Non ci occupiamo così sovente di ricordare i produttori, eppure rivestono un ruolo importante, se non addirittura decisivo, nell’aiutare un artista a portare a compimento la propria visione. Nel caso in questione però, è doveroso soffermarsi un momento per rendere omaggio ad uno dei più stimati rappresentanti della categoria, l’inglese Mike Vernon. Forse nemmeno lui, quando, da adolescente innamorato del blues e dell’R&B, insieme al suo amico Neil Slaven, aveva creato la rivista R&B Monthly, avrebbe immaginato che tutta la sua vita sarebbe stata legata a quella stessa musica. Certo l’aver trovato lavoro alla Decca gli aveva aperto alcune porte e, appena ventenne, era infatti nato nel 1944, gli aveva dato modo di lavorare con Eddie Boyd o Otis Spann. Il 1966 poi è l’anno di un disco spartiacque, John Mayall’s Bluesbreakers With Eric Clapton, in una parola, un classico.
Ma sono gli anni successivi a rendere il contributo di Vernon alla musica ancora più marcato. Come ci raccontò nel corso dell’intervista pubblicata sul numero 98 de Il Blues, “[…] lavoravo con John Mayall e Peter Green era il chitarrista della band. Peter mi disse che aveva intenzione di lasciare Mayall per fondare la propria band e disse anche che voleva lavorare con me e incidere per la mia etichetta, Blue Horizon, che era divenuta di culto, pur non essendo nata con intenzioni commerciali ma soltanto a beneficio degli appassionati di blues.[…]”.
L’affermazione dei Fleetwood Mac e un accordo per la distribuzione con la CBS, consentono a Vernon di realizzare incisioni per la sua label di Johnny Shines, Otis Spann, Champion Jack Dupree, Duster Bennett, Sunnyland Slim, Furry Lewis, Jo-Ann Kelly e moltissimi altri, in buona parte rieditati dalla Sony in una bella serie di CD risalenti al primo decennio degli anni duemila.
Se la reputazione di Vernon resta legata, almeno in parte, a quegli anni irripetibili, durante la fase successiva della sua carriera ha continuato a lavorare, magari rallentando i ritmi, contribuendo ad album di artisti come Dana Gillespie e nei Novanta, curando le produzioni su etichetta Code Blue di John Primer, Sherman Robertson, Jay Owens ed Eric Bibb. E ancora, in anni più vicini a noi aveva prestato i suoi servigi ad artiste in ascesa come Dani Wilde e Sari Schorr. Ne ricordiamo l’affabilità e il divertimento scanzonato, in occasione di un suo concerto al festival di Lucerna del 2019, alla testa della band europea The Mighty Combo. Portavano in scena un album intitolato, neanche a dirlo “Beyond The Blue Horizon”, all’interno del quale compariva una canzone che, ci sembra possa descrivere in modo appropriato il suo lascito: “A Love Affair With The Blues”.
Matteo Bossi









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