willy De Ville e dei Rolling Stones, di Katrina e di New Orleans e l’elenco potrebbe andare avanti un bel po’ perché gli incontri sono stati centinaia. [continua a leggere nel numero 149 dicembre 2019]

Festival 2019

  • Il Rocce Rosse Blues, edizione invernale, torna in Ogliastra dal 17 al 23 dicembre, tra Lanusei e Osini. Sul palco Gavino Murgia (17 dicembre), Edoardo Bennato e Moses (20 dicembre), Juwana Jenkins e Tony Braschi  Blues Band raschi (21 dicembre), Ricky Bailey (22 dicembre). Info: https://www.roccerosse.it/
  • Il Lucerne Blues Festival, giunto all’edizione numero venticinque, si terrà tra il 9 e il 17 novembre, con la partecipazione di Guy Davis, Ann Harris & Marcella Simien, Altered Five Blues Band, Billy Price, Rev. John Wilkins (giovedi 14/11); Chicago Blues Reunion, European Blues Summit, Shemekia Copeland, Robert Lee Coleman, (venerdi 15/11); Lindsay Beaver, Benny Turner with Billy Branch, Fabulous Thunderbirds, Corey Ledet (sabato 16/11). Info: http://bluesfestival.ch/   

Il Blues n.149 Dicembre 2019

 

 

 

 

 

In questo:

  • The Como Mamas
  • Janiva Magness
  • Dr. Ross
  • Fleetwood Mac
  • Joanna Connor
  • Sugar Harp
  • Zig Zag
  • Recensioni Italiane ed Estere
  • .. e tanto altro!!

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Eventi 2019

  • Henry Carpaneto

A Chiavari (Ge) il 15 dicembre alle ore 21 presso l’Auditorium San Francesco, Carpaneto presenta in anteprima il nuovo album “Pianissimo“, prodotto da Tony Coleman.

  • Christmas Blues Party

Domenica 15 dicembre dalle oree 18,30 al Bloom di Mezzago si terrà il decimo Christmas Blues Party / Memorial Gianni  Mangione, organizzato da Bloom in Blues e Italian Blues River.  Con la partecipazione di Marco Pandolfi, Daniele Tenca, Boogie Bombers. Info: https://www.facebook.com/events/443100413059858/

  • Brescia In Blues

Al Music Temple di via Giorgione, a Brescia, venerdi 29 novembre si esibiranno i The Bluesville. Info: https://it-it.facebook.com/pages/category/Organization/Associazione-Brescia-in-Blues-574308772670701/

  • Mandolin Brothers 6

il 30 novembre presso Spazio Teatro 89 a Milano la band presenta in concerto il nuovo lavoro “6”, prodotto da Jono Manson e celebrativo del quarantennale. Info http://www.spazioteatro89.org/

  • Zig Zag chiude il 30 Novembre

Il giorno più lungo di Zig Zag, sabato 30 novembre dalle ore 9 alle 20 (orario continuato), vedrà due sorprese che siamo particolarmente felici di annunciare: Edward Abbiati presenterà il suo nuovo album, il bellissimo Beat The Night, alle ore 11, e ci aspetta un’intensa matinée, poi Marco Denti illustrerà Forze speciali, un libro che ci trasporta in un mondo feroce e paradossale (il nostro). Questo 30 Novembre sarà l’ultimo giorno di Zig Zag, per cui vi aspettiamo per un brindisi, un saluto e un arrivederci! Evento Facebook:  https://www.facebook.com/events/499855730611203/508004103129699/ – Info: http://www.zigzaglibricd.com/ 

  • Amatrice

Nella cittadina laziale colpita dai terremoti nel 2016 e 2017 si terrà il 1 dicembre nel Parco degli Alberti della zona rossa alle ore 15.00 si terrà il concerto di Soul Sister & The Band, formata per l’occasione.

  • Premio Herbie Goins

La seconda edizione andrà in scena domenica 1 dicembre presso l’Asino che Vola di Roma. Sul palco si avvicenderanno diversi ospiti, mentre i premiati saranno Lorenzo Francocci, Mojo Station e Mike Cooper. https://www.facebook.com/AssociazioneculturaleHerbieGoins/

Billy Branch

foto Gianfranco Skala

Chicago Blues tra passato e presente  di   Matteo Bossi e Marino Grandi

Figura familiare a noi e crediamo anche ai lettori, dagli albori della nostra rivista, visto che già sul n. 5 de Il Blues compariva la recensione di un suo disco con Lurrie Bell intitolato “Chicago’s Young Blues Generation”. E’ venuto sin dagli anni Ottanta a suonare in Italia e le sue parole le abbiamo raccolte più volte, (sui numeri 25, 56 e 73, così giusto per facilitare le ricerche d’archivio). Guardando indietro ci si accorge di come negli anni la sua traiettoria lo abbia condotto dal plotone delle nuove leve del Chicago Blues a quello rivestito attualmente, di veterano e depositario di un carico di esperienze con pochi eguali. Alcune cose non sono cambiate però, il suo attaccamento alla musica e la voglia di trasmetterla, è stato in fondo tra i pionieri del programma d’insegnamento “Blues In The Schools”, che continua a portare avanti, «insegno ancora certo, ogni volta che posso. L’anno scorso abbiamo tenuto un programma in Ecuador, sponsorizzato dal Governo, uno scambio culturale, siamo andati sulle Ande in diversi villaggi. In uno c’erano danze tradizionali, sembrava di essere in Africa, c’era anche una signora di novant’anni, Rosita, che ballava e cantava ancora. Ho tenuto il mio workshop di armonica in spagnolo, non è stato facile, mi hanno aiutato però. Erano entusiasti di quello che gli abbiamo portato.» Mancava dalle nostre pagine e dai palchi milanesi, da qualche anno, entrambe le lacune sono ora state colmate, complice la sua venuta alle Milano Blues Sessions di inizio maggio. Tra il soundcheck e il concerto gli chiediamo quale sia la prima considerazione che si sente di fare sugli ultimi dieci, quindici anni, di Chicago blues e Billy non ha dubbi: «Tantissimi dei grandi artisti blues non ci sono più. Solo negli ultimi due anni se ne sono andati in troppi. Alcuni anche molto giovani come Mike Ledbetter che di anni ne aveva solo trentaquattro. Eddy Taylor Jr, Eddie Shaw, Eddy Clearwater, Eddie C. Campbell…caspita tutti gli Eddy. […] continua a leggere nel numero 148 di settembre 2019.

Guido Toffoletti

Da Vent’anni…un vuoto       di Silvano Brambilla

C’è uno spazio della nostra quotidianità che da vent’anni è vuoto. Lo aveva sempre riempito con una certificata passione ed entusiasmo per la musica, per la vita e per gli amici, Guido Toffoletti… da Venezia, come gli piaceva annunciarsi a noi amici di Milano e non solo. In quello spazio si è fatto concreto un dispiacere enorme all’alba del 22 agosto del 1999, quando Guido fu investito da un’auto mentre in bicicletta percorreva la via Romea nei pressi di Cavarzere. Per una quantità di ragioni, uno come lui non si può dimenticare, chi lo ha frequentato sarà sicuramente d’accordo, ma c’è una stimatissima persona, nonché uno dei più sensibili musicisti italiani di blues con Guido sono stati come fratelli, Stefano Zabeo, il più legittimato a ricordarlo. Fra i tanti ricordi che abbiamo di Guido, ci sono le sue telefonate, scherzose, ironiche. Non c’erano ancora i cellulari, tutto avveniva tramite il telefono di casa. Il vostro primo contatto è stato…via telefono? No, anche se più tardi le telefonate fiume divennero una costante quasi quotidiana, che spesso faceva andare in bestia mio padre, specie quando entrò in vigore la cosiddetta “TUT” (tariffa urbana a tempo). La nostra amicizia però nacque ben prima delle telefonate, perché frequentavamo gli stessi ambienti e avendo gli stessi interessi e la stessa età (allora più o meno dodici/tredici anni), fu facile sviluppare una vera amicizia.

Spinto da una profonda passione Guido a quindici anni se ne andò di casa perché sapeva già cosa fare da grande, il musicista. Una persona determinata dunque. Col senno di poi quella sua scelta come la consideri, avventata, oppure anagraficamente giusta per poi diventare quello che è diventato? A quei tempi non era poi così importante suonare, quanto piuttosto far parte di un movimento che eravamo sicuri avrebbe cambiato il mondo. Noi siamo cresciuti nell’epoca del beat, dunque prima ancora degli hippy, dei figli dei fiori e di Woodstock, situazioni di cui poi in seguito facemmo parte. Guido ebbe il coraggio di fare quello che tuttinoi avremmo voluto, andarsene per stare in quel mondo, quello musicale, che sembrava davvero essere popolato dai profeti di una terra promessa che tutti volevamo raggiungere. Fu proprio in quell’ambiente che Guido imparò a suonare seriamente e a sviluppare una vera passione. Ma si trattò di una conseguenza, non di una causa.

Quali sono state le qualità di Guido per diventare un leader?

Era una persona molto pragmatica e decisa, ciò che io non sono mai stato. Lui sapeva perfettamente cosa voleva ottenere ed era pronto a pagare qualsiasi prezzo pur di arrivarci, ma sia chiaro, il suo obbiettivo non fu mai quello di ottenere il successo, quanto quello di fare la musica che gli piaceva senza legami e senza compromessi, “No Compromise” è anche il titolo di un disco che registrammo a Vicenza, (n.d.t. uscito nel 1985 per L’Appaloosa, è stato il disco più venduto di Guido, famoso anche per la foto di copertina). Ricordo una sera di molti anni fa […]continua a leggere nel numero 148 di settembre 2019.

Lucerne Blues Festival 2019

Venticinque edizioni non sono certo poche per qualsiasi manifestazione, musicale o meno, rappresentano un bel traguardo. Ad esso ci si può arrivare in condizioni differenti per mille ragioni, con il rischio talvolta, di mutare in qualcosa di molto distante dall’idea di partenza. Non è stato, per fortuna, il caso del festival di Lucerna che ha mantenuto negli anni la sua identità fondata appunto sulla parola “blues” insita nel nome, allestendo cartelloni in cui la qualità si combina con la coerenza, senza concessioni commerciali. Una delle carte migliori poi resta indubbiamente il sapersi prendere cura degli artisti e la vicinanza tra gli stessi e il pubblico, elementi di importanza non certo secondaria.

Anne Harris, Guy Davis foto Gianfranco Skala

Si è partiti dunque giovedi 14 novembre, come sempre alle 19 precise, per il set del trio denominato Gumbo, Grits & Gravy il nuovo progetto animato da Guy Davis, Anne Harris, violinista per anni parte del gruppo di Otis Taylor e Marcella Simien, cantante e polistrumentista, figlia del pluripremiato artista zydeco Terrance Simien. Sonorità rootsy quindi dove il violino dialoga con l’accordeon o il rubboard della Simien, mentre Davis alterna chitarra, armonica e banjo. Quest’ultimo è, lo sappiamo bene,  dotato di una gran voce, profonda e tonante, la si è apprezzata appieno ad esempio nella sua rilettura di “Drop Down Mama” (Estes). propongono anche “Another Man Done Gone” tutti insieme e un pezzo zydeco cantato in francese da Marcella Simien o uno strumentale con il violino alla guida, “Snowden’s Jig”, incluso anche nel loro EP. Un gumbo speziato e divertente, probabilmente non è che l’inizio di questa collaborazione.