INTERVISTA A FOLCO ORSELLI

Abbiamo incontrato Folco Orselli al Joh Barleycorn di Milano per l’organizzazione di uno degli appuntamenti del Dr Feelgood Beer & Talk Show, il format che veniva condotto da Maurizio Faulisi e trasmesso More »

A Virus Called Blues

            Pillole musicali  per sopravvivere alla Quarantena GARY SMITH’S BLUES BAND – Gary Smith’s Blues Band (Messaround) -1974- MAGIC SLIM – Alone And Unplugged (Wolf) -1996- BUDDY GUY – Blues Singer (Silvertone) More »

Il Blues e Solidarietà Digitale

In questo periodo di riposo forzato, anche Il Blues come trimestrale di cultura musicale, vuole fare la sua piccola parte, ed offre gratuitamente, fino a giugno 2020, la lettura delle annate 2017 More »

Il Blues n.150 Marzo 2020

          In questo numero: Magic Slim Shemekia Copeland Paolo Bonfanti Jack Kerouac Little Lee Guido Toffoletti Black & Whites Recensioni Italiane ed Estere .. e tanto altro!! Per More »

Il Blues n.149 Dicembre 2019

          In questo: The Como Mamas Janiva Magness Dr. Ross Fleetwood Mac Joanna Connor Sugar Harp Zig Zag Recensioni Italiane ed Estere .. e tanto altro!! Per abbonarvi: http://www.ilblues.org/abbonati/ More »

Lucerne Blues Festival 2019

Venticinque edizioni non sono certo poche per qualsiasi manifestazione, musicale o meno, rappresentano un bel traguardo. Ad esso ci si può arrivare in condizioni differenti per mille ragioni, con il rischio talvolta, More »

Francesco Piu Crossing Spazio Teatro 89 Milano

Quando parlai a Marino Grandi, direttore della nostra testata, della personale idea di scrivere qualcosa su Robert Johnson, mi suggerì tutte le cautele del caso, come chi mai dovesse operare su una More »

Tag Archives: jerry wexler

Aretha Franklin 1942-2018

Su una figura così iconica nelle ultime settimane è stato scritto molto, da pubblicazioni di ogni lingua ed estrazione. D’altra parte quando se ne vanno artisti di questo calibro, pensiamo a B.B. King per il blues o Miles Davis per il jazz, ci si sofferma a pensare al loro enorme lascito e alla loro unicità. Già, perché la musica di Aretha Franklin è profondamente legata alla cultura tout court degli ultimi sessant’anni e il suo impatto si misura ben al di là della musica afroamericana. Tuttavia la figlia del Reverendo C.L. Franklin ha sempre avuto dentro di sè la musica della chiesa, lo ha voluto ribadire Mavis Staples in una dichiarazione di ricordo rilasciata al Los Angeles Times, “qualsiasi canzone sentissi cantare ad Aretha, ci sentivo il gospel, è una cosa che non puoi perdere, era casa sua”. Affermazione del tutto condivisibile, tanto più che viene da una collega che Aretha la conosceva sin da quando erano ragazzine. La sua biografia tocca luoghi densi di storia musicale e non. Era nata a Memphis, infatti, cresciuta a Detroit (ma non ha mai inciso per Motown), firma per la Columbia e incide in quel periodo tra New York e Los Angeles. La svolta avviene quando Jerry Wexler la mette sotto contratto per l’Atlantic. L’idea di portarla agli studi Fame di Muscle Shoals nel gennaio 1967 sembra brillante ma la session finisce male, come racconta Guralnick in “Sweet Soul Music”, con un solo brano completato, seppur formidabile, “I Never Loved A Man (The Way I Love You)”. Ma la strada è quella giusta e Aretha, come noto, non si fermerà più inanellando una serie di capolavori la cui bellezza viaggia inalterata attraverso le decadi. Merito anche di Wexler, Arif Mardin, Tom Dowd, le Sweet Inspiration, le sorelle Erma e Carolyn e di una schiera di musicisti di prim’ordine, ma soprattutto della voce e del piano di Aretha, di una personalità particolare che nemmeno i suoi biografi sono riusciti a svelare del tutto. Tra tutte le registrazioni di quel periodo magico ognuno avrà le sue preferenze, anche perché quella musica ha fatto da colonna sonora a innumerevoli momenti della vita di tanti. Aretha rendeva proprio tutto ciò che cantava, un esempio per tutti “Respect”, indice di un talento con pochi eguali e anche magari in modo meno esplicito di altri colleghi, ha avuto evidenti rimandi alle lotte per i diritti civili e sociali degli afroamericani. Tra i tanti suoi dischi ci piace ricordare due tra le testimonianze più alte della sua arte, lo stupendo “Live At Fillmore West” con l’epocale versione di “Spirit In The Dark” in duo con Ray Charles e l’album gospel “Amazing Grace” che la riporta in chiesa. Sono due dischi pubblicati all’inizio degli anni settanta, un decennio che la vedrà in maniera sempre  disinibita, affrontare situazioni funk e soul/pop anche di stampo disco music, mentre dagli anni Ottanta nuove generazioni di artisti neri e bianchi di svariate direzioni stilistiche le chiedono una presenza nei loro dischi per duetti, mentre anche per Whitney Houston o Beyonce è stata una musa ispiratrice. Il giornalista e attivista afroamericano Ta-Nehisi Coates nel suo libro autobiografico “Tra me e il mondo” ricostruisce la storia (nero) americana che include anche passaggi riguardo alla musica, dove in uno di questi dice: “(…) ed è Aretha l’ultima voce che ascoltano prima di morire”. E’ un obbligo chiudere con un ringraziamento per le emozioni che la sua voce ci ha regalato e quelle che ci regalerà ancora. Il suo funerale si è tenuto nella Chiesa Pentecostale Greater Grace Temple di Detroit, la stessa dove si tennero le esequie di Rosa Parks.

 

                                                                                                       Matteo Bossi    Silvano Brambilla