Dopo sei album solisti e altre esperienze di spessore, in quest’ultimo lavoro Devon Allman mette in evidenza la sua anima blues, che convive in lui in pieno equilibrio con la sua altra anima southern. Avvalendosi di un nutrito gruppo di artisti, oltre a una band oramai coesa e affiatata, il figlio secondogenito di Gregg Allman offre qui una decina di ottimi brani, che iniziamo a gustare fin da “Runners In The Night”, che apre il CD: Christone “Kingfish” Ingram la personalizza alla perfezione con il suo tocco, la voce di Sierra Green supporta perfettamente con i cori, mentre la sezione fiati arricchisce il sound che appare subito familiare. “Blues Is a Feelin’” a seguire è intenso e radicato nella dura terra, da cui emerge l’armonica graffiante di Jimmy Hall: lo ritroviamo nuovamente in “Peace to The World”, una sorta di jam corale, molto fine anni ’60, con i Memphis Horns e Robert Randolph con la sua slide in gran spolvero. Sullo stesso stile si muove il coinvolgente strumentale “Getting Greasy With It”, con quegli innesti funky e la potenza degli ottoni che farebbero muovere anche i piedi più pigri: e analogamente a seguire la dixoniana “Wang Dang Doodle”, resa celebre da Howlin’ Wolf e qui cantata da Jimmy Hall, è un’esplosione di festa, con battimani finali, decisamente perfetta per i concerti.
Sierra Green è invece protagonista in “Real Love”, una ballata dove la sua voce calda e potente è pienamente valorizzata, anche grazie all’inaspettata presenza degli archi: la cantante appare solo come corista nella successiva “After You”, dove la temperatura sale grazie all’insistente riff di Devon e l’hammond che arricchisce l’intera struttura. Un’atmosfera più rilassata emerge dalla ritmata “Hands and Knees”, impreziosita dal tocco chitarristico di Larry McCray e il prezioso apporto dei Memphis Horns. Il finale regala due momenti superlativi, con la cover di “Little Wing”, offerta da Devon con una fluidità magistrale nei suoi assoli, così come Jimmy Hall dimostra di avere una gran voce. Le influenze di Hendrix emergono ancora parzialmente in “Midnight Lake Eerie”, altro strumentale che dimostra la qualità dei musicisti, dal sax jazzato alla ricchezza espressiva del piano, fino al chitarrismo del leader, in grado di evocare descrizioni di luci e ombre, le cui eco si spengono in un lago notturno. “Blues Summit” appare dunque come una prova di maturità superata a pieni voti: Devon Allman onora le eredità di tanto padre e di quella band che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica. Fra il soul di Memphis e i richiami southern, il blues fa da collettore per un suono sempre ricco di energia e di personalità.
Luca Zaninello










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