Il Blues n.149 Dicembre 2019

          In questo: The Como Mamas Janiva Magness Dr. Ross Fleetwood Mac Joanna Connor Sugar Harp Zig Zag Recensioni Italiane ed Estere .. e tanto altro!! Per abbonarvi: http://www.ilblues.org/abbonati/ More »

Lucerne Blues Festival 2019

Venticinque edizioni non sono certo poche per qualsiasi manifestazione, musicale o meno, rappresentano un bel traguardo. Ad esso ci si può arrivare in condizioni differenti per mille ragioni, con il rischio talvolta, More »

Francesco Piu Crossing Spazio Teatro 89 Milano

Quando parlai a Marino Grandi, direttore della nostra testata, della personale idea di scrivere qualcosa su Robert Johnson, mi suggerì tutte le cautele del caso, come chi mai dovesse operare su una More »

Blues Made In Italy – Decima Edizione

Lo scorso 12 Ottobre all’Area Exp di Cerea (VR) sono confluiti migliaia di appassionati di Blues accorsi da ogni angolo d’Italia (ma non solo!) per festeggiare i 10 anni del Blues Made More »

NORTH MISSISSIPPI ALLSTARS – Spazio Teatro 89

Serata da non mancare quella del 17 segnava infatti il ritorno, dopo otto anni di assenza dal capoluogo lombardo, dei North Mississippi Allstars, allora suonarono in duo al Blue Note, questa volta More »

Il Blues n.148 Settembre 2019

          In questo: Samantha Fish Guido Toffoletti Billy Branch Rory Gallagher Don Bryant Keeshea Pratt Recensioni Italiane ed Estere .. e tanto altro!! Per abbonarvi: http://www.ilblues.org/abbonati/ Please follow and More »

Soundtracks Jazz & Blues Festival 2019

Sempre con l’organizzazione in mano a Daniela Rossi e Luciano Oggioni, quest’anno il Festival con la sua caratteristica di “itinerante”, è andato in scena in sei comuni della provincia di Milano: Lainate, More »

Category Archives: Recensioni

Cedric Burnside

Un uomo che ha attraversato la storia, quasi un ponte dal passato al futuro. Cedric è questo e molto di più. Un bel ragazzo muscoloso e sciupafemmine che accompagnava il nonno R.L, suonando si un blues arcaico, ma in cerca di un contatto con il nuovo mondo, ed un uomo maturo che con il suo Cedric Burnside Project nel 2015 fu candidato al Grammy come Best Blues Album. Uno dei tanti eredi della famiglia Burnside, che assieme ai Kimbrough ancora rappresenta una dinastia musicalmente potente nelle colline del nord del Mississippi, e che, vuoi per i casi della vita, vuoi per predisposizione, ha saputo tirare dritto e percorrere la sua strada senza perdersi. Sarà forse stato il nonno che lo portava in giro per il mondo con Kenny Brown per suonare i brani di “Mr Wizard” o “A Ass Pocket Of Whiskey”, o le varie collaborazioni con musicisti come Richard Johnston, Lightnin’ Malcolm, Gary Burnside, i fratelli Dickinson e tanti altri. Un fatto è certo, ovvero che Cedric pare non essersi mai fermato né seduto sugli allori, lo sguardo fisso sul domani, la mente concentrata ed il cuore aperto all’ispirazione. Il tipico sound di Cedric non ha mai rinnegato lo Hill Country Blues, con il suo incedere ipnotico e la strumentazione scarna, come l’acida “I’m Hurtin’” o la burnsidiana “Please Tell Me Babe”, con un drumming incisivo ed una voce matura e giovane allo stesso tempo. Dalla batteria alla chitarra, acustica nel caso di “There Is So Much”, quasi un talkin’ blues dalle tematiche sentimentali, visto il testo che riproduce una conversazione con la propria donna. Mi sembra di sentire persino lontani echi africani, ad esempio nell’attacco di “We Made It”, o di sentire il peso del tempo e la caducità della vita in “Death Bell Blues”, quasi la musica diventasse liquida e si impossessasse dell’ascoltatore. “Hard To Stay Cool” è un lamento neanche tanto sommesso, contro la difficoltà di mantenersi calmi nelle situazioni più difficili, vere e vissute che molto probabilmente neanche riesco ad immaginare, con una lancinante chitarra malinconica, ma l’incedere ipnotico è il denominatore comune di “Benton County Relic”, in pezzi come “Typical Day” o “Give It To You”, con le note basse della chitarra a farla da padrone, meravigliosamente condite da una voce sempre più matura, potente[…][continua a leggere nel n° 144 –settembre2018]

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TEDESCHI TRUCKS BAND – Let Me Get By – Fantasy 7237716 (USA) -2015-

TTBPrendete uno di quei vecchi bus da tournée, lucidatelo a modo e mettetelo sulla strada con un percorso che parte da Memphis, scende a Sud attraversando il Mississippi per poi spostarsi ad Est verso Muscle Shoals in Alabama e, poi, sempre verso Est per arrivare a Macon, in Georgia. Su questo bus fate salire quel biondo fenomeno che risponde al nome di Derek Trucks, sua moglie Susan Tedeschi e tutto quel grande gruppo che altri non è che l’ossatura portante di una delle migliori band attualmente in circolazione. Il viaggio, che potremmo chiamare “Let Me Get By”, non è altro che la storia, in 10 puntate, della musica americana in quella fetta di terra, che è il Sud degli USA, rea di averci regalato emozioni a non finire. La Tedeschi Trucks Band non è certo una sorpresa, anzi aspettavamo un po’ tutti questo quarto prodotto discografico che segue 2 album in studio, il molto convincente “Revelator” e “Made Up Time” (leggermente sottotono), ed un live che rispecchia l’immensa statura di una band come questa che trova nelle esibizioni dal vivo il proprio punto di forza, così come imparato dalle 2 jam band per eccellenza: Grateful Dead (la miglior band di tutti i tempi per chi scrive) e Allman Brothers Band, nave scuola per Derek Trucks. (…)  [continua a leggere nel n° 134 – Marzo 2016]

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KING EDWARD – 50 Years Of Blues – HTR 334730 (USA) 2015

KingEdVent’anni dopo. Ma il caso, una volta tanto, ci impedisce di farne la solita frase ad effetto. Infatti, la pubblicazione di questo CD di King Edward spezza, ed in maniera egregia, il suo lungo silenzio discografico risalente, per quanto ci riguarda, al numero 54 (Marzo 1996) della nostra rivista. Originario della Louisiana, l’ormai 79enne cantante e chitarrista, con alle spalle tappe a Portland, Oregon, Chicago per 3 lustri al fianco della crema degli anni Sessanta e primi anni Settanta, prima di approdare definitivamente in quella di Jackson, Mississippi, non poteva con “50 Years Of Blues” che rinverdire il nostro interesse per lui. Perso per strada il fratello Nolan Struck, con cui aveva condiviso l’ormai vetusto album “Brother” a cui ci riferimmo sopra, Edward Memphis Antoine, si avvale qui di 3 compagni di viaggio con i fiocchi, e ciò al di là che il bassista Oteil Burbridge si muova nell’ambito della Tedeschi Trucks Band, in quanto sia il chitarrista Doug Lancio che il batterista Marco Giovino dimostrano ampiamente con i fatti le loro capacità intrinseche di partner e non di accompagnatori. A questo punto possiamo già dire che questo disco è la testimonianza di come Edward abbia saputo prendere dai luoghi in cui è vissuto quanto gli serviva, musicalmente parlando, senza rimanere prigioniero di uno stilema a detrimento degli altri. (…)  [continua a leggere nel n° 134 – Marzo 2016]

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WEE WILLIE WALKER – If Nothing Ever Changes – LVF 1004 (USA) -2015

WW WalkerCome tutti voi sapete, l’apice della musica soul e r&b è stato raggiunto negli anni sessanta. Cantanti, autori, musicisti, canzoni memorabili, case discografiche, studi di registrazione, formavano un universo che ha segnato la storia della musica di ieri e di oggi. Se stiamo alla voce cantanti, ad alcuni è stata conferita “l’onoreficenza” di leggenda, Sam Cooke, Solomon Burke, Otis Redding, Wilson Pickett, Al Green, Etta James, Aretha Franklin, sono alcuni esempi. Fra di loro qualcun altro avrebbe potuto esserlo per l’alto tasso artistico, James Carr e Spencer Wiggins per esempio, ed anche  Wee Willie Walker, uno dei più autorevoli ma misconosciuti esponenti del southern soul . Non stiamo a sviscerare i motivi di così poca notorietà, perché bastano le prime e le ultime parole delle note di copertina di questo CD: «il business della musica è pieno di ingiustizia e storie di grandi talenti che non hanno reso al top. (…..) Nessuno sa cosa riserva il futuro, ma se c’è una giustizia nel mondo della musica, è giunto il momento che Wee Willie Walker stia fra i giganti della soul music». Il responsabile delle suddette note è colui che di fatto ha agito nel tentare di ri/lanciarlo, l’armonicista Rick Estrin. Quando si conobbero tre anni fa grazie ad una amica comune, Julia Schroeder, Estrin si ricordò che il soulman era quello che incise negli anni Sessanta alcune piccole gemme uscite per Goldwax e Checker su 45 giri e rimase stupito, in positivo, che sia ancora in attività e contemporaneamente, in negativo, che il suo intatto talento non sia mai stato riconosciuto e che si sia spesso “sciupato” nelle bolge delle Blues Cruises. Estrin ha iniziato a mobilitarsi per  toglierlo dall’anonimato, ha messo a conoscenza della faccenda il tastierista, (ex Robert Cray) Jim Pugh, e il chitarrista Kid Andersen il quale ha messo a disposizione il suo studio di registrazione, il Greaseland. (…)  [continua a leggere nel n° 134 – Marzo 2016]

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Charlie Musselwhite-I Ain’t Lyin… – Henrietta (USA) – 2015

charlieE’ sempre un piacere ascoltare Charlie. Soprattutto adesso che ha imboccato la strada dei dischi dal vivo (gli ultimi due lo sono già, e con questo fanno tre…), rendendosi conto che, in questo momento della vita, è proprio la dimensione live quella che gli permette di essere più “vero” agli occhi di chi lo ascolta pur non vedendolo. Le tracce, provenienti in parte dal Valley Of The Moon Festival di Sonoma ed in parte dagli studi Clarksdale Soundstage di Clarksdale, ci consegnano un Musselwhite che sembra darsi senza riserve e maneggiare nel contempo il blues fornendogli tutto il peso possibile…  [continua a leggere nel n° 133 – Dicembre 2015]

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