Se ne è andato qualche giorno fa W. C. Clark, all’anagrafe Wesley Curley Clark, una figura rimasta negli ultimi anni, forse fuori dai riflettori, eppure sempre attivo soprattutto sui palchi della sua città, Austin, Texas. Clark ha avuto una carriera lunga, cominciata da adolescente suonando il basso con la band di T.D. Bell.  Gli anni Sessanta lo vedono reclutato da Joe Tex come chitarrista del suo gruppo, rimanendovi per diversi anni. La sua carriera è però legata alla scena di Austin, di cui diviene ben presto uno degli animatori più apprezzati e influenti. In grado di combinare una propensione naturale al soul, grazie ad una voce molto espressiva, ad un attacco chitarristico degno della miglior tradizione texana, Clark collabora con artisti più giovani di lui, quali Angela Strehli, Denny Freeman e soprattutto Stevie Ray Vaughan. Pare sia stato proprio quest’ultimo a convincere Clark a lasciare il suo lavoro come meccanico per suonare il basso nei Triple Threat Revue, il gruppo che stava mettendo insieme con Lou Ann Barton alla voce.

Sebbene non si possa dire che questa formazione sia rimasta insieme molto, Clark infatti si dedicò ad una sua band già a partire dal 1978, l’amicizia con Vaughan rimase intatta, tanto che sul secondo album incise un suo brano “Cold Shot” e Stevie Ray, col fratello Jimmie e molti altri musicisti ormai affermati parteciparono ad un concerto per i suoi cinquant’anni trasmesso da Austin City Limits su PBS. La discografia di Clark non è molto estesa, ma di grande qualità e coerenza. Ricordiamo le pubblicazioni, durante gli anni Novanta, per l’ottima etichetta Black Top dei fratelli Naumann e Hammond Scott, accomunate da un approccio “Texas Soul”, per citare il titolo di uno di quei tre album, prodotti con gran cura da Mark Kaz Kazanoff. Altrettanto validi sono i passi successivi, due lavori per Alligator usciti all’inizio del nuovo secolo, nel segno della continuità. Troviamo di nuovo Kazanoff nelle vesti di produttore e una serie di musicisti a dare man forte a Clark, tra i quali Marcia Ball, Ruthie Foster, Pat Boyack o Tony Braunagel.

W.C. Clark Lucerne Blues Festival 2004 ph Philippe Pretet

Negli ultimi vent’anni le sue uscite discografiche si diradano e constano, essenzialmente, in due lavori autoprodotti, mentre continua con regolarità a suonare nei club texani. Ricordiamo inoltre la sua partecipazione all’album di Fabrizio Poggi “With The Amazing Texas Blues Voices”, in cui interpretava un suo pezzo, “Rough Edges”. Con lui la scena della capitale texana e più in generale gli appassionati di blues e soul perdono un artista di talento, una sorta di padrino, mentore ed ispiratore per tanti altri colleghi e colleghe. Per una curiosa combinazione, al giorno d’oggi, l’erede più accreditato della scena blues di Austin altri non è che il cugino e quasi omonimo, Gary Clark. Jr.

Matteo Bossi

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