Wolf Parchman

I’ve Been Changed- Con Bobby Rush e Robert Weaver Jr., aka Wolf

di Eric Doidy

Settembre /ottobre 2025.  Il mio libro Going Down South – pubblicato in Francia nel 2020, mi dà l’occasione di un soggiorno come visiting scholar presso l’università del Mississippi a Oxford, tra le persone meravigliose del Center For The Study Of Southern Culture. Non trascorro molto tempo nel campus, appena posso vado  in giro per le strade del Mississippi e appena una decina di giorni dopo il mio arrivo, alcuni incontri casuali mi aprono le porte del penitenziario di stato del Mississippi : Parchman Farm.

Come qualsiasi appassionato di blues, conoscevo Parchman attraverso la canzone che gli ha dedicato Bukka White (che, come molti altri bluesmen vi è stato detenuto), le registrazioni dei detenuti raccolte da John e Alan Lomax tra il 1933 e il 1959, e l’opera di David M. Oshinsky, Worse Than Slavery: Parchman Farm and the Ordeal Of Jim Crow Justice (free press 1996).

Più di recente, anche grazie a Il Blues,  avevo rivolto la attenzione agli struggenti gospel e blues cantati dai detenuti raccolti da Ian Brennan, “Parchman Prison Prayer” (Glitterhouse Records). Ma ero ben lontano dall’immaginare che avrei avuto la possibilità di varcare quelle porte, mitiche quanto famigerate, figuriamoci poi l’essere testimone di un cambiamento.

Situato nella contea di Sunflower, nel cuore della regione del Delta, circondato da filo spinato, Parchman Farm è un penitenziario agricolo che si estende su oltre 7000 ettari. Fondato nel 1901, il carcere è stato un tassello essenziale in quella nuova forma di segregazione detta “Jim Crow”, posta in essere nel Deep South dopo la schiavitù. Si trattava si fornire all’industria del cotone nuova mano d’opera forzata e sfruttabile, disciplinata da condizioni di detenzione particolarmente dure e insalubri, con un quotidiano caratterizzato da umiliazioni costanti e violenza estrema.

Nel 2022, dopo una serie di violente rivolte nel 2020, è arrivato un nuovo direttore, Marc McClure, nominato dal Commissioner Burl Cain. Marc McClure, ex agente di polizia e secondino nato a West Point (una piccola cittadina del Mississippi vicino al confine con l’Alabama, tra Tupelo e Tuscaloosa), sui cinquantacinque anni, ha una storia personale piuttosto insolita. Il suo primo incarico come sovrintendente è stato nel carcere in cui era detenuto suo padre, che aveva ucciso l’altro figlio, il fratello maggiore di Marc. Marc non lo ha trattato in modo diverso dagli altri detenuti, ma in qualche modo è riuscito a trovare la forza di perdonarlo, e questo gli ha cambiato la vita.

«Nel sistema penitenziario c’è una cultura del disinteresse, della freddezza e del distacco, per cui nessuna di queste persone conta», ha osservato, «sono solo un numero». Il Commissioner e il sovrintendente hanno quindi deciso di cambiare le cose, trattando i detenuti con dignità e incoraggiandoli a praticare la loro religione. «Se tratti bene le persone e loro si comportano bene, tutto diventa più facile», afferma McClure.

È in questo contesto che è stato realizzato questo video:



Qui di seguito vi raccontiamo la storia di questo momento unico, presentandovi i protagonisti: un’ex rock star in cerca di pace dopo una vita dissoluta; una venerabile leggenda del blues che sa più di qualcosa riguardo il peccato; una giovane donna affascinante pronta a lasciare il segno nella musica roots americana.

E, prima di tutto, uno straordinario cantante gospel, condannato all’ergastolo più di trent’anni fa, conosciuto con il nome di Wolf.

Ma cominciamo con Bryan Ward, l’uomo dietro questo progetto.


Bryan Ward : I’ve Been Changed è diventato un inno in prigione. E Wolf ne è la voce

Bryan W. Ward è nato in Germania nel 1967, da una famiglia di militari. Cresce a New Windsor, una cittadina del Maryland, in un periodo in cui i Led Zeppelin dominano ancora in alcune radio. Fonda un gruppo rock, Bonepony, con un texano di nome Scott Johnson e firmano un contratto con la Capitol Records ad inizio anni 90. L’album “Stomp Revival” (1995) ottiene un buon successo, i loro concerti sono elettrizzanti e il gruppo viene ingaggiato per aperture prestigiose (Santana, ZZ Top, Jeff Beck, Crosby Stills & Nash, Little Feat…). Tuttavia, minato dagli eccessi di uno stile di vita “sex, drugs, and rock’n’roll”, Bryan ha deciso di lasciare alla fine del decennio.

Dopo aver toccato il fondo, ha trovato Gesù in una chiesa cattolica di Nashville. Da quel giorno si è dedicato alla musica gospel. Deve il suo primo tour nelle carceri a Gilbert Romero, un predicatore ed ex membro di una gang che ha scontato una pena nel carcere di Folsom, in California. “Mi ha detto, andremo in tour in queste prigioni della Pennsylvania occidentale, ti andrebbe di venire? – Come Johnny Cash? Roba del genere? – Si, certo – Ok, ci sto!” Ha imparato molto da Romero. “Gilbert, essendo un ex detenuto – due condanne a dieci anni ciascuna- conosce il gergo del carcere, e in più è latino, perciò sa passare allo spagnolo se necessario”.

Bryan Ward

Bryan Ward

Bryan si è infine stabilito nel Mississippi settentrionale su invito di un amico, Steve Thompson, (con il quale ha formato la band Thompson Ward). Si è unito a Kairos, un’organizzazione cristiana che lavora nelle carceri e, per dieci anni, ha girato nei penitenziari del Mississippi in occasione delle “Kairos Walk”, seminari della durata di diversi giorni, nel corso dei quali i detenuti parlano, pregano e suonano musica. “Al mio primo Kairos Walk, nel 2010, tutti continuavano a parlarmi di questo tizio, Wolf, un anziano uomo afroamericano con una voce incredibile”. La cerimonia di chiusura si teneva nell’unità della prigione che ospita il braccio della morte, l’Unità 29.

“Nel corso della cerimonia di chiusura arriva questo tipo, Wolf. Non l’avevo mai incontrato. C’erano probabilmente cinquecento persone nella palestra, tra detenuti e persone libere. Era al completo. Ho detto ‘mi sa che dobbiamo fare un pezzo finale’, ‘Sì – mi risponde lui. ‘Cosa vorresti fare? Abbiamo suonato Open The Eyes Of My Heart, che è una canzone nota in prigione. E poi lui mi guarda e mi fa -Suona un accordo. Ed io ‘quale accordo?’ ‘Uno qualunque’. E così mi metto a suonare un La, solo un semplice accordo rock in La e lui attacca a cantare Faith, Faith, Faith, just a little more faith…un vecchio negro spiritual di duecento anni fa. Ragazzi. Abbiamo fatto una jam e il pubblico è impazzito. Tornando a casa, ero col mio amico Walt Harper, lui era alla guida del suo truck e stava tremando e gli dico, ‘Walt ti senti bene?’ ‘Certo che no, un tizio con delle corna tatuate sulla testa mi ha appena abbraciato e detto che mi vuole bene’. Walt non è più tornato, ma io l’ho fatto. Wolf ed io abbiamo tenuto altri revival ed è diventato come un fratello. Non ho mai saputo quale fosse la sua versione dei fatti o  per cosa fosse finito dentro, non gliel’ho mai chiesto. Una sola volta, eravamo all’Unità 30, durante un Kairos Walk gli ho chiesto, ‘Wolf uscirai mai di qui? “No”, mi ha risposto. ‘Ma Dio è buono’. E lui è stato chiamato”.

Nel corso degli anni ha forgiato una relazione d’amicizia con Wolf. Ha finito per chiedergli di interpretare un vecchio gospel, “I Know I’ve Been Changed”. Un brano che lo aveva profondamente commosso quando lo aveva ascoltato nell’interpretazione di una parrocchiana, Linda Carr, di una chiesa battista della comunità afroamericana nel Nord Mississippi. “Ho capito che aveva una grave dipendenza da eroina, a volte è completamente persa, a volte è la più grande cantante gospel che io abbia mai sentito. Va e viene con il Signore, è questo il problema. A volte la luce è talmente forte per te che non riesci a sopportarla. Per questo alcune persone buone e importanti sono preda delle dipendenze da alcol o droghe, perché non riescono a sopportare la luce. Bryan esce dalla chiesa confidando al suo amico Steve, “Ho trovato La Canzone!” “I Know I’Ve Been Changed” è una canzone che tocca una corda nell’esperienza dei detenuti. Infatti, mentre la grande maggioranza dei prigionieri che Bryan incontra nelle carceri è afroamericana, il repertorio imposto da Kairos consiste quasi interamente di “white gospel”, come i brani composti da Bill Gaither. Quando suona per la prima volta “I Know I’Ve Been Changed” qualcosa succede e per così dire, lo Spirito Santo si mette in moto. “Ognuno dei neri presenti in quella stanza era stato in una chiesa battista come quella che avevo frequentato io. Perciò conoscevano la canzone perché le loro mamme, zie, papà li avevano educati con quella. Hanno iniziato tutti a cantare ed è stato come un’esplosione. Quando abbiamo finito sono rimasto lì seduto, ‘Wow’. Avevo imparato a parlare la lingua, come Gilbert.”Bryan ha organizzato una sessione di registrazione nel novembre 2024 a Parchman. “Sono tornato da Wolf e I’ve Been Changed è diventato l’inno carcerario in tutto lo stato del Mississippi. Un inno e Wolf ne è la voce”.

E oggi il suo obiettivo è diventato quello di far conoscere al mondo esterno la voce e cosa ancor più importante, il nome del suo amico Robert Weaver Jr., detto Wolf. Come volesse porre rimedio a degli errori. “Alan Lomax è senza dubbio un eroe americano, il lavoro che ha fatto con la Library Of Congress e la storia musicale del nostro paese. Quando ascolti cose come ‘Ole Alabama, mm-hmm, my God, my God’ tutte queste derivazioni etniche di canzoni di black gospel, i canti degli schiavi…li abbiamo perché lui si è preso il tempo di registrarli. Ma la cosa interessante e tragica è che non sapremo mai chi fossero queste persone. Sappiamo chi fosse il presidente in quel periodo, ma non chi fosse quell’uomo afroamericano che cantava quelle canzoni”. Bryan è un uomo in missione.


Bobby Rush: Nessuna prova, niente di niente. Lo abbiamo semplicemente fatto

Tra Bryan Ward e Bobby Rush c’è una vecchia amicizia. Byran ha registrato l’acclamato album “Blind Snake” (Deep Rush Records 2009), è anche co-produttore di alcuni pezzi come “Chinkapin Huntin’” e “She Alrigh, She Alright”.

Quando ha chiesto a Bobby di venire a Parchman Farm per cantare con Wolf sapeva che Rush non avrebbe esitato a lungo; infatti, non era del tutto estraneo al carcere. “Facevo parte di un’iniziativa di assistenza pastorale nelle carceri. Non aveva molto a che fare in senso stretto con il blues, ma in un certo senso c’è un legame. (…) Ho iniziato a occuparmi di assistenza pastorale nelle carceri grazie al mio impegno a favore degli afroamericani in generale.

Gli afroamericani sono la grande maggioranza della popolazione carceraria, più di qualsiasi altro gruppo etnico. Lo sguardo di Bobby Rush si fa più severo. Racconta due storie – quella sua personale e quella del suo popolo, intimamente legate, “Quando ero ragazzo, dovevamo andare fuori per usare il bagno. Non avevamo la luce elettrica, né docce in casa. (…) Qualcuno mi ha chiesto proprio qualche giorno fa se fossi mai stato nell’esercito. Ho risposto: “No, ma ho combattuto per tutta la vita”. Mi capisci? Ho combattuto per tutta la vita

Ho una sorella che per età è la più vicina a me; ha un figlio che sta scontando tre ergastoli. Tre ergastoli. Aveva 19 anni e ormai è dentro da circa 30 anni. Tre ergastoli, senza possibilità di libertà condizionale. Mio nipote. Di solito nella predica si parla alla gente di cadere e di sapersi rialzare. Ma da tre ergastoli come ti rialzi? Voglio dire, non ne uscirai più. Conoscevo quel ragazzo. Certo non è bello che si sia preso una sentenza a vita, ma penso anche a come Dio gliel’abbia salvata con quella condanna, altrimenti gli sarebbe costata la sua vita o forse quella di qualcun altro.”

Bobby Rush

Bobby Rush foto Eric Doidy

Bobby ha cominciato a dedicarsi all’attività di assistenza spirituale nelle prigioni decenni orsono, in modo discreto, in parallelo alla sua carriera commerciale. Ci ha spiegato che il punto di partenza per lui è stato un intervento ad una scuola per ragazzi problematici, durante la quale il cappellano gli ha chiesto di venire a parlare a quelli che venivano chiamati i “cattivi ragazzi”. “Mio padre è un predicatore e non volevo andare contro il pensiero dei predicatori che rispetto. Però ho detto loro: Sentite, non dovremmo usare l’espressione “cattivi ragazzi” Che cos’è un cattivo ragazzo? Mancanza di conoscenza, certo, ma “cattivi ragazzi”… non usiamo questa espressione -. E così ho deciso di parlare piuttosto di errori”.

Affronta i rapporti con i detenuti con la stessa filosofia. «Ho commesso degli errori nella mia vita. Ci sono state volte in cui avrei dovuto finire in prigione, ma semplicemente non mi hanno beccato, capisci. Il mio argomento preferito in prigione era parlare degli errori. Quando un uomo o una donna commette un errore, puoi sempre correggerti se ti rendi conto di stare sbagliando. Paolo diceva di essere il peggior peccatore del mondo. Ne dubito. Probabilmente è il numero tre. Io, il numero uno. (ride) Allora vado lì e parlo con le donne e gli uomini, soprattutto uomini, per lo più di colore, di come si commette un errore. Se commetti un errore, se fai qualcosa che sai essere sbagliata, puoi cambiare idea in qualsiasi momento, perché sai che è sbagliato”

«La cosa più difficile che mi sia mai capitata in vita mia: cercare le parole giuste per rivolgermi a un uomo nel braccio della morte. È stata dura. Cosa dici a un uomo e  sei nel braccio della morte? Mettiti in ginocchio e prega, ammetti ciò che hai fatto, chiedi perdono per ciò che hai fatto… Ma questo vale per chi guarda la situazione dall’esterno. Quando ci sei dentro, è tutta un’altra storia. Mi sono messo in quella posizione per poter parlare con loro come fossi nei loro panni. E penso di esserci riuscito perché sono stato molto onesto con loro. Ho suonato la mia armonica per loro e di solito dico qualcosa di questo tipo, “ho fatto molta strada, ma ne abbiamo ancora molta da percorrere”.

Perché le cose che facevo un tempo in Louisiana, ora non le faccio più. Ho detto: «Un tempo portavo l’acqua per 15 centesimi al giorno. A nove anni, dovevo lavorare così duramente ogni giorno. Raccoglievo il cotone nel campo dove vivevo. Raccolgo ancora il cotone, ma ora possiedo una parte di quel campo». Ho detto: «Sono libero. Non vedete che sono libero? Guardatemi. Credete che io sia libero? Se no, lasciate che ve lo dica, ragazzi: mi sono tolto le catene dai piedi e quelle dalla mente. Ho detto: “Ora, quello che dovete pensare voi è questo: qui dentro potete anche essere incatenati, ma nessun altro può togliervi le catene dalla mente, solo voi stessi”.

Lo hanno capito. Perché non devi essere libero per sentirti libero. Non devi essere rinchiuso per sentirti rinchiuso. Non devi essere giù per sentirti giù. Non devi essere su per sentirti su. È tutta una questione di stato d’animo. Potete rinchiudermi in prigione, ma non potete rinchiudere la mia mente. Quella è libera. Lo hanno capito.

Libertà. La stessa parola che decrive l’atteggiamento di Bobby Rush quando al momento di registrare con Wolf per il video di “Changed”.

“Non avevo nulla a che fare con le riprese. Non sapevo cosa avrebbero fatto. Ma sapevo che si trattava di questioni spirituali, quindi quel giorno mi sono presentato. Ricordo di essere entrato e di aver detto ai ragazzi: “Ascoltate, oggi è un giorno in cui ho fiducia”. Ricordo che mi ha chiesto: “Cosa intendi con ‘hai fiducia’?”. Ho risposto: “Ho fiducia che Dio mi ispirerà cosa dire e fare oggi”. (…) Nessuna prova, niente di niente. È semplicemente successo. Non avevo nessun piano”.

Amen, Bobby Rush.


Amelia Eisenhauer – Ho trovato il Gesù più vero a Parchman Farm

Diplomata di recente al prestigioso Berklee School Of Music (Boston), Amelia Eisenhauer suona chitarra e violino dall’età di sei anni ed è apparsa due volte come concorrente allo show televisivo American Idol (2016 e 2026). Originaria dell’Illinois meridionale, ora vive a Nashville e a ventisei anni, pur ben calata nella propria generazione, rivendica l’eredità culturale della musica americana. Si è avvicinata al mondo delle carceri in occasione di un concerto di Natale organizzato dal suo patrigno, Bryan Ward, alla Marshall County Jail. Ha poi mosso i primi passi a Parchman Farm, un luogo, “abitato di molta Storia”. “Un’esperienza affascinante ma allo stesso tempo triste”, ci racconta, ricordando le sue impressioni dell’epoca, “quando giri per quei luoghi vedi molte tombe, alcune non sono nemmeno identificate. Non si sa chi vi sia sepolto, perché non ci sono registri. Erano considerati indesiderabili”.

Lì ha avuto modo di fare esperienza di qualcosa “di molto più vero di qualsiasi cosa potessi trovare in una chiesa”. Parlando di aver scoperto “un senso di perdono assoluto”, prosegue, “potrei affermare di aver trovato il Gesù più vero in carcere.” Di fronte ai detenuti ha suonato una commovente versione di “Feeling Good”, la canzone che NinaSimone ha trasformato in un inno di emancipazione nel periodo del movimento per i diritti civili. Ha gradualmente compreso che questo ha “dato alla performance un livello di significato che prima non aveva; vedere quanto impatto può avere sulle persone che ne hanno più bisogno, sai. Ed anche che impatto ha su di te.”

Amelia

Amelia Eisenhauer foto Eric Doidy

Questa esperienza l’ha cambiata profondamente –I’ve been changed- come nel brano cantato da Wolf, che lei accompagna al violino. “Ho pensato a quando la cantavo da teenager. E la me stessa di ora vorrebbe quasi prendere a schiaffi la me stessa di allora, perché la stavo semplicemente cantando. Senza capirne le profonde implicazioni. Wolf la vive davvero. E questo la rende così potente. Non c’è un briciolo di questa canzone che non risuoni di verità in lui”.

“Lui è una persona molto forte. Non ci sono molte voci come la sua, lo sai. È come se non potessi sentire la canzone allo stesso modo dopo aver ascoltato lui, specialmente dal vivo. Quando sei in quella stanza, anche il tipo più duro comincia a singhiozzare come un bambino. Questo è l’effetto che fa; come essere avvolti dalle correnti più forti dell’oceano. Non puoi resistere. È il tipo di esperienza che altera interamente il tuo rapporto con la musica, quello che la musica rappresenta per te, come puoi guarire attraverso di essa. Come se…c’è un sacco di roba inutile là fuori, non lo dico per denigrare gli artisti da Top 40, sono bravi e hanno un pubblico enorme per un motivo. Ma non possono fare quello che fa Wolf. Pochissimi ci riescono. È qualcosa di raro.”


Wolf Robert Weaver Jr- C’è molto talento qui in questa struttura

Essendo detenuto dal 1993, Wolf conosce Parchman Farm come le sue tasche e tutti, delle guardie agli altri detenuti, lo trattano con rispetto. È un uomo dal sorriso caloroso e cordiale, che trasmette grande serenità. La sua voce calma e naturalmente profonda è in contrasto con il suo aspetto fragile. Quando parli con lui di musica, soprattutto di gospel, il suo volto si illumina. Quella che segue è la nostra conversazione integrale, a partire dal primo incontro:

“Mi chiamo Robert, sono nato nel 1950.  Sono nato e cresciuto, almeno in parte, a Chicago, Illinois. Mi sono poi trasferito qui in Mississippi. Questa è la terra d’origine di mia madre. Mi sono trasferito in una cittadina chiamata Logtown, Mississippi, sulla costa.  Quando il governo ha acquistato la terra laggiù, mio nonno si è trasferito da Logtown a Bay St. Louis, Mississippi, che è sulla costa. A Logtown è stato costruito un grosso Space Center. Così sono cresciuto lì sulla costa, a Baby St. Louis, Mississippi.

Ho 74 anni. La musica è stata la mia vita. Ho iniziato cantando molto R&B, doo-wop e gospel. I Temptations erano il mio gruppo preferito da ragazzo. La Motown, My Girl, The Way You Do The Things You Do…idolatravo il gruppo per la musica e il ballo. Per il gospel uno dei miei idoli era il Reverend James Cleveland. I Gospel Caravans, tutto questo all’epoca, la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta…

Wolf

Wolf foto Eric Doidy

Quando sono cresciuto mi sono unito all’esercito. Sono stato in Europa, anche a Parigi. Sono rimasto in Europa per circa otto anni e mezzo. Ho deciso di lasciare l’esercito. Sono tornato a casa e…ho fatto parte di diverse band R&B qui in Mississippi. L’ho fatto per un po’. Alcune erano buone, altre molto meno! Con molti di questi gruppi il mio livello di canto era più elevato degli altri. C’era molta invidia, così mi sono allontanato da questi gruppi. Ho preso a frequentare di nuovo la chiesa. La chiesa è diventata la mia base.

Suonavi qualche strumento?

Suonavo la batteria. Ho iniziato a suonare la batteria.  Ho imparato a tenere il tempo sui barattoli e i coperchi dei bidoni dell’immondizia, ecco come ho fatto, in verità. Battendo sulle pentole. Allora avevamo un bidone della spazzatura: se ci salivi sopra, il coperchio si apriva. È così che ho imparato a suonare la batteria. Mio nonno mi ha comprato il mio primo rullante. Avevo circa 8 o 9 anni. Poi ho imparato a suonare la batteria: avevo circa 11 o 12 anni. Ho iniziato a suonare il flauto, poi l’ho abbandonato. Tutti i miei fratelli erano suonavano uno strumento quindi io mi sono dedicato al canto. Mi sentivo portato più per il canto che per suonare uno strumento.

Così sono tornato in chiesa. Ero il solista del coro. Ero anche il solista in alcuni dei gruppi gospel di cui facevo parte. E il gospel sembrava proprio essere la mia strada. Ho avuto l’opportunità di partecipare a molti talent show diversi. Oggi credo davvero che quella non fosse la mia strada. Dio mi ha guidato e voleva che cantassi e lo lodassi. Ed è proprio quello che ho fatto.

Che tipo di chiesa era?

Battista, Cantavo in una chiesa battista, una cattolica, metodista…ho cantato in quasi tutte le chiese della mia città. Avevamo un coro comunitario. C’erano musicisti e cantanti provenienti da diverse confessioni religiose: presbiteriani, metodisti, battisti e cattolici, e insieme formavamo un coro comunitario. Io ero il solista di quel coro. Inoltre, nel coro della mia chiesa, ero sia il direttore che il solista.

Perciò non è cambiato molto da quando sono in prigione. Mi sono trovato con alcuni degli altri, abbiamo formato un piccolo gruppo. Poi il signor Rudy Seals, che era il direttore delle cucine qui, ha formato un coro qui. Esisteva già la Parchman band e così lui ha inaugurato il coro in chiesa. Ed io sono diventato il cantante principale in esso. E abbiamo girato molto qui attorno al Delta, andando a cantare in diversi posti e diverse chiese, scuole e altri posti. Dunque, ho cantato per conto mio per un lungo periodo, fino a circa il ’96 o ‘97, quando abbiamo messo insieme il gruppo nella Unità 23.

All’Unità 23, la messa si teneva nella mensa ed era celebrata dai detenuti stessi. C’era un coro, il coro dell’unità. Il numero dei partecipanti era sceso da 40 a 13, ma era il gruppo di cantanti più talentuoso che avessi mai sentito da molto tempo! E l’armonia… beh, se parliamo di armonia, beh, eccome se c’era!

Ricordi i nomi dei cantanti?

Uno dei cantanti era Ronnie Gatti. Ora è giù a Greene, no a Rankin County. James Hamilton è fuori. Ron, Big Ron Miller, è fuori anche lui. Clarence, Clarence D, no solo Clarence…Clarence, sto cercando di ricordarmi il suo cognome. Era di Ocean Springs, Mississippi. È fuori ora. La maggior parte dei ragazzi del coro sono usciti ora. Io sono uno dei fondatori del coro che è tuttora qui a Parchman.

E così, nel corso degli anni, abbiamo iniziato a tenere le funzioni di lode nella zona. Ogni domenica c’era una funzione di lode. Ed era lì che ci riunivamo: nella zona, 104 uomini nella zona. Io guidavo il tutto, e sempre più ragazzi hanno iniziato a partecipare con entusiasmo. Alla fine, quando il sovrintendente McClure e il signor Cain sono entrati in funzione, hanno detto che avrebbero costruito una cappella qui all’Unità 30. Non avrei mai pensato di vederla, di vedere qualcosa del genere, perché tutta la nostra musica e le nostre lodi si svolgevano principalmente nelle zone e nella mensa.

Ora abbiamo una cappella, una cappella bellissima. Ah, vorrei tanto che aveste l’occasione di vederla! E abbiamo un coro unico nel suo genere e un gruppo di musicisti. Abbiamo un tastierista dinamico, un batterista, un bassista, un chitarrista solista e un chitarrista ritmico. E poi ci sono, credo, quasi una dozzina di cantanti oltre a me.

Conduco il momento di lode e adorazione. Sono io a dare il via a tutto. E una volta iniziato, passo il testimone a loro. Di solito canto una o due canzoni insieme a loro. A volte canto un passaggio solista prima del sermone o dopo. E per molti dei ministri che vengono qui, canto anche per loro. Alcuni arrivano e non hanno nessuno che si occupi della musica, quindi vogliono che ci pensiamo noi. Ho questa occasione d’oro per farlo. Ed è una vera benedizione.

Cosa cambia per te, cosa senti di diverso quando canti lì rispetto a cantare in una delle zone?

Beh, sai, avere un posto dove non solo la zona possa riunirsi per pregare, ma dove tutti e 30 possano ritrovarsi e pregare insieme. E anche dare a tutti loro l’opportunità di ascoltare e cantare. La maggior parte dei ragazzi di questa fattoria-carcere mi conosce per come canto. «Hai conosciuto Wolf?», «È lui» (ride). Questo è il rapporto che ho con la maggior parte degli uomini qui in questa prigione. Mi conoscono anche per come canto. E ancora di più per il modo in cui mi comporto nel mio ministero. Insegno anche studio biblico, oltre al ministero della musica e del canto. Ma Dio mi ha dato un dono per la voce, ed è semplicemente qualcosa che amo davvero fare. Mi piace farlo in qualsiasi momento. Se dici: «Ehi, Wolf?», sono pronto.

Se posso chiedertelo, da dove viene il soprannome “Wolf”?

Da mio nonno. Mi diceva che ululavo come un lupo quando piangevo. I miei polmoni erano così possenti! Ecco come ho avuto il soprannome Wolf.

Da piccolo.

Sì, fin dall’inizio. Mi è rimasto. Così quasi tutti mi chiamavano «Baby Wolf» o «Wolf». Mi dicevano: «Amico, hai dei polmoni da lupo». È così che mi sono procurato quel soprannome.

Nella tua famiglia Howlin Wolf, il cantante blues, era conosciuto?

Howlin’ Wol? oh sì. Lo vedevo in TV, soprattutto nel programma «Midnight Special» che conduceva. [Nota: qui Robert confonde il cantante blues Howlin’ Wolf con il conduttore radiofonico e televisivo Wolfman Jack ndt], Howlin’ Wolf era un personaggio unico! Per quanto riguarda il gospel, non so se hai mai sentito parlare di un gruppo chiamato «The Mighty Clouds of Joy». Joe Ligon and the Mighty Clouds. Per me erano i Temptations del gospel, mentre i Temptations erano quelli dell’R&B. Il blues… mi piaceva il blues, ma ero più appassionato di R&B. Anche i Dixie Hummingbirds erano uno dei miei gruppi preferiti… Hai mai sentito parlare di un gruppo chiamato Zion Harmonizers? I Soul Stirrers? I Violoneers? Ti dirò, uno dei miei cantanti gospel preferiti prima che passasse all’R&B era Sam Cooke. Little Richard: ha iniziato con il gospel. Ha fatto un sacco di gospel prima di passare al rock and roll. Ci sono parecchi gruppi là fuori che hanno avuto un’influenza sulla mia vita. I Temptations sono stati il gruppo che davvero adoravo, dato che riuscivo a imitare entrambe le voci [cambia tono di voce], potevo passare da qui a qui…

Scusami… mi stavi raccontando come è cambiato nel corso degli anni il tuo modo di cantare il gospel in prigione. Può spiegarmi meglio?

Beh, sai, quando sono arrivato qui in prigione, molte delle cose che ci sono adesso all’epoca non c’erano. Anzi, allora a non avevamo nemmeno le funzioni religiose. Quindi, per me, si trattava soprattutto di lode individuale. Ero da qualche parte nel campo e iniziavo a cantare. Alcuni ragazzi si radunavano intorno a me: «Amico, non ho mai sentito quella canzone». A volte cantavo molto R&B, poi smettevo con l’R&B e passavo al gospel. Così, per un certo periodo, in molti dei campi in cui mi trovavo, mi sono mettevo a cantare R&B e gospel

E man mano che la dirigenza iniziava a cambiare, con l’arrivo di nuove persone, come il sovrintendente e il commissario, le porte hanno cominciato ad aprirsi lentamente e abbiamo iniziato ad avere, come ho detto, momenti di preghiera nella zona, lodi nella zona, studi biblici nella zona. Ed è stato in quel momento che hanno ridotto il numero a 104 per zona. In precedenza, eravamo circa 208 per zona. Quindi erano circa 416 per edificio. 208 in questa zona, 208 in quest’altra. Così hanno ridotto il numero fino ad arrivare alle attuali 104 persone per zona. Quindi c’era più gente. E le funzioni religiose nelle zone hanno davvero mantenuto vivo e attivo tutto. E hanno dato a molti dei ragazzi che erano stati chiamati a predicare l’opportunità di affinare le loro capacità di oratori.

E sai, si dice sempre che “la pratica rende perfetti”, ma è la bugia più grande che sia mai stata raccontata. La pratica ti rende abile in quello che fai. Quindi, più ti eserciti, più diventi abile. E questo ha dato loro quell’opportunità e ha aperto molte porte anche per l’inserimento delle parti vocali. Molti ragazzi che erano, direi, timidi, sapete, non erano del tutto a loro agio e aperti. Sono riuscito a coinvolgerli. E nella 30 facevamo una sfida gospel. Il mio gruppo ha vinto la prima sfida gospel all’Unità 30

Wolf at Parchman foto Eric Doidy

Oh, quindi c’erano molti cantanti.

Adesso ci sono un sacco di cantanti da queste parti.  Molti di loro se ne stanno per conto loro. C’è un sacco di talento qui in questa fattoria. Non solo nel canto, ma anche dal punto di vista musicale. Un sacco di talento e abilità. Sono solo pigri e non vogliono fare nulla con i doni che hanno. Quindi penso che col tempo, se continui a incoraggiarli e motivarli, cambieranno idea. Grazie a persone come Bryan che viene, sai, a Kairos, e suona con noi e aiuta i ragazzi con il canto e le loro capacità musicali. È un vantaggio anche per loro perché hanno l’opportunità di imparare da un professionista. Sai, e oltretutto da una persona che ama ciò che fa. Quindi è valore aggiunto. Tutti noi vogliamo bene a Bryan.

Svolgi anche un altro lavoro qui in prigione?

Oh sì, lavoro. Sono un addetto al magazzino. Sono responsabile del cibo che arriva all’Unità 30. Quando sono arrivato in prigione, ho iniziato a lavorare come saldatore. Dopo aver completato il corso di saldatura, sono diventato addetto in un campo.

Sono entrato quando hanno aperto il 32. Non so se hai sentito parlare del 32, è uno dei campi che hanno aperto nel 1990. Ho fatto il cuoco nel 32 per circa tre anni. E dopo tre anni, ho avuto l’opportunità di diventare impiegato nell’officina di manutenzione. E poi alla fine sono diventato l’impiegato di tutta la cucina, occupandomi degli ordini di cibo e cose del genere per i satelliti, i CWC [Community Work Centers] e cose simili. Quindi, quando hanno chiuso il 32, la cucina si è trasferita al 30. E quando si sono trasferiti al 30, ho continuato a fare lo stesso lavoro. Faccio ancora lo stesso lavoro oggi.

Mi piacerebbe che avessi l’occasione di venire a una delle nostre funzioni religiose! Abbiamo una funzione la domenica all’una. All’una o poco dopo l’una, perché è dopo che tutti hanno pranzato. E poi abbiamo la funzione, che va dalle 13:00 alle 15:00 circa. C’è stato un cambio di persone che sono entrate nelle posizioni di responsabilità e che stanno promuovendo ciò che vedete accadere ora.  Loro sono a favore di questo. Sapete, non stanno opponendo alcuna resistenza. Sono a favore di questo!

Vogliono vedere la parte positiva nella prigione, sapete. E attraverso la predicazione del Vangelo e il ministero stesso, si sta davvero facendo luce. Un tempo questo era un posto davvero buio, e ora la luce sta davvero cominciando a risplendere in questo sistema carcerario. Ed è una cosa fantastica. Dio ha messo qui alcune persone che hanno quella visione, gli è stata data una visione e stanno cercando di realizzarla

Le funzioni si tengono il venerdì, il sabato e la domenica. Lo studio della Bibbia si svolge il lunedì, il martedì e il giovedì. Il Kairos si tiene ogni mercoledì sera. Quindi non c’è un solo uomo in questa prigione che sia venuto all’Unità 30 o in questa fattoria-prigione che possa dire di non aver sentito parlare di Gesù. Lo sanno tutti.

Hai contatti con i detenuti che sono usciti? Come li ha cambiati tutto questo?

Ci sono stati molti ragazzi che sono usciti negli ultimi mesi, sono tornati a casa. E sono attivi nel servizio di predicazione là fuori. Alcuni sono pastori associati. Altri hanno avviato un ministero carcerario e stanno tornando a svolgere il loro ministero nelle carceri, non solo qui a Parchman, ma in tutto lo Stato. Hanno un gruppo di lavoro che si occupa di questo. E la maggior parte dei ragazzi che se ne sono andati da qui e che erano coinvolti nel ministero stanno andando bene là fuori in questo momento. Stanno andando bene là fuori.

Prima di finire qui, altri membri della tua famiglia erano stati a Parchman o in una prigione del Mississippi?

C’erano altri miei parenti in prigione? No, no, no. Oh, avevo un cugino che era qui a Parchman. È successo tantissimo tempo fa. Ma è l’unico mio parente che abbia mai avuto qui a Parchman. Oh, e mio fratello. Mio fratello è stato qui per circa cinque, sei, otto anni. È uscito, è andato in California e ha avviato un’attività di carrozzeria e verniciatura. Se la cava bene. Se la cava bene laggiù.

Cantavate insieme?

Oh, certo! Io e i miei fratelli cantavamo sempre insieme. Questa era la parte bella. Mia madre ci vestiva bene da bambini. E a Chicago al venerdì e sabato sera ce ne andavamo giù all’angolo della strada tutti insieme. È lì che si trovavano tutti i gruppi, tutti coloro che pensavano di saper cantare, ballare o fare qualcosa, si venivano lì a fare la loro esibizione. Quindi, quando siamo arrivati in Mississippi, era la stessa cosa. Mia madre ci faceva partecipare a ogni piccolo programma in cui riusciva a farci cantare. Sai com’è quando si inizia a crescere. Si inizia a voler fare le proprie cose e andare, sì e quindi… L’ultima volta che io e i miei fratelli abbiamo cantato insieme, credo fosse al funerale di mia madre o a quello di mio padre.

Hanno conservato ancora un po’ delle loro doti canore. Il mio fratellino più piccolo è direttore di una banda. Ha diretto la banda di un’importante scuola laggiù sulla costa. L’altro mio fratello ha fatto parte di un gruppo per un po’. Poi se n’è andato. Il mio fratello maggiore vive in California. Non so nemmeno se continui a fare qualcosa alla sua età, ora ha circa 80 anni. Ma, sai, eravamo dei ragazzini piuttosto tosti. Penso che se avessimo continuato, avremmo potuto lasciare il segno nel mondo della musica, sia nell’R&B che nel gospel. Penso che avremmo potuto lasciare il segno.

Hai mai registrato della musica prima d’ora?

No. La prima registrazione che ho fatto qui è stata con Bryan. No, ho registrato qualche demo. Quando stavo per partecipare a un talent show qui a Jackson, ho dovuto registrare un demo con due canzoni. Dovevo partecipare a Star Search, quindi ho dovuto registrare un demo.

Cosa intendi per demo?

Ci metti due delle tue canzoni migliori. Sono andato in uno studio. Il tecnico dello studio si è occupato della registrazione, del missaggio, di tutto. Io ho dovuto solo cantare.

Era solo voce o c’erano anche gli strumenti?

No, era solo voce. È stato lui ad aggiungere la musica. La prima volta che ho registrato il demo l’ho fatto senza musica, poi la seconda volta l’ho fatto con la musica. Insomma, come ho detto, quella è stata la mia prima occasione.

Quando è successo?

Oh, era… negli anni ’70 [Nota: il programma televisivo Star Search andò in onda a partire dal 1983, quindi forse la memoria di Wolf lo tradisce in questo caso]. Il bello della musica è che devi amarla. Ascolto molti dei cosiddetti talenti in circolazione. Penso davvero che abbiano dato una voce a molti di quei cantanti, perché dal vivo non suonano affatto come nella registrazione, nel CD. Dal vivo non suonano affatto così. E si capisce quando la voce è stata aggiunta. Ritoccata.

Scusa, è una domanda sciocca, ma qui dentro si possono ascoltare i CD? Come fate ad ascoltare la musica?

Beh, abbiamo le radio. La settimana scorsa mi hanno portato una TV nuova di zecca e ha anche la radio integrata. Inoltre, puoi comprare una radio alla tavola calda. Prima vendevano lettori MP3 e CD, ma per qualche motivo hanno smesso. Quindi la maggior parte della musica che ascolto viene dalla radio. E molti dei programmi gospel che vanno in onda sui canali gospel e cose del genere, prendo molte delle canzoni che sento da lì. Può capitare di sentire una canzone in particolare e loro la interpretano in un certo modo, io la farò in un altro. Aggiungendo il mio piccolo tocco personale e la mia interpretazione.

Quali sono i tuoi programmi radiofonici preferiti?

Mi piace T.D. Jakes. Anche Robbie Zacharias, mi piace. Charles Stanley. E quel tipo che trasmette quella musica. Ogni due settimane mandano in onda un programma di musica gospel su PBS, sul canale 23.1. Si chiama «Gospel». E quello che fanno è proporre brani gospel che vanno dai primi anni del Novecento fino ai giorni nostri. Mostrano come la musica gospel sia cambiata nel culto e nella lode in chiesa e a che punto è oggi.

E come gran parte della musica gospel abbia molte influenze secolari. E se ascolti molto rap gospel, gran parte di esso ha quel ritmo secolare, che è ciò che attrae molti giovani. Sono attratti dal boom, boom, boom, boom, boom, capisci. Da quello e non dalle parole. Non sono un rapper. Sono un cantante. Il rap va bene per chi lo apprezza, non lo critico, ma io sono un cantante. È lì che do il meglio di me.

Wolf sta lavorando al suo primo album, prodotto da Bryan Ward. A Parchman Farm.

(Interviste realizzate tra il 14 e il 20 settembre 2025 a Parchman, Mississippi, Cobden, Illinois e Greenville, Mississippi)

gospel parchman

Gospel at Parchmam photo Eric Doidy


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