Joanna Connor – Lodi Blues

Qualche anno fa c’era già stato un tentativo, ma rimasto nelle parole, da parte di qualche “addetto ai lavori”, di portare ufficialmente Joanna Connor in Italia.  Poi si è mossa la Slang Music, ed eccola questa estate per quattro date in trasferta dal suo ingaggio fisso al Kingston Mines di Chicago. Durante l’intervista che ci ha concesso per “Il Blues”, la pubblicheremo prossimamente, ci ha detto però che è stata molti anni fa a Torino, per un solo concerto. Attorno a lei c’era curiosità, ripagata in parte negli anni dai dischi e da qualche video virale su youtube, ma sentirla direttamente dal vivo dà la misura completa dell’artista. In più in noi c’è un’ammirazione per essere stata una ragazza bianca con chitarra elettrica che, dalla metà degli anni Ottanta, decise di trasferirsi a Chicago iniziando così a tenere testa ad una lunga lista di bluesmen maschi. Abbiamo esaudito il nostro desiderio con il concerto di Lodi in data 19 luglio scorso, il secondo dei quattro che hanno riempito il cartellone del “Lodi Blues Festival” (versione estiva), sempre ottimamente amministrato da Gianni Ruggiero.

In una piazza che man mano andava a riempirsi, ha aperto la serata il trio Big Man James, soprannome del leader Giacomo Cassoni, cantante/autore e chitarrista, più  basso e batteria. Se da una parte abbiamo apprezzato la buona intenzione di metterci al corrente delle tematiche dei pezzi autografi, tratti dal recente disco “Another”, che hanno riempito la scaletta insieme ad alcune cover, dall’altra l’impronta stilistica era basata su passi rock poco attraenti per una personalità che a tratti è mancata e appiattita su pezzi, eccetto uno, tutti su di giri. Eccola ora Joanna Connor accompagnata da un assortito duo, un batterista giovane afroamericano, Cameron Lewis e un bassista bianco, Robert Karman, più esperto. E’ una senza fronzoli, si è presentata senza quella “civetteria” femminile, per suonare come fa lei forse non serve, pronti via, ed ecco che da subito ha incendiato il concerto, dove era evidente che il blues lo ha sì assimilato, per poi sbatterlo fuori ingabbiato in un rock muscoloso e dirompente nei suoi lunghi assolo a volte con il bottleneck al dito. Ha una incredibile familiarità con la chitarra elettrica come uno scrittore con le parole, il canto senza particolare inflessione espressiva, sembra un di cui nella gestione dei pezzi, per poi passare velocemente a scorribande chitarristiche che hanno una soluzione di continuità solo verso la fine quando da sola omaggia Robert Johnson, dapprima con “Come On In My Kitchen” e poi “Walkin’ Blues”, questa iniziata da sola per poi essere raggiunta dalla possente sezione ritmica. Durante il concerto non ha mancato di eseguire qualche pezzo dall’ultimo disco e continuare con cover che ha stravolto come “Fever”, “Shake Your Moneymaker”, “Little Wing”, “Born Under A Bad Sign”. Non ha accontentato tutti, il concerto per alcuni è stato di buon impatto, per altri troppo rock debordante, comunque sia un segno, pensiamo non solo a Lodi, lo ha lasciato.

Matteo Bossi e Silvano Brambilla