Tedeschi Trucks Band - Future Soul

Era ipotizzabile che I Am The Moon si rivelasse un progetto spartiacque nella discografia della Tedeschi Trucks Band e per più di una ragione. Si trattava di una tetralogia con pochi precedenti per estensione e modalità di pubblicazione, che riusciva a tenere insieme, grazie alla rilettura del poema di Nezami, una musica stratificata e piena di tanti elementi diversi insiti nella loro musica, dal blues al gospel, passando per le componenti soul e orientali.

Immaginavamo dunque che, per dare un seguito a quest’opera così particolare, avrebbero scelto di distaccarsene, imboccando un’altra direzione, fin dalla copertina. E il contrasto rispetto al precedente non poteva essere più netto. Laddove il tema lunare era declinato in evocativi chiaroscuri, ispirati alla storia di Layla e Majnun, per il nuovo lavoro, “Future Soul”(Fantasy), invece l’elaborazione grafica fumettistica vede Susan e Derek inseguiti da robot, dischi volanti e mostri.

Ed è anche la prima volta, almeno da “Everybody’s Talking” in cui compaiono su una loro copertina. Di certo l’effetto è spiazzante, forse meglio interpretarla in chiave ironica, ma è quantomeno curioso si siano rivolti ad un illustratore, Marc Sasso, abituato a lavorare soprattutto per band heavy metal.

Il titolo, “Future Soul” (Fantasy) si presta ad una duplice lettura, un’anima del futuro, nonostante tutto e la tecnologia sempre più pervasiva nelle nostre vite, ma anche un augurio, espresso dal ritornello del brano omonimo, “hope your future got soul in it”.  Forse è proprio questo quello che conta e non vale soltanto per l’aspetto musicale. In ogni caso, non si pensi che le sonorità caratterizzanti da sempre la Tedeschi Trucks, vengano alterate troppo dal contributo di un produttore come Mike Elizondo, uno abituato ad abitare sia mondi decisamente più commerciali (Dr.Dre, Eminem, Keith Urban) sia quelli di artisti più vicini alla TTB (Ry Cooder, Eli “Paperboy” Reed, Gary Clark Jr, Lake Street Dive).

L’album che ne è uscito, infatti, ce lo ha raccontato lo stesso Derek Trucks nel corso della nostra intervista, è composto da undici canzoni che stanno bene assieme e vogliono essere un’esperienza di ascolto appagante. Più lineare rispetto alle canzoni di “I Am The Moon”, talvolta di presa immediata, è il caso di “I Got You” o di “Be Kind”, entrambe dall’incedere incalzante, ma forse anche più controllato rispetto ad altre performance. Quello che contraddistingue il gruppo fin dai primi passi è la capacità di costruzione dei brani, la gestione delle dinamiche, frutto di un sapiente lavoro collettivo in fase di arrangiamento. Lo si vede in momenti come la ballad “Who Am I”, che sembra riecheggiare la loro “Midnight In Harlem”, con un bellissimo finale, affrescato dalla chitarra di Trucks.

Altrettanto riuscita “Devil Be Gone”, un altro dei brani portanti del disco, un midtempo dal groove accattivante,  con aperture soul, cantato impeccabilmente da Susan Tedeschi.  L’ottimo Mike Mattison, autore o coautore di buona parte dei pezzi, è la voce principale in “Under The Knife”, dall’andamento meno canonico, con begli inserti dei fiati. Ogni ascolto rivela la loro consueta attenzione alla sequenza dei brani, pensiamo alla chiusura dell’album sulle delicate note di “Ride On”  o a come una breve ballata acustica “What In The World”, sia incastonata tra due uptempo. Sono, infatti,  molto scanditi dai riff delle chitarrre, “Hero” e appunto “Future Soul”, pronte ad assumere, nelle esecuzioni dal vivo, una conformazione ancor più consistente e dilatata.

Un disco frutto di maturità, comprensione reciproca e un equilibrio di  sonorità che potrebbero consentir loro di allargare ulteriormente la platea di ascoltatori, restando del tutto coerenti con sè stessi. Coltiviamo, infine, la speranza di rivederli dal vivo, considerato che in Italia mancano dal 2019.

Matteo Bossi

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