solomon hicks

Nemmeno trentunenne, Solomon Hicks, 2021 Blues Music Award for Best Emerging Artist Album, è un musicista nato all’ombra di una buona stella.  Enfant-prodige in Harlem, cresce a pane e musica, musica nera ovviamente, e incontra ancora bambino il gotha musicale newyorkino, tra cui molto jazzisti.  L’ambiente eterogeneo avrebbe potuto marcare il suo sviluppo musicale anche se l’album “Carrying on the Torch of the Blues”  sembrava lasciare pochi dubbi, almeno dal titolo.  Anche dal vivo, per quel poco che si e’ visto, Hicks sembra voler seguire con successo la strada del Blues.  Invece questo nuovo “How Did I Ever Get This Blue”(Mascot/Provogue) vira a novanta gradi, tracciando una rotta poco chiara.

Vero è che quasi tutti i musicisti una mattina si svegliano con l’idea, a posteriori insana, di fare un disco con i pezzi che piacciono a loro, combinando spesso e volentieri dei pastrocchi storici.  In questa scia, Hicks ci mette del suo mescolando Adele, Bruno Mars, John Hiatt, un paio di originali e un pugno di classici Blues. Nel far questo si fa aiutare da un gruppo talentuoso di musicisti tra cui spiccano Joanna Connor alla slide e John Nemeth all’armonica, Chris Layton alla batteria, mentre DJ Logic e Keith Shocklee ai programmi di batteria potrebbero aver contribuito ad aumentare la confusione data dal mescolone di generi.

Esemplare in questo quadro le versione di “All Your Love” amputata della parte swingante, quel cambio di ritmo che la ha resa famosa.  “Dimples” di John Lee Hooker manca di quella rozzezza, di quel riff basico che Hooker ha inciso a mani nude sui libri sacri del Blues.  Ugualmente distopica, “Driftin’n’drifting” con un arrangiamento rimbombante di chitarre, piuttosto rock.

Il salvagente si chiama John Nemeth che con la sua armonica nobilita lo slow Blues di “How did I ever get this blue”.  Gl’altri pezzi si dividono equamente tra rock duro e country.  Di buono c’è sicuramente il gioco chitarristico di Hicks, pulito e inventivo, e la sua voce che forse meriterebbe di approdare su qualche scogliera Soul. Aspettiamo volentieri questo talento cristallino alla prossima svolta.

Luca Lupoli

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