BIG DADDY WILSON

Nativo del North Carolina ma residente da molti anni in Germania, Big Daddy Wilson ha conosciuto il blues in Europa e qui si è costruito una carriera, facendosi conoscere a livello internazionale anche grazie a due CD su Ruf e all’ultimo “I’m Your Man” uscito per Dixiefrog. Abbiamo colto l’occasione di vederlo dal vivo lo scorso 17 dicembre alla Salumeria della Musica di Milano. Wilson è un cantante  dalla voce piena,  espressiva e mai forzata, percussionista (sul palco aveva charleston e conga), la chitarra l’ha suonata solo in un paio di occasioni, più che altro in funzione ritmica. Ad accompagnarlo due validi musicisti italiani coi quali collabora ormai da tempo, Roberto Morbioli alla chitarra acustica e Paolo Legramandi al basso. A parte l’iniziale “John The Revelator”, in una versione di tutto rispetto, il resto del concerto è costituito da brani originali, a metà strada tra folk e blues, ispirati a episodi della sua vita, “Show Dog”, “Stranger In My Hometown” e “Intercity Train”.  Ci sembra riecheggi a volte l’influenza del suo amico Eric Bibb, anche per i messaggi dei testi, “questa parla di tolleranza ed empatia” dice ad esempio Wilson introducendo “Walk A Mile In My Shoes”, un pezzo dondolante, cantato con sensibilità. Qualche brano più ritmico, come la spiritosa “Texas Boogie”o “Thumb A Ride” apporta varietà, sempre ben assecondato dall’acustica di Morbioli, fluido nei suoi fraseggi e misurato nelle parti soliste (al canto per un excursus su “Nobody Knows You When You’re Down And Out”). Ricordiamo ancora “My Day Will Come” e “Baby Don’t Like It”, altri buoni momenti di un concerto generoso e coinvolgente.  La sola nota dolente è stata, ahinoi, il pubblico o meglio l’esiguità di esso (poche decine di persone), complice forse la serata infrasettimanale,le imminenti festività o forse la concomitanza con altre proposte.  Wilson comunque  ci ha scherzato su nel finale,  “grazie per essere venuti, la prossima volta magari ditelo a qualche amico!” Appello che, naturalmente,  sottoscriviamo.

 

Matteo Bossi