mike wheeler

Cercate un disco per verificare lo stato del di Chicago Blues oggi? Questo di Mike Wheeler fa per voi.  E non poteva essere che su Delmark.  Mike Wheeler è un allegro sessantacinquenne, per i tempi del Blues dunque ancora giovane, che ha fatto tutta la gavetta, suonato con grandi e famosi bluesmen ma anche con musicisti meno conosciuti, ma altrettanto valenti.  Presenza frequente al Kingston Mines, viene dalla critica avvicinato a Carl Weathersby e a Jimmy Johnson, riferimenti importanti per chi conosce la materia.  Musicalmente, siamo di fronte ad un Blues leggermente funky, con tastiere a supporto di chitarra e voce e una sezione ritmica corposa, con il bassista Larry Williams amico d’infanzia di Wheeler.

Con Delmark, Wheeler ha inciso altri due album, uno a suo nome “Self made man”,  e “Turn Up” attribuito alla Mike Wheeler Band. Questo ultimo “Chicago Blues” è una compilazione, mentre va rilevata anche l’esistenza di un disco semplicemente intitolato Mike Wheeler Band del 2003.  Wheeler ha inciso anche con Cadillac Dave, Sam Cockrell, Big James and the Chicago Playboys, il chitarrista tedesco Kai Strauss e Peaches Staten, cantante nota ai Bluesfans italiani per aver lavorato con il compianto Nick Becattini.   Oltre a Williams, che dal vivo spesso ruba la scena a Wheeler, ci sono qui l’ottimo Brian James alle tastiere, che offre un backgroung costante al leader e il solido Cleo Cole alla batteria.

Gli otto brani del disco mostrano una qualita’ uniforme ma assai elevata: Mike è cantante vero e chitarrista talentuoso come dimostra la iniziale funkeggiante “Turn Up”, nella seguente “Here I am” brilla James con un assolo di organo, mentre “Yeah” sembra uscita dal repertorio di Son Seal, con un attacco micidiale di chitarra dopo lo stacco di basso. L’armonica di Omar Coleman impreziosisce “Chicago Blues”, forse il brano più classico, laddove “Brand New Cadillac” sfocia nel Blues-rock, subito addolcito dallo slow “A blind man can see” con una grande interpretazione vocale di Wheeler.

A rinforzo, arriva “Serve me right to suffer” di Percy Mayfield (ma portata all’attenzione da John Lee Hooker), una versione scintillante che dopo l’intro di Wheeler, decolla con gli assoli di Dave Specter e Roosevelt Puryfoy.  Siamo qui a livelli molto alti.  Chiude l’album un altro classico “That’s what love will make you do” di Little Milton, piuttosto funky, coi fiati e l’organo che imperversano in retroguardia e assolo di basso.  Questa compilazione vi dara’ una idea esaustiva dello stato del Chicago Blues, qui allo stato puro, da uno dei suoi artisti piu’ rappresentativi: ancora vivo, ancora forte nonostante il passare degl’anni.  Complimenti a tutti.

Luca Lupoli

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