Intervista K-Rock

Radiocronaca

 

 

 

 

Di Matteo Gaccioli

O meglio: cronaca di una radio. Che in questo caso è la reggianissima K-Rock, emigrata in rete dopo trent’anni di onorata carriera in FM. Una realtà locale da sempre più vicina al rock che al blues, che molto ha significato per il territorio; la chiacchierata con i fondatori Fausto Sassi e Bruno Bocedi offre più di una riflessione sulla musica, la nostra compresa. Sui nuovi modi di divulgarla e consumarla. E spuntano affinità…

 

Breve storia di K-Rock dalle origini ai giorni nostri.

[FS]: Nel 1980 avevo fondato Mondo Radio Rock Station, era una cooperativa. Nel 1988 ci sono state divergenze tra soci e me ne sono andato con Bruno, fondando K-Rock, che ha cominciato a trasmettere nel 1989 nelle province di Reggio Emilia, Modena, una parte di Parma. Mondo Radio gestiva le discoteche estive Corallo (Scandiano, RE) e in piscina a Baiso (colline reggiane). Al momento della scissione i rispettivi proprietari hanno lasciato a me la gestione, che quindi è proseguita con K-Rock. Abbiamo aggiunto l’estivo Rockville (Castellarano, RE), le discoteche erano la fonte che manteneva economicamente la radio, che è solo un cespite passivo; l’FM costava € 8-10.000,00 al mese. Siccome K-Rock era una radio non commerciale, non abbiamo mai avuto un’agenzia pubblicitaria; raccoglievamo sponsor e pubblicità autonomamente. La nostra realtà era molto radicata nel territorio e faceva da riferimento per gli amanti del genere; negli anni duemila praticamente tutti i locali di Reggio Emilia e Modena avevano K-Rock come sottofondo fisso. La nostra diffusione era molto legata alle birrerie ed ai negozi di dischi, con tutto l’indotto collegato agli amanti del genere: negozi di abbigliamento, di strumenti musicali, di motociclette. I due fattori che hanno segnato la svolta sono stati la crisi del 2008-2010, che ha comportato un grosso calo delle sponsorizzazioni. Inoltre, l’avvento di internet nei locali ha fatto sì che ogni gestore potesse scegliere la propria musica con un pc. Lo scorso dicembre abbiamo ceduto le frequenze e adesso trasmettiamo via web.

Foto di Antonio Boschi

Ricordo che un pomeriggio, da adolescente, mi chiamò un amico con questa notizia bomba: “C’è una radio che passa le canzoni del Boss!”. Così ho conosciuto K-Rock, che era uno dei canali per arrivare alla musica: gli amici, i negozi di dischi, la radio…

[FS] Un aneddoto su Springsteen: lo trasmettevamo già in Mondo Radio, spesso, ed eravamo praticamente gli unici a farlo, a quel tempo era sconosciuto anche in Rai. Mettevo Springsteen 3 o 4 volte al giorno ed ogni volta chiamavano i rockettari a lamentarsi perché ancora non lo conoscevano ed erano rimasti a quel rock “formale” alla Deep Purple. Venendo alla diffusione della musica, considera che a metà degli anni ’80 avevamo in radio circa 800 LP. Mi rifornivo principalmente a Gallarate, da Carù; aveva rarità, promo, materiale a quel tempo fantastico. Mi ricordo quando mi chiamò perché era uscito questo disco, “London Calling”.  Lui lo aveva messo sul piatto dello stereo, nessuno conosceva i Clash e quel pomeriggio gli si era riempito il negozio e aveva venduto due scatoloni di Clash. Adesso ci vorrebbero dieci anni. A quel tempo facevamo lo spazio richieste tre o quattro volte al giorno; i ragazzi avevano a casa il mangiacassette, pronti a registrare. Spesso qualcuno chiamava dicendo: “Presenta il pezzo prima e non parlarci sopra, perché devo registrarlo!”. Le nostre presentazioni erano “Ed ora, un brano di …. Stefano, stai pronto che sta per partire!”. Pensa che nei primi anni i ragazzi venivano in discoteca  a farsi autografare le cassette da me, addirittura mi vergognavo… conta quello che c’è dentro la cassetta. Trasmettere in radio è molto bello, per via del contatto con la gente. E’ un po’ come insegnare e imparare allo stesso tempo. Ricordo che ero convinto di saper tutto su un argomento, ho fatto il bullo in un paio di occasioni in trasmissione ed ogni volta c’era uno che chiamava ad aggiungere o rettificare; da lì ho imparato a volare basso.

Dicevi prima della radio non commerciale. Dammi una tua definizione, quali sono le scelte che contraddistinguono una radio indipendente?

[FS] Anzitutto non ci siamo mai appoggiati ad una agenzia pubblicitaria e, nel bene o nel male, abbiamo sempre fatto con gli sponsor raccolti sul territorio. C’è stato un periodo in cui raccoglievamo molta pubblicità perché avevamo in radio una ragazza molto bella… il massimo della strategia di marketing che potevamo permetterci. Quando arrivava un nuovo ragazzo che voleva trasmettere, lo ascoltavo due o tre volte, e soprattutto negli anni ’80 gli davo alcune dritte perché a quel tempo i giovani della zona conoscevano molto il prog, Genesis, King Crimson, e quasi nulla il rock americano. Raccomandavo di variare perchè la nostra radio doveva mantenere l’impronta rock. Le uniche cose su cui abbiamo sempre imposto un divieto assoluto, fin dalla scelta dei collaboratori, erano anzitutto gli sproloqui o le bestemmie; inoltre, che non si parlasse male di una canzone. Se devi parlare male di una canzone o di un cantante, piuttosto non metterlo. Criticare sì, parlar male no. Per il resto abbiamo lasciato molta libertà, la radio deve esser fatta per chi ascolta: su due ore di trasmissione, almeno un’ora metto su musica che personalmente non mi piace, ma so che piace al nostro pubblico. Non abbiamo mai inculcato nulla.

[BB] La particolarità delle nuove generazioni è non fare differenze, musicalmente parlando. Questo è un aspetto che facciamo notare a chi adesso si presenta in radio per trasmettere. A uno piace il rock, ma piace anche Renato Zero o Albano e Romina, perché hanno sentito le canzoni dai genitori… per loro è la stessa cosa e non hanno capacità critica. Noi pensiamo che non sia tutto uguale.

Foto di Antonio Boschi

…E qui mi rivolgo al DJ: prima le uscite erano long playing, le 8 / 12 tracce, a volte il doppio album. Ora c’è il singolo.

[FS] Allora il genere della radio era pop-rock, genericamente inteso. Potevi variare. Adesso le proposte si sono frammentate e sono diventate tutte di nicchia; per cui oggi se a un metallaro proponi un pezzo non-metal, quello cambia subito. Un tempo chi ascoltava i Genesis ascoltava Blues e viceversa. Oggi, per quanto posso dire, i giovani non hanno mezze misure, nel senso che o si dedicano esclusivamente a un genere, oppure, come diceva Bruno, non fanno nessuna differenza e passano con lo stesso gusto dal rock ai tormentoni.

[BS] Guarda ad esempio il festival che farà più gente questa estate: il Loollapalooza Tour a Berlino. Come headliner ci sono Imagine Dragons e David Guetta, il DJ. Con quelli fai gente; poi ci sono anche i Kraftwerk per portare il vecchio pubblico, ma David Guetta è la star del festival che una volta ospitava Red Hot Chili Peppers, Rage Against The Machine. E’ cambiato il modo di percepire la musica e lo stesso DJ ha un’altra funzione.

[FS] Una volta uscivano album di livello altissimo, penso solo ai Beatles o agli Stones; una decina di pezzi e non potevi decidere quale era il più bello. Il primo doppio è stato “Blonde On Blonde” di Dylan, nel ’66. Adesso l’LP è semplicemente superfluo perché gli artisti vivono la gloria di un paio di uscite, tranne poche eccezioni come i Foo Fighters o i Kings Of Lyon. In termini di qualità i gruppi di adesso cominciano a zoppicare già dal secondo album. Credo che in generale ci sia una mancanza di creatività e che questo sia dovuto a come/cosa i musicisti di adesso prendono a riferimento. Pensa a quello che è stato John Lee Hooker per Van Morrison; oppure Paul McCartney, i Beatles e compagnia bella che andavano a caccia della musica americana e del Blues; Lennon diceva che “Jailhouse Rock” gli aveva cambiato al vita. Abbiamo fatto radio con l’intento di far conoscere musica che secondo noi andava divulgata e conosciuta, oltre a Celentano o a “L’edera” di Nilla Pizzi.

K-Rock ha sempre proposto musica dal vivo, anche internazionale e di alto livello. Da voi sono passati molti nomi famigliari ai nostri lettori come Popa Chubby, Tito & Tarantula, Buddy Miles, batterista di Michael Bloomfield e Jimi Hendrix. Fammi una carrellata.

[FS] Abbiamo avuto Michelle Shocked, che è stata molto brava, era molto impegnata nelle battaglie per i diritti civili. Il più bel concerto che abbiamo mai avuto, almeno per me, è stato quello di Tommy Emmanuel. Un chitarrista straordinario, un mostro, tutti quelli che come me non lo conoscevano sono rimasti letteralmente a bocca aperta. Quando ha suonato qui aveva già date prenotate per cinque anni avanti. Altro concerto molto bello è stato quello di Stanley Jordan, con quella versione strumentale di “Stairway To Heaven”; molto belli i concerti di Tom Robinson e Southside Johnny. Abbiamo avuto Bruce Cockburn, Dave Alvin, i Blasters, Brian Auger, i Dark Side, Robert Gordon, gli Stiff  Little Fingers, primo gruppo rock irlandese. Abbiamo fatto i Litfiba quando è uscito “17 Re”, Renzulli era eccezionale; credo abbia importato nella loro versione de “Il tempo di morire” l’assolo di Hendrix in “1983 – A Merman I Should Turn To Be”.

Foto di Antonio Boschi

Qualche aneddoto?

[FS] Ci siamo sempre trovati bene con i musicisti, soprattutto quelli americani. Più erano di alto livello, più erano alla buona. Avevo accompagnato a cena Southside Johnny ed eravamo rientrati in discoteca al Corallo con anticipo, dove avrebbe dovuto suonare. Quando siamo entrati i pavimenti e i locali erano ancora sporchi dal sabato sera prima. Prima che trovassi una scusa lui ha detto: “Bellissimo! Mi ricorda lo Stone Pony (locale dove ha esordito, nel New Jersey), solo che lo Stone Pony era molto più sporco”. Nel solo pomeriggio si era bevuto una bottiglia di Jack Daniels. Buddy Miles chiedeva a me la marijuana, io non fumavo neanche e cercavo di spiegare che eravamo a Scandiano e non a New York. Credo riuscì a rimediare con qualcuno del pubblico; nel concerto ci ruppe due microfoni.

Se ricordo bene siete stati voi ad importare nel reggiano Davide Van De Sfroos

[FS] Sì, e siamo rimasti molto amici. Lui ci ha sempre ringraziato molto; addirittura nell’album live fa una dedica a K-Rock. Credo che siamo stati i primi a consentirgli di uscire dalla sua zona; quando è venuto da noi per il primo concerto, mi diceva che era la data più a sud della sua vita.

Avevate rapporti con altre radio sul territorio nazionale, condiviso progetti o esperienze?

[FS] Tendenzialmente no. Conoscevo Punto Radio di Zocca, perché negli anni ’80 erano gli unici che come noi mandavano i pezzi di Springsteen. A quel tempo in Punto Radio lavorava Vasco, che conoscevo, un dj bravissimo, metteva su solo della disco ma era bravissimo. Poi hanno venduto al PCI e Punto Radio è diventata una radio politica. Quindi siamo montati su noi. Vicino a noi, a Formigine, c’era Antenna Uno Rock Station, che però aveva un bacino molto diverso, erano più votati al dark e al punk.

Siete una radio che dialoga con il pubblico, mantenete ancora lo spazio richieste.

[FS] Quando avevamo l’FM arrivavano richieste a vagonate. Adesso ci scrivono tramite facebook. Ad esempio: quando facevo il programma del mattino, potevo contare su 15-20 richieste fisse, che significava un’ora abbondante di musica. Ieri ne sono arrivate 6: però una dal mantovano, dove non siamo mai arrivati; una dalla Sardegna, che raggiungere con l’FM era impensabile. Per arrivare con l’FM devi fare un ponte radio, così come per superare l’appennino. Non avevamo certo le possibilità di Radio Maria, che aveva mezzi potentissimi e via satellite. Ad esempio, nella zona di Parma il nostro segnale arrivava meno perché era in contrasto con quello di Radio Maria. Quando facevano le dirette modulavano di più, cioè aumentavano la potenza del segnale: questo allargava la banda e creava a noi parecchi problemi, soprattutto su Parma. Diciamo che il loro palinsesto per noi aveva conseguenze… La messa ci rovinava!

Come funziona in concreto mantenere un contatto con il pubblico, per una radio, via facebook?

[FS] L’ultimo giorno della diretta FM, a dicembre, avevamo 92.000 contatti su facebook, che per una radio come la nostra sono tanti. La scelta di andare avanti in streaming è stata mia; ho fiducia che fra due o tre anni diventerà di grande importanza. Già oggi in Svezia e in Finlandia non si può più trasmettere in FM, per motivi ambientali.

[BB] Pensiamo che la radio digitale, l’audio broadcast, che nelle macchine è il dub, prima che diventi davvero efficace e funzionante verrà superato dalla copertura della rete in tutte le città. Ci aspettiamo che la direzione sia ascoltare la radio on line. Le compagnie telefoniche mettono già a disposizione schedine, anche da usare in macchina, che con tre euro al mese ti danno una copertura completa. Mi risulta che dal 2020 tutte le radio potranno mantenere l’FM, ma saranno obbligate ad avere il canale digitale. Penso però che arriverà prima la copertura digitale in tutta Italia, compresa la diffusione del wi-fi.

[FS] E’ chiaro che quando c’era “il telefono fisso” con l’ascoltatore parlavi di più. Adesso si scrive.

[BB] E’ un dialogo diverso. Se ci pensi bene, le richieste on line non hanno senso: l’ascoltatore è già al computer, può ascoltarsi la canzone direttamente al computer. Perché dovrebbe chiedere a noi? Se vuole far mandare il pezzo tramite le richieste, è perché vuole condividere la musica, e questo è molto bello. E’ sicuramente uno spunto in punto in più che la radio tradizionale non consente. Senti che in sottofondo sta passando un pezzo dei Cyborg? Questa è una richiesta da Forte dei Marmi.

Come si ascolta adesso K-Rock?

[BB] Puoi scaricare l’app oppure direttamente dal sito, www.krock.it In questi giorni stiamo finendo il nuovo portale, che avrà una linea molto potente.