Lodi Blues Festival

Quest’anno il Lodi Blues Festival è tornato in scena nel suo abituale periodo dell’anno, in inverno, e nella sede storica, il Teatro alle Vigne. E’ stata dunque l’undicesima edizione della “Winter Session”, More »

Rhiannon Giddens & Francesco Turrisi – Folkclub

Un Folk Club di Torino esaurito, anche per i posti in piedi, ha sopperito al fatto che la prima volta in Italia di Rhiannon Giddens, fosse stata solo per una data, il More »

La mia prima volta a New Orleans

Eccomi qui pronto a scendere all’aeroporto Louis Armstrong di New Orleans, da ventisette anni organizzatore del Pordenone Blues Festival, e da sempre curioso di vivere intensamente la terra le città e i More »

Beth Hart – Teatro Arcimboldi, Milano

Un ignaro pipistrello vola instancabile e indisturbato sopra la platea del Teatro Arcimboldi di Milano, il 26 Novembre scorso, divertendo il pubblico in fremente attesa. Forse ha percepito qualcosa di magnetico che More »

Concerto Pastor Ron Milano

Inizio col botto per la tournée italiana di Pastor Ron, che dopo la prima data è proseguita Domenica 9 Dicembre al Teatro Gregorianum di Milano: l’esuberante pastore, con una formazione quasi del More »

Larkin Poe – Druso

Siamo andati al concerto delle Larkin Poe, le sorelle Lovell, Rebecca (chitarre e voce) e Megan (lapsteel e voce) da Atlanta,Georgia, accompagnate da basso (Tarka Layman) e batteria (Kevin McGowan), perché attratti More »

Il Blues n.145 Dicembre 2018

            In questo numero troverete: Bill Abel Doc Watson Andy J. Forest Aretha Franklin Renzo Arbore James Harman George Paulus Ted Hawkins .. e tante recensioni!! Per More »

LUCERNE BLUES FESTIVAL 2018

L’edizione numero ventiquattro del festival elvetico si colloca nel solco delle precedenti, con qualche ritorno, qualche novità e un programma che si propone di trovare un equilibrio tra la varietà stilistica e More »

Intervista K-Rock

Radiocronaca         Di Matteo Gaccioli O meglio: cronaca di una radio. Che in questo caso è la reggianissima K-Rock, emigrata in rete dopo trent’anni di onorata carriera in FM. More »

BLUEBIRD & SKOKO – Live al Big Mama

Dietro l’esotico nome di Bluebird & Skoko si cela una vecchia conoscenza del blues romano ed italiano, l’armonicista Roberto Ruggeri. Io lo conobbi molti anni fa , credo addirittura negli anni ’80 More »

Category Archives: Interviste

Quintus McCormick 1957-2019

Dopo l’improvvisa e dolorosa scomparsa di Mike Ledbetter, è giunta notizia di un altro decesso, quello del cantante e chitarrista Quintus McCormick, titolare di tre Cd per Delmark e visto qualche volta anche in Europa. Lo ricordiamo  attraverso le sue parole, riproponendovi cioè l’intervista apparsa sul n. 120 de Il Blues e realizzata nel 2011, quando era in cartellone al festival di Lucerna.

Intervista K-Rock

Radiocronaca

 

 

 

 

Di Matteo Gaccioli

O meglio: cronaca di una radio. Che in questo caso è la reggianissima K-Rock, emigrata in rete dopo trent’anni di onorata carriera in FM. Una realtà locale da sempre più vicina al rock che al blues, che molto ha significato per il territorio; la chiacchierata con i fondatori Fausto Sassi e Bruno Bocedi offre più di una riflessione sulla musica, la nostra compresa. Sui nuovi modi di divulgarla e consumarla. E spuntano affinità…

 

Intervista A Gabriel Delta

INTRODUZIONE

Abbiamo incontrato Gabriel Delta ad Alessandria, la città dove vive ed insegna musica, in particolare il blues, con l’Associazione Culturale Alba. Gabriel, originario dell’Argentina, ma in Italia dal 2003, porta con sé il calore delle popolazioni latine e la calma del sud del mondo, e nel freddo del Piemonte, che come altre regioni del nord Italia è un posto dove le persone fanno fatica ad aprire il cuore all’arte, porta avanti la sua battaglia per abbattere i confini, non solo quelli musicali. Il suo ultimo disco, Hobo, accompagnato da un video di lancio a tema, non è, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, solo un elogio degli emarginati, quanto piuttosto un voler sottolineare l’importanza di chi viaggia e prova nuove esperienze, alla ricerca forse proprio di se stesso. Lo spettacolo teatrale che ne è nato richiama addirittura l’Ulisse, ma senza allontanarci troppo dal mondo del blues, lo abbiamo incontrato per fare quattro chiacchiere.

Robert “Bilbo” Walker – Intervista

Dai Soul Stirrers a Chuck Berry, da Clarksdale a Chicago e molto altro

di Matteo Bossi

Per ricordare nel modo più adeguato Robert “Bilbo” Walker, scomparso all’età di 80 anni, lo scorso 29 novembre, ci è parso sensato ricorrere alle sue stesse parole, ripubblicando integralmente l’intervista apparsa nel nostro numero 107.

Robert “Bilbo” Walker è davvero un personaggio particolare, sul palco sprigiona energia, lanciandosi con disinvoltura, dove l’istinto lo porta, divertendo il pubblico e divertendosi lui stesso. Mississippiano d’origine, ha viaggiato e vissuto in molti luoghi, suonando con numerosi musicisti, tra lo stato natale, Chicago e la California. Mancava dalle scene italiane da dieci anni,  suonò infatti al Delta Blues di  Rovigo nell’estate del 1998, ma nel luglio 2008 è stato il protagonista principale dell’ultimo week-end del Rootsway Festival.  Dopo il suo breve  soundcheck Robert, sempre impeccabilmente vestito, ha accettato volentieri di raccontarsi.

Stephanie Ghizzoni – Intervista

IL FAVOLOSO MONDO DI STEPHANIE, FRA MUSICA, COLORI, TELE e PENNELLI di Silvano Brambilla

 

Non si può rimanere indifferenti quando ci si imbatte in Stephanie Ghizzoni. E’ un personaggio singolare, una sorta di Marie Laveau senza (?) poteri magici, ma comunque ammaliante. Ha due occhi grandi e uno sguardo trasparente ed espressivo, dove non si fatica ad intravedere la bontà e la sensibilità che albergano nel profondo della sua anima e la passione per quello che fa, divisa fra le sonorità di New Orleans e personali tocchi di pennello su tela. Nel tempo abbiamo seguito la sua costante crescita, artisticamente parlando, e oggi una chiacchierata con lei ci sembrava d’obbligo per conoscerla più da vicino.

La tua attenzione è nata prima per la pittura o per la musica? E’ nata prima per la pittura. Ho sempre dipinto fin da bambina. Ho fatto degli studi specifici frequentando il liceo artistico, dopodiché mi sono iscritta alla Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano. Perciò sì, la pittura. Poi, circa nel 1997, è nata la passione per il blues mentre frequentavo il primo anno a Brera, grazie ad un personaggio molto noto della scena blues italiana, Giancarlo Trenti della Slang Music. Essendo della stessa città, sono capitata casualmente ad un concerto di Gospel in una chiesa durante il periodo natalizio, di Robin Brown & The Triumphant Delegation, dove non ho fatto altro che piangere dall’inizio alla fine. Lì è cominciato tutto, perché dopo il concerto sono andata dall’organizzatore, il suddetto Trenti a chiedere se ci fossero in programma altri concerti. Chiacchierando con lui ha notato la mia intraprendenza e, a suo dire, un bell’aspetto, e mi ha chiesto perché non faccio la presentatrice ai suoi concerti e al Nave Blues Festival. Ho colto l’occasione al volo e ho iniziato a conoscere un sacco di gente, da Andy J. Forest, a Marva Wright, da Charlie Musselwhite a Robben Ford, ecc. Appassionatami alla musica, ho iniziato anche a cantare e sempre Trenti chiedeva ai gruppi di chiamarmi sul palco.

Cosa trovi nella pittura che non c’è nella musica e viceversa? Sono due lati di me che corrono in parallelo, ma in contrasto. Mi spiego meglio. La pittura è un’arte assolutamente individualistica, intima, solitaria. A parte qualche volta dove sono stata invitata a dipingere durante un concerto, dove è stato emozionate ma allo stesso tempo mi ha messo un po’ a disagio, perché è una cosa che solitamente faccio nella mia stanza, da sola e spesso in silenzio, dunque senza neanche la musica. Poi c’è l’altra parte di me che ha bisogno dell’energia del pubblico e dell’approvazione istantanea. Per riassumere, diciamo che la musica libera quella parte della mia anima estroversa e con la voglia di condividere, mentre la pittura è la parte più intima.

Da un tuo dipinto hai poi tratto ispirazione per una canzone, musica e testo, e da una canzone hai poi tratto ispirazione per un dipinto? In realtà no. Voglio essere sincera, credo di essere “esplosa” nella musica come cantautrice, scrivendo testi prima per gli Alligator Nail ed ora per Bayou Moonshiners (…)  [continua a leggere nel n° 140– settembre 2017]

Derek Trucks – Intervista

Tedeschi Trucks BandOne Big Family di Matteo Bossi

i sono gruppi che vanno visti dal vivo per comprenderne davvero la portata, la Tedeschi Trucks è uno di essi. Si sono costruiti un seguito fedele alla vecchia maniera, macinando cioè concerti su concerti negli ultimi sei anni, espandendo un repertorio molto vasto, basato sì sui loro tre dischi in studio, ma allargato a cover rese proprie, da classici blues, soul e gospel, a canzoni di Sly Stone, Derek & The Dominos, Dylan, Cohen, Miles Davis o il Joe Cocker di Mad Dogs & Englishmen. L’uscita del loro “Live From The Fox Oakland” ci ha fornito l’occasione di parlare con Derek Trucks, che del gruppo è insieme capocordata e fuoriclasse a tutto campo. Derek non solo comunica una simpatia e gentilezza pari solo alla sua bravura, ma è un artista dallo sguardo etico e profondamente appassionato verso l’universo musicale tout court, cosa che lo rende, ancor di più, a sé stante

“Birmingham” George Conner – Intervista

Al capezzale del maestro. Aliceville, Alabama   di Francesca Mereu

Siamo nella Black Belt, a 16 miglia di distanza da Old Memphis, il paesino di poche anime dove viveva Willie King e questo è il luogo che gli amici di Willie hanno scelto per continuare il suo Freedom Creek Festival dopo la sua morte. L’Activity Center è una costruzione di legno circondata da immense distese di campi verdi, incorniciati quel giorno da un cielo così azzurro come solo quello dell’Alabama sa essere. Trattori e pick-up vintage adornano i campi e creano un’atmosfera sospesa tra passato e presente. È iniziata la musica e abbiamo capito perché Willie King non aveva voluto lasciare questa terra fertile, ma povera e piena di contraddizioni: c’è qualcosa in questa parte d’America che rende i blues più potenti e densi d’emozioni. I musicisti ― molti del posto e alcuni venuti da Birmingham ― si sono ritrovati per raccogliere fondi in aiuto di “Birmingham” George Conner, autore di pezzi che hanno fatto la storia del blues e un maestro che ha insegnato a tanti a suonare questo genere musicale (Willie King incluso). «George è sempre stato generoso ha insegnato quello che sapeva. I suoi amici non hanno dimenticato e in questo momento di bisogno sono venuti ad aiutarlo» ci spiega Johnnie Conner Binion, la sorella minore di “Birmingham” George. [continua a leggere nel n° 137 – Dicembre 2016]

Elnora Spencer

elnoraLa voce blues e jazz di Birmingham, Alabama. di Francesca Mereu

E’ una calda serata di luglio al Gip’s Place, lo storico juke joint alle porte di Birmingham, Alabama. La band si sta preparando per lo spettacolo. La cantante blues Elnora Spencer è in mezzo al pubblico, ma non per esibirsi, mi dice. Vuole godersi del buon blues come tutti gli altri, magari seduta vicino a un ventilatore. Il ruolo di spettatrice di Elnora dura ben poco. Un gruppo di signori del pubblico la nota, l’applaude e a voce alta le chiede di salire sul palco e così anche la band. Elnora sorride. Capisce di non avere scelta e assieme a un giovanissimo bluesman di Birmingham ci regala improvvisazioni blues da pelle d’oca. Le bastano pochi sguardi e delle brevi battute per entrare in sintonia con il cantante Todd Simpson e la sua band. È la prima volta che si esibiscono assieme, ma sembra che si conoscano da anni. «È stato un bel regalo sentire una delle migliori voci dell’Alabama» mi dice una signora. Da queste parti infatti quando si parla di voci femminili nel blues il discorso cade sempre su Elnora Spencer, 61 anni, voce potente, calda, graffiante, una cantante che spazia tranquillamente tra il blues e il jazz. Elnora ha vinto diverse volte il titolo di migliore vocalista femminile dell’area di Birmingham […]  [continua a leggere nel n° 136 – Settembre 2016]

 

Vintage Trouble – Intervista

vintageBluesmen, Soul Band e Rock Star di Matteo Gaccioli

Il vostro album di debutto ha avuto un buon successo di vendite (“The Bomb Shelter Sessions” – 2011), ed anche il nuovo “1 Hopeful Rd” sta andando bene. Siete soddisfatti? (Nalle Colt): Sì, sta andando bene! E’ la nostra prima volta con la Blue Note, abbiamo tenuto le session nel laboratorio di registrazione della Universal, per noi è un grande salto. E’ iniziata una importante relazione-collaborazione, speriamo che continui.

Siete soddisfatti del risultato in termini di groove e di suono? L’album è riuscito come lo pensavate e sentivate? (Rick Barrio Dill): Probabilmente ognuno di noi ha una risposta diversa. La cosa interessante è che abbiamo registrato live, eravamo tutti nella stessa stanza per la maggior parte del giorno e non abbiamo suonato su basi musicali o tracce pulite o roba di questo tipo. Più suonavamo, più trovavamo qualcosa e i pezzi diventavano diversi, giorno dopo giorno…come i capelli, oggi hai un’acconciatura in un modo, sei mesi dopo in un altro, ma sei sempre la stessa persona…ascolto cose che suoniamo ora e dico «Oh, wow!» Ma è meglio, è peggio, o solo diverso?  E’ questione di opinioni, ognuno di noi ha la proprie, in generale penso che siamo molto soddisfatti del risultato. [continua a leggere nel n° 135 – Giugno 2016]

Dave Weld

WeldBlues Flames Forever – di Matteo Bossi

La sua è una presenza costante dagli anni Settanta ad oggi sulla scena di Chicago, con coerenza e entusiasmo porta avanti tuttora, (il suo secondo CD per la Delmark è uscito qualche mese fa), gli insegnamenti del suo mentore J.B. Hutto.

Come hai scoperto il blues? Tramite i dischi dei tuoi genitori? Avevo un vecchio giradischi Victrola nel seminterrato. Avevo un disco, “Teddy Bear Blues” che riascoltavo di continuo. I miei genitori ascoltavano jazz, swing e canzoni celebri dai musical. Io mi sono appassionato prima al rock, con Beatles, Stones e Jimi Hendrix. Come tanti quando ho sentito gli Stones, che facevano pezzi blues, mi chiedevo chi li avesse scritti. Quindi cercando sulle note di copertina del primo disco degli Stones, saltò fuori il nome McKinley Morganfield, ecco il blues. Scambiai alcuni album di rock per “Big City Blues” di Howlin’ Wolf e quando lo ascoltai rimasi sbalordito! Mi chiedevo «ma cosa stanno suonando? E’ giusto?» E allo stesso tempo non riuscivo a smettere di ascoltare Wolf.  “I got a brown skin woman, know they call her the chocolate drop, when it comes to lovin’, she just won’t stop. I got a light skin woman, sweet as she can be, don’t let no black woman, lay her hands on me”. Questa roba m faceva impazzire, anche se non capivo perché stesse dicendo così. Non avevo nessun pregiudizio di razza o classe. Semplicemente non lo capivo, eppure la musica era così ipnotica, e per me lo è ancora oggi. (…) [continua a leggere nel n° 134 – Marzo 2016]