BOB STROGER That’s My Name cover album

Etichetta: Delmark Records (USA) -2022-

Novant’anni, questo all’anagrafe dicono di Bob Stroger, e se spesso si sente dire che nel mondo musicale i vecchietti la fanno da padrone e hanno molto più da dire dei giovani, in effetti basta ascoltare qualche traccia per capire che un fondo di verità sicuramente c’è. Bassista di classe, turnista, icona del blues di Chicago, uomo elegante e raffinato, Bob confeziona un lavoro al ritmo del suo battito cardiaco, ovvero rispettando la regola del meglio poche note che troppe, e cercando sempre di rallentare piuttosto che accelerare, con l’effetto secondario di creare quasi uno stato di apnea ed attesa continua, tutto a vantaggio dell’emozione.

L’ultimo disco a suo nome è del 2014, ovvero quel “Keepin’ Together” assieme a Kenny “Beedy Eyes” Smith, e sembra divertirtsi molto con questi amici brasiliani, gli Headcutters, suo devoti fan tanto da chiamarlo il “Padrino”, ovvero Joe Marhofer all’armonica, Ricardo Macaalla chitarra Arthur ‘Catuto’ Garcia al basso e Leandro ‘Cavera’ Barbeta  alla batteria.

Registrato nel 2019 vede la luce solo in questo 2022 per svariati (ed ovvi) motivi, e presenta ben cinque brani originali di Stroger, come la briosa “Something Strange” o il lento “I’m A Busy Man”, o la danzereccia “Com On Home”, accanto a classici come “CC Rider” o “Move To The Outskirts Of Town”, senza dimenticare ilò Big Bill Broonzy di “Just A Dream”. La title track viene inaspettatamente messa per ultima, a chiudere in allegria un bel dischetto, che ci fa invidiare la brillante forma fisica e mentale di Stroger, che assieme a Bobby Rush dovrebbe svelare quale sia il loro segreto!

A completare il sound già piacevolmente rotondo e succulento abbiamo come ospiti Luciano Leães al piano e Hammond, e Braion Johnny al sax, per un disco che si insinua, come la voce rilassata e tranquillizzante di Bob, come il fumo di un buon sigaro nell’aria. Vale la pena dedicarci sicuramente un bicchiere di whisky o brandy per poterlo apprezzare fino in fondo.

Davide Grandi

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