Uno dietro l’altro se ne vanno un po’ tutti i nostri eroi.
Questo 2026 è iniziato da poco e abbiamo già collezionato l’ennesima dipartita.
Dopo il grande John Hammond ecco che il 3 marzo anche il newyorkese Roy Book Binder ha deciso che è giunta l’ora di andare a trovare i suoi eroi di gioventù, primo fra tutti il Rev. Gary Davis, ovvero colui che gli ha impartito le prime vere lezioni di blues (e di vita, potremmo dire), ma questa volta non a bordo del suo camper, fedele compagno di viaggi da quasi mezzo secolo.
Ovviamente con un maestro del genere la strada diventa subito in discesa e, se a questo aggiungiamo l’amicizia con Dave Van Ronk (un altro che non scherzava) e le frequentazioni con Pink Anderson allora possiamo facilmente capire come mai un album o uno spettacolo di Roy Book Binder fossero un’esperienza di quelle che ti restano dentro.
Grande chitarrista fingerpicking, il baffuto “hillibilly-bluesman” ha trascorso la propria esistenza come aveva sempre desiderato: viaggiando in lungo e in largo per gli States, e non solo, a portare la sua musica da vero folksinger, come si definiva lui, per la gioia degli ascoltatori e sua.
Contemporaneo di John Hammond e di Paul Geremia come i suoi amici non ha mai voluto scendere a compromessi commerciali, proponendo in maniera sempre onesta la sua musica o trasmettendo al suo pubblico quella delle tradizioni popolari, bianche o nere che fossero, sempre con un sorriso pronto e abilissimo a coinvolgere gli ascoltatori con le sue storie.
Ottimo chitarrista ma, anche, perfetto come esecutore vocale, capace di avventurarsi per le infinite strade blue della musica folk americana.
Ha all’attivo solo 14 album, dall’iniziale “Travelin’ Man” del 1971 fino a “In Concert Road Songs And Stories” del 2017, passando per i bellissimi “Goin’ Back To Tampa” del 1979 e uscito per la Flying Fish Records, “Bookeroo!” del 1988, “The Hillbilly Blues Cats” del 1992 e “Live Book… Don’t Start Me Talkin…” del 1994 arrivati a noi via Rounder Records.
Un artista che per chi non ha ancora avuto il piacere di incrociare le strade può essere una gran bella sorpresa, perché la musica, quella bella – per fortuna – lei non muore mai.
Antonio Boschi









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