Robin Trower - Shine cover album

Crediamo che non siano molti i musicisti che, con il passare degli anni, non si fermano nella loro attività compositiva: Robin Trower è sicuramente uno di quelli che, anziché ripetere se stesso, continua a imbracciare quotidianamente la sua chitarra e, superata la soglia degli ottant’anni, prosegue a mantenere viva la sua vena creativa.

L’ultimo “Shine” rende onore al proprio titolo: un disco che risplende di luce propria, preciso, fluido, ben bilanciato e curato nel suo insieme.

Trower suona qui anche il basso, avvalendosi poi del supporto di Chris Taggart alla batteria e del cantante Richard Watts: l’affiatamento della band emerge fin dall’iniziale “The Missing Piece”, dove il timbro graffiante del cantante è in perfetta sintonia con i fraseggi della chitarra.

Trower gioca spesso con le dinamiche del suo strumento in modo magistrale, come ascoltiamo in “Love By Any Other Name” piuttosto che in “Driving On Through”, con il suo andamento ipnotico ed energico nello stesso tempo. “Live Your Time” è stato il primo singolo reso disponibile, nel quale il riff serrato che lo caratterizza esprime il messaggio del “vivere il momento” in modo positivo, senza farsi abbattere dalle avversità.

In “Faith”, una ballata cupa e profonda, la voce di Richard Watts si adatta perfettamente alle atmosfere rarefatte con poi l’assolo di chitarra in cui ogni nota riesce a emozionare; in “Truth” spicca invece la voce di Jess Hayes, quasi a volere ammorbidire la tensione dell’album, donando un contrasto inaspettato e un tocco femminile decisamente più leggero.

A seguire gustiamo l’ottimo arrangiamento di “The Race”, che dall’introduzione con il wah-wah si sviluppa con le linee di chitarra e il consueto assolo di grande livello. ”

Without You” è un pregevole blues, sviluppato sulle strutture canoniche del genere, ma che Trower personalizza a suo modo, mentre “It’s Not Time” conclude l’album, regalandoci forse il volto più conosciuto del chitarrista britannico, con un tuffo nei suoi primi anni ’70.

L’album non aggiunge nulla di sostanziale alla carriera sessantennale di Robin Trower, ma è un apprezzabile riconoscimento alla sua creatività inesauribile, che regala un ascolto davvero gradevole nel quale scoprire le numerose sfumature che racchiude.

Luca Zaninello

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