The Sacred Roots - Singing In My Soul

Questo LP edito dalla Bloos segna una vera e propria reunion, sotto il nome The Sacred Roots; i protagonisti di questo progetto altri non sono che Max De Bernardi, Veronica Sbergia e Mauro Ferrarese. Non occorre tracciare i loro profili, essendo ben noti i rispettivi percorsi, basterà ricordare il tratto di strada percorso insieme come Red Wine Serenaders, ormai quasi vent’anni addietro.

Non è un caso che, dopo essersi ritrovati un paio d’anni orsono, abbiano deciso di riprendere l’idea, accarezzata a suo tempo, di un disco gospel. Nella convinzione che le “radici sacre” siano talmente solide a profonde da aver consentito all’albero di crescere ed espandersi, per riprendere la metafora botanica. E questo a prescindere da qualsiasi discorso religioso, lo esplicitano, d’altra parte, nelle note, piuttosto assecondando la propensione di ognuno nel maneggiare la musica prebellica.

È anche una testimonianza della ricchezza e varietà stilistica di una tradizione antica, la maggior parte di questi brani risalgono infatti al periodo tra gli anni Venti e i Quaranta, un’epoca feconda e creativa che i tre conoscono approfonditamente. Le voci si rincorrono e si incrociano spesso, (ri)trovando naturali alchimie acustiche, gli spazi non sono mai troppo saturi e l’immediatezza del suonare insieme viene restituita integralmente. Merito, di certo, anche del lavoro di Simone Scifoni come produttor, nonché prezioso quarto elemento (piano, celesta, washboard, percussioni) che pubblica il disco tramite la sua etichetta Bloos.

Come al solito il lavoro sul repertorio è da veri cultori, con uno sguardo che non conosce steccati, accanto al Booker T “Bukka” White di “I Am In The Heavenly Way” trova posto senza problemi “Wealth Won’t Save Your Soul” di Hank Williams. Magnifici i tradizionali, che hanno come riferimento  le incisioni di Blind Roosevelt Graves col fratello Uaroy, come “I’ll Be Rested When The Roll Is Call” o una coinvolgente “I’m Pressin’ On”, impreziosita dall’uso di una tromba (Davide Richichi).

Il viaggio nella musica sacra si snoda tra una vibrante “Come Out The Wilderness”, un gospel condotto da Ferrarese con il controcanto dei soci, ne ricordiamo memorabili versioni di Boyd Rivers o più recentemente delle Como Mamas, oltre che in un precedente disco dello stesso Mauro. Prosegue con una bravissima Sbergia, con il solo Simone Scifoni al piano acustico nella rilettura di “The Ball Game” uno dei brani più noti della cantante Sister Wynona Carr, da lei originariamente inciso per la Specialty a inizio anni Cinquanta. Ma sono riuscitissime anche le riprese dai repertori di figure come Marie Knight (“Who Rolled The Stone Away”) o Washington Phillips (“Mother’s Last Word To Her Son”).

Sul versante che potremmo chiamare di “bluegrass gospel” troviamo invece“I’ll Never Be Lonesome Again”, la versione più celebre resta probabilmente quella del duo Flatt & Scruggs, o ancora “Don’t You Hear Jerusalem Moan”, che il picking del maestro De Bernardi e l’intreccio delle voci rendono al meglio. Un disco vivo, pervaso di passione e rispetto e del gusto di condividere una musica che non appartiene solo al passato. Ce lo hanno ricordato anche nel gran bel concerto di presentazione andato in scena lo scorso dicembre presso lo Spirit de Milan, al quale abbiamo avuto la fortuna di assistere.

Matteo Bossi

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