WARREN HAYNES - Dreams And Songs: A Symphonic Journey

Diciamocelo sinceramente dopo aver ascoltato “Dreams And Songs: A Symphonic Journey” possiamo affermare che Warren Haynes può fare quello che vuole.

Musicalmente parlando è una delle figure in ambito rock più preparate, aperte, umili e disponibili che si possano conoscere, questo lo possiamo percepire apertamente anche nell’ultima intervista e nelle tante altre che ci ha concesso, e che potete recuperare tra queste pagine web.

Oggi – via Provogue Records – arriva negli store musicali e anche in quelli digitali questo suo nuovo doppio lavoro che ci regala una nuova veste di Warren Haynes, grazie a questa collaborazione stretta con la Asheville Symphony Orchestra, certamente non una novità in ambito rock ma inusuale per il cantante e chitarrista del North Carolina.

Sicuramente più una sfida per l’orchestra che per Warren ed il risultato alla fine ha premiato il coraggio e oggi – a sette anni dalla sua registrazione avvenuta al Thomas Wolfe Auditorium di Asherville, città natale di Haynes – abbiamo la possibilità di giudicare noi stessi.

Dreams And Songs: A Symphonic Journey

I Sedici brani – co-prodotti assieme a Don Was e con Bob Clearmountain al mix– e suddivisi su 2 CD ci dimostrano ancora una volta come le esibizioni live siano quelle dove Warren Haynes regala il meglio di sé, spaziando tra sue composizioni e quelle delle band a cui è particolarmente legato.

Va a Rich Daniels il merito di dirigere i 64 elementi di questa orchestra sulle indicazioni dategli da una serie di grandi arrangiatori, tra cui John Medeski, David Campbell, Jim Gray, Tom Matta, Vince Mendoza, Sean O’Loughlin e Chris Walden che non sono certo gli ultimi arrivati, e si sente, mentre sul palco troviamo la sezione ritmica composta dall’immancabile Oteil Burbridge al basso e Jeff Sipe alla batteria. Le tastiere sono sotto la guida di Medeski, al sax troviamo Greg Osby, mentre ai cori Edwin McCain e Jasmine Muhammad completano questa lineup stellare.

Si parte subito con “Dreams & Songs (Part. 1)”, song melodica dove orchestra e la voce del band leader si presentano, che fa da perfetta apertura per il concerto ed è subito la volta di “Dreams”, una delle più belle composizioni che Gregg Allman ha creato per la celebre band dei fratelli di Macon e dove Duane ci ha fatti sognare con la sua slide e che Warren – da par suo – non ci fa certamente rimpiangere e dove troviamo il sax di Osby in grande risalto.

Dal repertorio dei Gov’t Mule ecco una bella versione del classico “Banks Of Deep End” con Medeski in risalto e via subito a “Spots Of Time” che ci arriva da “Ashes And Dust”, terzo album solista di Haynes del 2015 realizzato assieme ai Railroad Earth, dove emerge un lungo e bellissimo solo di chitarra.

Arriva dal suo album di debutto del lontano 1993 “Broken Promised Land”, qui in una versione molto intensa e sentita, forse anche per il suo forte contenuto politico.

Da “Dose”, sempre dei muli, ecco una versione molto singolare di “Thorazine Shuffle” con il lavoro orchestrale ben in risalto, che in alcuni punti richiama la zeppeliniana “Kashmire”.

Si passa ad omaggiare i grandi amori di Warren Haynes e via subito con The Band e il loro capolavoro “Makes No Difference”, a tratti quasi gospel, prima di arrivare in casa Grateful Dead con “Terrapin Station”, brano particolarmente amato da Haynes e che qui riceve – per la prima volta live – una versione con orchestra, come nella versione originale in studio della band californiana.

Tornano i muli con la rock ballad “Raven Black Night” seguita da un’ottima versione “Just Another Rider” che ci riportano in territorio Dead con “Black Peter” e qui la magia di Garcia esce tutta.

Instrumental Illness” non poteva mancare, così come l’omaggio agli U2 con “One”, spesso nei repertori del chitarrista.

Con “Shakedown Street” si chiude l’omaggio ai Grateful Dead e si arriva al culmine allmaniano con “Whipping Post”, 12 minuti che mandano in delirio il numerosissimo pubblico che – e come potrebbe essere altrimenti – ama alla follia questa song di Gregg Allman.

Infine tutti a casa, ma non prima di una delicata chiusura con la reprise della title track che ci consegnano con questo “Dreams And Songs: A Symphonic Journey” un doppio album ricco di intensità e qualità, ideale per chi ama ancora quel rock che sa ancora parlare all’anima delle persone.

Antonio Boschi

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