Robben Ford - Two Shades Of Blue

La duttilità è indubbiamente la caratteristica più preziosa di Robben Ford, splendido chitarrista californiano nominato cinque volte ai Grammy e inserito da Musician Magazine tra i 100 Greatest Guitarists del XX secolo: questa flessibilità più unica che rara, gli permette di rivestire ogni sonorità che gli si addice e lo appassiona. Non è certo il mestiere, che indubbiamente ha, grazie a una carriera di lungo corso (è nato alla fine del 1951) e che gli consentirebbe di fare qualsiasi operazione musicale pop.  L’entusiasmo è la sua leva con cui approccia un mondo di suoni che sono legati al blues più tradizionale, a partire da T-Bone Walker, pioniere del blues urbano moderno.

Già nel bel disco dello scorso anno di Osvaldo Di Dio, Blues for Pino, la chitarra di Robben Ford deliziava le nostre sacrosante orecchie con grande sorpresa in tre brani di Pino Daniele. Ora Two Shades of Blue (Mascot), nuovo album pubblicato da Robben Ford, uscito alla fine di marzo, è un crogiuolo in cui si fondono mirabilmente blues, jazz, funk e rhythm and blues. Un vigore dirompente vibrante, attuale, espressivo con brani scritti magistralmente.

Né manca la celebrazione della sua chitarra, sempre più a caccia di sonorità e timbri particolari e innovativi che lo confermano come una delle voci più rispettate del blues moderno. Inutile ripercorrere le collaborazioni musicali che negli anni gli hanno permesso di arricchirsi suonando con giganti come Steve Cropper, Charlie Musselwhite, Jimmy Witherspoon, Eric Clapton, Bob Dylan, Joni Mitchell, Bonnie Raitt, e addirittura Miles Davis, saltellando sempre a suo agio tra generi diversi, da lui amati e a lui congeniali. Una versatilità coltivata per decenni e che, sempre evolvendo, oggi sfocia in questo tesoretto che è  “Two Shades of Blue”.

L’album, maturo e ricco di sentimento, si articola con composizioni originali di Ford e cover ricercate accuratamente con arrangiamenti davvero intriganti, prodotto insieme all’ingegnere del suono George Murphy. Insomma quasi una summa di tutto il percorso dello straordinario chitarrista e sottolineerei anche autore, sempre attento a indagare novità e a evolvere la sua musica.

E’ realizzato da due formazioni diverse che hanno  inciso in due sessioni di registrazione tra Stati Uniti e Regno Unito: questo crea, grazie al carattere delle due band, un dialogo suggestivo tra diverse e molteplici prospettive al blues. Ecco la formazione musicale oltra al leader chitarra e voce ci sono Jonny Henderson (Otis Grand) organo/piano; Ianto Thomas (Mark Knopfler) batteria; Robin Mullarkey (Paloma Faith) basso elettrico; sezione Fiati: Paul Booth, sax, Ryan Quigley, tromba, Trevor Mires, trombone; le collaborazioni speciali (su brani strumentali come The Fire Flute, The Light Fandango, Feeling’s Mutual) vedono Darryl Jones (Rolling Stones) basso; Larry Goldings, tastiere; Gary Husband, batteria.

“Questo album è nato come un omaggio a Jeff Beck“, racconta Ford “Nel frattempo, il Guitar Dojo aveva rivitalizzato il mio modo di suonare, quindi comporre musica strumentale è tornato a essere una novità per me. Non possedevo una Stratocaster, quindi ne ho letteralmente comprata una per questo progetto. Poi Daniel Steinhardt di That Pedal Show mi ha assemblato una nuova pedaliera, sulla falsariga di quella usata da Jeff Beck. Volevo fare qualcosa di diverso, mettermi alla prova.”

Le mie chicche preferite: il primo singolo estratto dall’album, “Make My Own Weather”, dal groove potente e una chitarra formidabile, “The Fire Flute”, una sventagliata su Jeff Beck, “The Light Fandango” con una precisa quanto breve citazione a “A Love Supreme” di Coltrane (cara a McLaughlin e Santana) e infine “Feeling’s Mutual”.

Marco Basso

 

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