Elise Frank- I didn't pay for it

Elise Frank è un’artista che merita l’attenzione del pubblico e della critica, con questo suo secondo album, “I Didn’t Pay For It“(Ruf Records), rinforza e solidifica il suo percorso verso il futuro di questo genere musicale. È una voce che spero possa accompagnarci ancora a lungo.

Dopo un periodo trascorso tra viaggi e busking, con questo album l’artista ci regala un lavoro di grande qualità. I testi raccontano tematiche diverse, intrecciandosi spesso con i motivi classici della tradizione blues. Il brano di apertura, I’m Smoking, restituisce un’immagine malinconica fatta di solitudine e ricordi di amori distanti che nascono e svaniscono con il fumo delle sigarette. Due tracce in particolare raccolgono l’eredità delle grandi blueswoman del passato. Artiste che attraverso le loro storie rivendicavano emancipazione e libertà, affrontando temi come la sessualità e l’omosessualità. Anche se oggi questi temi appaiono meno scandalosi alle orecchie del pubblico rispetto agli anni Venti del Novecento, conservano comunque una forte valenza espressiva. In Double Lovin emerge una confessione intima, rivolta a un interlocutore indefinito, in cui l’artista racconta di aver amato un’altra donna. In She’s a Bird, invece, il racconto si sposta sulla libertà sessuale e sull’emancipazione femminile, mettendo in luce una società che, in fondo, dietro al make up progressista, continua a giudicare negativamente la disinvoltura delle donne. Particolarmente efficace, in questo senso, l’uso delle seconde voci nel ritornello quando al verso “she is a bird” risponde un provocatorio “yeah yeah yeah she is a bitch”.

Dal punto di vista musicale, l’album ha una produzione pulita ed essenziale, senza fronzoli e orpelli utili solo per mettere in mostra la tecnica dei musicisti. Si passa dalle atmosfere lente e introspettive di I’m Smoking e Here Comes The Blues, alle sonorità più rock di Car Dealer, fino all’energia ritmica di If You Need Me e Bullfrog Blues (cover di Rory Gallagher). Notevole la sezione ritmica guidata da Sébastien Gaschard, che sostiene con precisione il lavoro del gruppo, completato da Josselin Fleury al basso e dalla chitarrista Laura Chavez.

Ho ascoltato e riascoltato più volte l’album, trovando ogni volta dettagli e argomenti nuovi rispetto alla volta precedente. Questo è un disco che non stanca, capace di rinnovarsi a ogni ascolto e di mantenere intatto il piacere della scoperta.

 

Andrea Capelli

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