L’armonicista Bob Corritore è uno che lavora duro. Il fatto che gestisca anche un locale in Arizona dove risiede rientra ancora nella normalità delle cose, ma quello che lo distingue è che abbia religiosamente registrato tutti gl’artisti che hanno suonato con lui, poi pubblicando un numero notevole di raccolte, spesso affidando le copertine al mago dei “comics” Vince Ray. Più della metà della trentina di dischi pubblicati a suo nome vedono una moltitudine di artisti, alcuni molto conosciuti, altri meno, che affiancano il nostro Bob.
E Bob è davvero “nostro” perche’ in Europa ha trovato, da un paio di decenni questa parte, moltissimi estimatori e un’ottima fama nella cerchia del Blues. Ma anche gl’altri dischi, spesso in duo con John Primer, Dave Riley, Henry Gray e Kid Ramos, per non citarli tutti, sono molto interessanti. Senza menzionare un altro centinaio di dischi dove Corritore appare come ospite. Questo “Ernestine Blues” (Vizztone) non è da meno. Un quintetto base, “Primetime” Smith, Bob Margolin, Bob Stroger, Anthony Geraci e Wes Starr, sul quale si innestano diversi cantanti, chitarristi, e altri strumentisti. Blues di prima scelta, roba fina.
L’iniziale “Howd you learn to shake it”, dal titolo molto allusivo che lascia pochi dubbi: “Your daddy was a preacher, your mamie an alley cat” dà la misura di quello che si potrà ascoltare più tardi. Su uno shuffle un po’ sciancato, canta il battirista Tony Coleman, spunta l’armonica di Bob, spalleggiata da Geraci al piano e dalla chitarra di Jimi “Primetime” Smith, e siamo già a grandi livelli. Pat Thomas e’ una delle incarnazioni del Blues rurale, non a caso figlio di James “Son” Thomas, e qui regala un’intensa “Big Fat Mama”.
Ora attenzione: canzone Blues dell’anno 2026: “Blind Man Cry”, e’ vero siamo solo a marzo ma sara’ difficile uguagliarla … canta …. canta lo straordinario Sugaray Rayford … “the saddest thing I’ve ever seen was a blind man cry”, con un grande organo in sottofondo grazie a Ron Horwood. Passiamo alla serrata “Trouble no more” (di Muddy Waters) dove dietro a Willie Buck, folleggiano Corritore e Geraci.
“I Love the South” cantata da Johnny Rawls, è un’ode affettuosa agli stati del sud, anch’essa candidata a riempire le onde radio. La cantante Carla Denise canta alla grande due canzoni, la meditativa “Troubles in your mind”, arricchita dal piano di Geraci e l’agitata “Wild as you can be” dove Doug James si illustra al sax. Un salto all’indietro di sessanta anni, torna il Blues con la B maiuscola in “Standing on the bank” con Buck alla voce e un magistrale Corritore.
Cameo di Kid Ramos in “Sorry but I had to leave you behind”. C’è anche tempo per un omaggio a Joe Tex , “She might need me” cantata da Oscar Wilson, che rilassa l’atmosfera. Chiude Teeny Tucker cantando “Shoes”, un gioioso Blues collettivo. Un bel disco che non passerà inosservato.
Luca Lupoli









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