Jason Ricci - 13 Hours

Parlare di Jason Ricci e della sua armonica è sempre stato complesso sotto diversi punti di vista. Che sia uno dei più grandi armonicisti viventi e uno dei più virtuosi mai esistiti sembra ormai chiaro a tutti. Proprio per questo risulta però difficile collocarlo all’interno di un macro genere musicale e giungere, quindi, a una definizione quanto più calzante di ciò che è la sua musica. E questo “13 hours” ne è la conferma. Seppur sia costruito su solidissime radici blues, il progetto attinge evidentemente a numerose e svariate influenze musicali. Lo si nota dalla vastissima gamma di strumenti utilizzati, dalla costruzione ritmica e melodica dei pezzi e dall’approccio eclettico e insolito allo strumento dello stesso Jason.

L’album viene aperto da due standard blues: “Sick of this shit” e la cover di “Tired of Triyn’ “ di Johnny Winter, sui quali Jason si muove benissimo con assoli che a tratti richiamano i virtuosismi del leggendario Pat Ramsey. Passa poco prima che si palesi la prima sorpresa di questo album: “The big disEasy”. Una sorta di swing moderno in cui Jason esalta il suo approccio punk sia dal punto di vista vocale, con una voce ruvida e cupa, sia nel ritornello aggressivo ed energico. La partecipazione di Mike Dillon (vibrafono) rende il tutto ancora più straniante e inaspettato.
Si ritorna a una fugace normalità con uno slow blues in cui Jason applica le sue radici più jazz. ”Bubble gum pop” è un pezzo di matrice proto soul che si collega direttamente alla settima traccia: River’s Invitation: un funk alla “vecchia maniera”, con assoli di fiati in pieno stile New Orleans, città che Jason ama e dove tutt’ora risiede.

Si passa a un tipico shuffle: “Renegade” che conferma ancora una volta la qualità musicale di Jason e della chitarra di Brent Johnson. La penultima traccia è la più insolita: Nuit Waltzer. Una jam strumentale botta e risposta tra armonica e chitarra su un ritmo waltzer. E poi l’epilogo dell’album, la titletrack, una jam da 13 minuti in pieno stile country hill blues. La slide guitar ricorda prima Ry Cooder e poi Duane Allman, mentre l’armonica concilia le più svariate influenze blues e jazz, da James Cotton a Little Walter, da Big Walter Horton al prima citato Pat Ramsey.

Dietro dunque ad un album apparentemente blues, Jason Ricci e i Bad Kind (aiutati alla voce da Kaitlin Dibble, moglie di Jason) sviluppano un progetto che risulta essere la perfetta sintesi tra i generi più importanti della musica americana moderna e si riaffermano così come uno dei gruppi di blues moderno più validi della scena attuale, capaci di rinnovare e onorare questa musica stupenda.

 

Giovanni Bertani

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