Il Ritorno Dei Blues Brothers

E’ indubbio che il film Blues Brothers del 1980 abbia in qualche modo cambiato per sempre il mondo del cinema e della musica afroamericana, in maniera forse più globale della rivoluzione e riscoperta del blues avvenuta grazie alla british invasion, quando dei caucasici magri e slavati riportarono in auge la musica nera con la loro personale interpretazione, omaggiando i loro idoli con mille versioni dei grandi classici.  John Belushi e Dan Aykroyd due folli attori amici anche nella vita reale, e le loro peripezie a Chicago restano nell’immaginario di tutti gli amanti del blues, soul, rock, gospel e rhythm & blues, ritornando attuali persino in periodo di elezioni mid-term quando si ricorda la scena dei “nazisti dell’Illinois” e della giusta fine che fanno grazie alla bluesmobile.

Ritornare a cavalcare il drago nel cinema è stato fatto con “Blues Brothers 2000”, con tutto quello che ne consegue per un sequel che comunque mantiene un ottimo livello musicale, ma dal punto di vista del plot purtroppo mostra troppe debolezze, e per questo spesso viene disconosciuto come apocrifo. Qui siamo di fronte ad un’altra operazione diretta ad un pubblico forse più giovane, spaziando nel mondo dei fumetti.  Personalmente ho cercato di affrontare diversi volumi dedicati alla vita di John Belushi e dei Blues Brothers, ma solo “Chi Tocca Muore” di Bob Woodward al momento ha catturato la mia attenzione al punto di farmi arrivare sino alla fine, ma questo sarà sicuramente dovuto un mio limite.

I fumetti mi hanno sempre affascinato, e questo progetto della casa editrice Silver Quail, che tra l’altro pubblica fumetti prevalentemente dedicati al rock e metal con anche qualche puntatina nel vinile, sicuramente merita attenzione. La storia è legata alla famiglia allargata Aykroyd-Belushi, vedendo tra gli autori Luke Pisano (figlio di Judy Belushi) e Stella Aykroyd (figlia di Dan) assieme a James Werner, e immagino che l’eredità di John Belushi, con la sua follia e creatività magnetica, sia qualcosa che ti segna per la vita. Anche qui in parte si ripercorre la trama del (primo) film, con una valigetta da recuperare che contiene inediti pezzi di blues dal successo garantito, tra suore esperte di arti marziali, discografici senza scrupoli e la polizia sempre all’inseguimento senza riuscire (quasi) mai nell’intento della cattura.

I disegni ricordano a tratti Robert Crumb e altre volte David Mazzucchelli di Batman Year One (creato da un grande come Frank Miller), e Joliet Jake/John Belushi è magicamente resuscitato (assieme a Carrie Fischer) anche se tutto gira attorno alla sua scomparsa/rapimento. Un divertissement che ogni tanto rasserena la vita visto che alla fine (purtroppo non come nella vita reale) vincono i buoni nonostante il numero di macchine distrutte.

 

Davide Grandi

Info: https://silveryquail.com/

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