Billy Gibbons per Il Blues

Incontriamo Billy Gibbons in maniera virtuale grazie alla Universal, che come sempre dimostra di avere un occhio di riguardo per la nostra rivista, fedelmente devota al blues, e l’atmosfera si scalda subito grazie alla sua gentilezza e disponibilità, ad iniziare dal non negarsi in video, come successo con altre star, ma dall’essere talmente conviviale dal mostrarci lo schermo del suo cellulare per condividere con noi alcune immagini legate a bluesman del passato o persino al figlio appena nato del batterista che lo accompagna nell’ultimo lavoro Hardware.

Spesso ci siamo chiesti che cosa faccia di una persona qualsiasi una grande persona, e ancora una volta dobbiamo convenire che chi davvero è “grande” in fondo non ha nulla da dimostrare, riuscendo ad essere semplicemente se stesso ed annullando con uno schiocco di dita qualunque distanza con gli altri, che non possono fare a meno di rimanerne ammirati.

Ricordo con gioia quando lo incontrai la prima volta a Milano, ai tempi dell’Antenna Tour, e di come, alla fine del concerto, dopo aver atteso a lungo con una copia della rivista in mano, fui accolto da lui con la stessa gentilezza e simpatia che è riuscito a trasmettere in questa intervista. Qualità rara nei musicisti, che ogni tanto faticano a tenere insieme il loro lato artistico ed umano, rendendoli così diversi e distanti da deludere i fan. E il sorriso di Gibbons quando ricorda Milano e i concerti degli ZZ Top tenutisi nella nostra città dissipano in un istante qualunque eventuale dubbio.


Billy Gibbons dei ZZ Top intervistato per Il Blues Magazine

Billy Gibbons (foto Blain Clausen ®)


 

Billy, sono ormai 52 anni che con gli ZZ Top riesci ad infiammare le platee di tutto il mondo, tutte le volte che salite sul palco, l’ultima volta vi ho visto al Sierre Blues Festival dall’amico Silvio Caldelari. Da dove prendete tutta quella energia?

Stavo proprio per mostrarvi una bottiglia di Peroni, ma oggi (per il fuso orario è mattina n.d.r) sto bevendo Dr. Pepper, l’energia viene da qui (ridendo). Ma stasera berrò la Peroni!

Una cosa interessante è stata scoprire che hai prodotto un disco di Rainer Ptacek, un musicista che mi colpì molto nel passato ad esempio con il suo disco Worried Spirit del 1999.

Si si in effetti, abbiamo un nome molto particolare per lui, divertente, lo chiamavamo il Dylan del Deserto. Perché cantava davvero in maniera inusuale. Bob Dylan era un grande musicista e cantava in maniera davvero inusuale, e così era Rainer, aveva davvero lo spirito giusto ed era un grandissimo musicista. Lo stavo ascoltando proprio ieri Rainer, ero con un amico di Nashville, Tennessee, e abbiamo parlato per oltre un’ora di blues e delle sue diverse forme. Questo mio amico mi ha chiesto di Rainer e abbiamo parlato di lui per oltre un’ora. Qualcuno mi ha detto, e devo controllare, che è stato pubblicato un nuovo video di Rainer del 1985 e devo assolutamente trovarlo, oggi lo cercherò.

Gli ZZ Top possono essere considerati una blues band e Billy Gibbons un chitarrista blues?

Credo sia più onesto dire che siamo una blues-rock band. Abbiamo cercato di interpretare questa forma d’arte e abbiamo cercato di rendere omaggio i fondatori, i primi musicisti che hanno “creato” il blues, è buffo che proprio qualche giorno fa abbiamo celebrato il compleanno di Howlin’ Wolf, ed ho qui un dipinto (mostrandomi lo schermo del suo cellulare) fatto da un amico. Howlin’ Wolf era davvero un interprete potente del blues, con una voce incredibile, e questo amico, che sapeva benissimo quanto gli ZZ Top siano legati a questo musicista, mi ha chiesto se conoscevo qualcuno che potesse essere considerato un interprete allo stesso livello di Howlin’ Wolf e, che ci si creda o no, è venuto fuori il nome di Tom Waits. E anche se non so so se Tom Waits voglia essere accomunato e chiamato un interprete di Howlin’ Wolf, ma diciamo che Tom ha qualcosa di particolare, lo stesso spirito ed una voce davvero simile. Ma potremmo parlare di Howlin’ Wolf per ore ed ore.

Parlando dei padri del blues, quali sono quelli che ti hanno influenzato di più?

Penso che l’influenza principale dal mondo del blues sia essenzialmente Jimmy Reed. Lo ascoltavo sin da ragazzo ed ogni volta che lo ascolto scopro sempre qualcosa di nuovo. E’ così apparentemente semplice se ascoltato superficialmente, ma tutta la parte più sofisticata è lì subito sotto l’apparenza. Ecco perché posso ascoltare Jimmy Reed anche oggi senza annoiarmi mai, ci ritrovo sempre qualcosa di nuovo. E’ davvero un fenomeno unico. C’è una strana connessione con Eddie Taylor, il suo modo di suonare la chitarra, assieme a Jimmy Reed, il loro modo di suonare le loro chitarre a volte sembrano quasi scontrarsi una contro l’altra, ma producevano una musica meravigliosa.

Parlando della tua carriera solista, hai realizzato tre dischi , uno di ispirazione più rock, uno più legato al blues ed uno dal sapore cubano, possiamo dire che questi sono gli ingredienti della tua musica come se si stesse parlando di cucina? Da italiano non posso ovviamente non citare il vino ed il cibo!

(ride) Certamente! Sai stavo parlando con Matt Sorum, il batterista del nuovo disco Hardware, ha appena avuto un bimbo. E stavamo appunto parlando dei dischi e soprattutto di quello nuovo, e Matt tra le varie influenze citava sicuramente il sound cubano e il rock, ma affermava che mantiene sempre comunque una forte influenza blues. Ed io ho confermato. Se guardiamo alla discografia degli ZZ Top uno dei primi album è One Foot In The Blues, e questo ci dice che non importa in che direzione andiamo, ci sarà sempre un elemento portante legato al blues. Il bimbo di Matt (mi mostra la foto del figlio di Matt sul suo cellulare) che vedi ha un solo giorno. C’è un set di batteria davvero piccolo al negozio di strumenti musicali che stavo visitando ieri, ed ho detto a Matt, vai pure in quel negozio di chitarre, hanno per tuo figlio quel mini set di batteria, e poi io ti manderò dei dischi di Jimmy Reed, così potrà iniziare nel modo migliore!


Billy Gibbons per Il Blues

Billy Gibbons (foto Blain Clausen ®)


Tornando ancora ad una delle canzoni degli ZZ Top, “My Head’s In Mississippi”, quando uno pensa al blues ovviamente pensa al Mississippi, ma voi siete del Texas, per cui la domanda nasce spontanea, c’è una grande differenza tra il Mississippi blues ed il Texas blues?

C’è una somiglianza nella forma, la tipica struttura a dodici battute. All’inizio certamente c’è stato il Mississippi, questo è giusto riconoscerlo, poi più tardi il Texas. La differenza è emersa nei tardi anni ’40, con l’elettrificazione della chitarra. I bluesman del Texas suonavano più forte, con un volume ed una energia maggiore. Qui si inizia a vedere una vera differenza. Se pensi a Lightinin’ Hopkins, e lo ascolti, lui ha iniziato in acustico, nello stile country blues, e anche suo cugino Mance Lipscomb, con un sound più legato al blues del Mississippi dei primi del secolo scorso, che ci porta ad un altro nome, ovvero Blind Blake, quando ascolti Blind Blake, quasi improvvisamente il tipico country blues diventa molto sofisticato, quasi come il jazz dei primi tempi. C’è un brano che si chiama “Blind Blake Boogie”, che è davvero difficile da suonare (e se lo dice lui.. n.d.r). Proprio nelle ultime due o tre settimane stavamo proprio confrontando il Mississippi Blues e il Texas Blues, stavamo proprio parlando di questo, e usavamo proprio Lightinin’ Hopkins proprio come lo spartiacque tra i due stili. Lightnin’ raccoglie in sé entrambi gli stili, ha iniziato in acustico e poi è passato alla potenza dell’elettrico. C’è una delle mie canzoni preferite di Lightinin’ Hopkins è “Move Out Boogiie”. Tutti i chitarristi credono di conoscerlo, ma tutto ciò che devono fare è ascoltare questa canzone e dovranno ricominciare a capo!

Nella tua lunga carriera hai assistito a molti cambiamenti. Che cosa pensi sia cambiato e cosa sia rimasto uguale nel Music Business?

Penso sia il caso di partire dalle cose che non sono cambiate. Ognuno di noi va cercando ad un momento in cui possa rilassarsi e pensare solo ad essere intrattenuto. La musica è davvero una parte importante del mondo del divertimento e intrattenimento. Al giorno d’oggi le forme dell’intrattenimento sono aumentate ed il modo di fornire intrattenimento al pubblico è davvero cambiato. Stavo proprio parlando con un amico che mi diceva quanto gli piacesse il mio nuovo disco Hardware, ma non sapeva decidersi sul tipo di supporto da acquistare per portarselo a casa, Lp, Cd, mp3 etc. Questo è il futuro (ridendo mostra uno spindle, l’adattatore da giradischi per passare dai 33 giri ai 45 giri), dobbiamo ritornare al vinile. Era il suono migliore ma non solo, c’era tutta la cerimonia dell’aprire il disco, leggere i titoli e le note di copertina, pulire l’Lp e metterlo sul piatto.

Hai per caso qualche suggerimento per tutti i giovani musicisti?

Una cosa importante è che stiamo pian piano ritornando alla possibilità di viaggiare, per oltre un anno non potevamo nemmeno lasciare il nostro appartamento. Il mio suggerimento è che viaggiare è davvero importante, specialmente quando si parla di blues. C’è qualcosa nella forma artistica che è riconoscibile ovunque tu vada. Diciamo che è nato in Mississippi, poi si è espanso nel sud degli Stati Uniti e alla fine è diventata una musica di tutto il mondo. Quindi viaggiate, e poi di notte esercitatevi, e soprattutto ascoltate tanti dischi di Jimmy Reed

Ci sono progetti per il futuro per Billy Gibbons? Pensate di venire in tour in Europa?

Stavo proprio parlando con il mio management questa mattina, e abbiamo avuto diverse richieste per venire in Europa. Pare che ci sia anche un grande negozio di dischi in Italia, situato all’interno di una vecchia fattoria, e chiederò sicuramente all’amico Fabio Nosotti, il fotografo, come recuperare l’indirizzo di questo negozio. E te ne manderò notizia via mail e grazie del tuo tempo! Questa sera berrò birra Peroni!

Billy Gibbons che mi ringrazia e chiede del mio indirizzo mail? Incredibile.. Rimane l’emozione di aver avvicinato, seppure attraverso Zoom, uno dei miei idoli, ed averlo scoperto semplice e simpatico come dovrebbero essere tutti i miti. Non sappiamo se prima o poi arriverà davvero una sua email nella nostra casella di posta, ma lo ringraziamo per averci pensato, e per aver saputo rispondere in maniera intelligente alle domande che ci eravamo preparati.

Davide Grandi


VAI ALLA RECENSIONE DI “HARDWARE”

BILLY GIBBONS Hardware recensione album

Category
Tags

Comments are closed

Il Blues Magazine