I Dedicated Men of Zion (DMZ) sono un quartetto composto da Anthony “Amp” Daniels, Antwan Daniels, Marcus Suggs e Tyjon Harris, da Greenville, Carolina del Nord, e dintorni. Le loro radici innestano la musica Gospel tradizionale in altri stili, come il Funk, il R’n’B e il Soul, molto Soul. Anche strumentalmente cercano di evitare schemi e soluzioni scontate che sono un po’ il limite del Gospel, specialmente con un pubblico, come quello Europeo, poco sensibile alle questioni religiose, e poco incline alle trances spirituali. Al contrario, negli Stati Unti la musica religiosa, incluso il Gospel, muovono masse da concerto rock.
Tim Duffy ha coniato per i DMZ e altri musicisti, assai interessanti, della stessa zona il termine assai calzante di “Sacred Soul”. “Coming Up Through the Years“, pubblicato dalla Music Maker di Duffy, è il terzo album del gruppo, coprodotto da Jimbo Mathus e Bruce Watson, della Fat Possum Records, Big Legal Mess e Bible and Tire che ha pubblicato i primi due dischi dei DMZ. La band di supporto, Creatures of the Southern Wild, comprende Mathus alla chitarra, tastiere e batteria; Scott “Paco” Goolsby alla chitarra; Kirk Russell alla chitarra e batteria; e John Kveen al basso.
L’iniziale “Coming Up Through the Years,” che dà il titolo all’album, apre le danze in modo assai efficace: ritmica funky, chitarra con wah-wah, e il classico call and response del Gospel. Più tradizionale “I don’t know why” che riposa soprattutto sull’intepretazione vocale. “Jesus is waiting” sembra una ballata rock degli anni 70, felpata e minacciosa allo stesso tempo.
Spinte dalle due canzoni precedenti, ”No Ways Tired” (…Non mi sento affatto stanco, sono arrivato da troppo lontano… nessuno ha detto che sarebbe stata una strada facile…) alza la tensione mistica, tanto da meritare una reprise acapella. “Nobody’s fault” ha l’andamento ondeggiante di un twist con sonorità da British Blues che improvvisamente si accelera. Nella media “Something Within Me” e “Tone Them Bells”, con un tocco di Doo-wop. In “Victory” arriva finalmente il Blues al quale manca, difetto che si ripete attraverso tutto il disco, un assolo strumentale. La finale “What You Gonna Do” chiude l’album con un accattivante call and response (Quando il mondo sarà in fiamme, dove correrai? In nessun posto, da nessuna parte). Comunque sia, meglio cominciare a correre, sperando che qualche entità superiore ci aiuti lungo la strada. Con questa bella musica.
Luca Lupoli









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