Attingendo dal suo fantastico archivio, Bob Corritore ci delizia con questo album che arricchisce l’appassionante serie delle “Early Blues Sessions”. Questa nuova e magistrale compilation raccoglie sedici nuovi gioielli frutto di quattordici sessioni registrate tra il 1984 e il 2007. Le prime quindici sono state registrate allo studio Tempest di Tempe (Arizona), mentre la sedicesima alla radio KMCR di Mesa (Arizona). Visionario, Bob Corritore ha registrato il meglio della scena blues che si poteva ascoltare nel suo club The Rhythm Room, aperto nel 1991 a Phoenix (AZ). Ogni brano è in linea con il blues Old School più puro, ovvero quel blues che tocca l’anima e va dritto al punto, suonato senza fronzoli né artifici, con in sottofondo la brillante armonica cromatica o diatonica dello stesso Bob.
Che si tratti di brani inediti o di composizioni già pubblicate e remixate, i fan dovrebbero ancora una volta trovare pane per i loro denti, poiché è improbabile trovare così tanti brani inediti di artisti affermati riuniti in un unico album. Si pensi a Little Milton che apre la sessione con la splendida “I Want To Be The One”, brano inedito registrato nel 2002 allo studio Tempest con il pianoforte arioso del compianto Henry Gray, Bob all’armonica e su cui si scatena con due brevi e incisivi assoli di chitarra. È poi Sam Lay a cantare “So Glad I’m Living” di Arthur “Big Boy” Crudup, accompagnato alla batteria da Chico Chism.
Dave Riley interpreta il suo originale “On My Way”, prima che la leggenda Jimmy Rogers faccia lo stesso con il suo molto sinuoso “She Loves Another Man”, in cui Buddy Reed offre un assolo di chitarra di alto livello accompagnato da S.E. Willis che sfiora sottilmente i tasti d’avorio del suo pianoforte. Chico Chism, con la sua voce roca e commovente, offre qui una versione estatica di “Five Long Years” di Eddie Boyd, con il leggendario Pinetop Perkins al pianoforte, il brillante Johnny Rapp alla chitarra e Bob Corritore al brillante cromatico. Sequenza emozionante.
Ritroviamo anche Robert Lockwood Jr. (“Naptown Blues”, “Ramblin’ On My Mind”) nella sua versione dello strumentale firmato Wes Montgomery con Elmer Scott alle bacchette, il brillante Eddie Hollis all’Hammond B3 e Bob nei panni del fiatista. Poi è il turno di Lil’ Ed, con il suo sorriso radioso, la cui chitarra slide fiammeggiante interpreta una versione sfrenata di “Hip Shakin” del defunto zio JB Hutto. Henry Gray ci ricorda che era anche autore di “Showers Of Rain”, affiancato dall’instancabile Bob Margolin, compagno di viaggio di Muddy Waters. Che piacere riascoltare Tomcat Courtney (musicista sottovalutato che avrebbe meritato una discografia più prolifica, più in linea con il suo talento), che interpreta con convinzione una versione di “I Wonder” dal groove ipnotico e coinvolgente che rimanda a Howlin’ Wolf, con l’eco, come un’evidenza, delle frasi fluide dell’armonica di Bob.
Il cantante e chitarrista Clarence Edwards condivide il palco con Sam Lay e Robert Jr Lockwood in una versione intima di “Coal Black Mare” di Arthur ‘Big Boy’ Crudup, oltre alla sua “Hear That Rumblin’” in una versione molto vivace che invita a spostare i mobili del salotto per ballare! King Karl infiamma il pubblico con “Cool, Calm Collected”, che ricorda Fats Domino e le intonazioni di Lazy Lester in Bob Corritore. Sam Lay torna alla ribalta con “My Fault”, accompagnato dalla chitarra affilata di Chris James. In un vibrante omaggio al suo ex patrigno Robert Johnson, Robert Lockwood Jr interpreta il suo “Ramblin’ On My Mind”. È poi il turno di Jimmy Dotson di illuminare la scena con il suo vivace e swingante “Tired Of Being Alone”, ben aiutato da Buddy Reed che eccelle con la sua chitarra a sei corde.
Ultimi momenti di pura felicità con “West Texas Blues” suonato dal grande Lowell Fulson in stile Mississippi low-down, con la sua chitarra e l’armonica di Bob. Vero facilitatore della trasmissione della memoria del blues di ieri ai fan di oggi, non potremo mai ringraziare abbastanza Bob Corritore, questo appassionato dalla cultura enciclopedica che venera tutti gli artisti famosi e meno famosi che ha registrato nel corso del tempo allo studio Tempest di Tempe (AZ) per la nostra più grande gioia. Indispensabile.
Philippe Prétet









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