Ascoltando “One Mississippi”, il nuovissimo album di Eric Bibb possiamo con estrema certezza smentire coloro che sostengono che il blues sia morto.
Certo, è necessario che sia composto e suonato con il cuore e con l’anima e il bluesman newyorkese ci dimostra, con questa nuova uscita, che di anima ne ha da vendere, ma non al diavolo come suoi illustri predecessori.
La consueta raffinatezza e delicatezza che caratterizzano lo stile musicale di Bibb si contrappongono alla schiettezza dei testi di “One Mississippi” che cattura appieno i sentimenti dell’artista in questo particolarissimo momento sociale, dove la semplice libertà non è più scontata e tantomeno un sogno, e il nostro benessere sempre più legato alla sofferenza altrui.
Un forte segnale che è urgente un repentino cambiamento, indicazione che possiamo captare molto bene soprattutto in brani come “No Clothes On”, oppure in “If You’re Free” o in “Change”.
Nonostante il titolo, che potrebbe essere fuorviante, questo album non suona mississippiano, piuttosto richiama certe sonorità certamente blues, ma anche folk, più vicine a quell’Europa che è divenuta la seconda casa per Eric.
Prodotto dal pluristrumentista Glen Scott nel suo privato home recording a Uppsala in Svezia, “One Mississippi” si avvale, oltre alla meravigliosa voce e alle chitarre e banjos di Bibb, della presenza di ottimi strumentisti, capaci di rispettare le tenui atmosfere create dall’autore.
Che sia l’ottimo chitarrista britannico Robbie McIntosh oppure Staffan Astner (sempre alla sei corde), di Greger Andersson e Paul Jones (armonica), così come per i violini di Zosha Warpeha e Esbjörn Hazelius e la tuba di Sven Lindvall questo è a tutto tondo un album che rispecchia l’animo di Eric Bibb.
Una menzione a parte per Shaneeka Simon e Sara Bergkvist Scott ai cori e a Glenn Scott che suona un po’ di tutto.
14 sono i brani di questo album, tutti scaturiti dalla penna di Bibb ad eccezione della title track, che appare in apertura e che ci arriva da due indimenticate figure del folk statunitense come la cantautrice Janis Ian e il songwriter Fred Koller, che forse qualcuno ricorderà per il suo eccellente album “Sweet Baby Fred” uscito a fine anni Novanta per la nostrana Appaloosa Records.
“One Mississippi” esce per l’etichetta svedese Repute Records, con sede a Nacka, fondata da Glen Scott e Jesper Wilkstrom, ed è un disco che sicuramente otterrà apprezzamenti in tutto il mondo, come spesso accade ai lavori di Eric Bibb, non a caso artista candidato per tre volte ai Grammy Awards.
Se l’anno doveva iniziare bene possiamo dire che con “One Mississippi” la strada del blues è ben tracciata, resta da sperare che il 2026 sia un anno dove la musica torni ad essere anche un mezzo di comunicazione sociale.
Antonio Boschi









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