Ci ha lasciato qualche giorno fa, il 13 giugno, Ermanno Costa detto “Red Harp”, o più semplicemente “Red”, che ho conosciuto quando ero ancora bambino, frequentatore del nostro appartamento/redazione in Viale Tunisia 15 a Milano, come uno dei dieci soci fondatori della rivista “Il Blues”, nata nel lontano 1982. Di Ermanno ricordo l’inarrivabile altezza, il sorriso sornione, i baffoni alla Dalì e poco altro, ma ho raccolto alcune testimonianze di chi, forse solo un pò più grande di me, ha intrecciato le sue esperienze con quelle di Red, come alla fine lo chiamavano tutti.
Gianfranco Skala ci ha raccontato di diverse avventure con Ermanno, dopo averlo conosciuto alla fine degli anni ’70 inizi anni ’80 grazie a Tano Ro. Tra i tanti aneddoti un fantomatico viaggio a Imola con Marino Grandi, Fabio Treves e Tano Ro, per vedere il concerto di John Lee Hooker, nel 1981 organizzato dallo stesso Red nel palazzetto di Imola, con tanto di lamentele per le sigarette fumate dallo stesso Skala. Un altro viaggio avventuroso di Skala assieme ad Ermanno fu quello in Olanda per vedere un festival di Blues, l’ Amsterdam Blues Festival, organizzato da Martin Van Olderen. Gianfranco ricorda anche i diversi festival organizzati da Red, tra cui uno dedicato al suo grande amore, ovvero Maxwell Street, per cui Red chiese aiuto proprio a Gianfranco, e anche la lunga collaborazione con Andreino Cocco.

Riportiamo uno scritto gentilmente inviatoci da Roberto Formignani:
“Sono passati quarantacinque anni da quando incontrai per la prima volta Ermanno Costa. Un incontro che avrebbe dato vita a una lunga amicizia, costruita sulla passione comune per il Blues e sul rispetto reciproco. Era il 1981, un periodo particolarmente difficile della mia vita. La perdita di mia madre, il 10 aprile di quell’anno, mi aveva lasciato un vuoto enorme. Per cercare di reagire e trovare un equilibrio, mi immersi completamente nella musica, e in particolare nel Blues. Poco tempo dopo, l’eco di un concerto organizzato dalla mia Mannish Blues Band in un teatro della città arrivò fino a Imola, che in quegli anni rappresentava una vera e propria capitale del Blues in Italia. Qualche mese prima avevo assistito, insieme ad Antonio D’Adamo, a un concerto dei The Blues Band proprio a Imola. Gli organizzatori erano Ermanno “Red” Costa e suo fratello Renzo, detto “Boogie”, figure già allora di riferimento per tutto il movimento bluesistico italiano. Furono loro a contattarmi per affidare alla Mannish Blues Band il concerto di apertura al Palazzetto dello Sport di Imola, prima dell’esibizione della leggendaria Mississippi Delta Blues Band con Sam Myers all’armonica e alla voce. Ricordo ancora il nostro primo incontro dietro il palco, mentre scaricavamo amplificatori rigorosamente valvolari, pesanti ma indispensabili per ottenere quel suono autentico che tutti cercavamo. La prima cosa che notai di Ermanno furono i suoi splendidi baffi. Ma ciò che mi colpì davvero fu il suo carisma, accompagnato da una straordinaria simpatia e da una naturale capacità di mettere chiunque a proprio agio. Da quel giorno nacque un rapporto di amicizia sincera. Ermanno divenne molto amico anche di Antonio D’Adamo, che all’epoca suonava l’armonica nella Mannish Blues Band ed era quasi sempre al mio fianco. Negli anni successivi ci siamo incontrati innumerevoli volte: concerti, festival, eventi e occasioni dedicate al Blues. Ermanno era una presenza costante, animato da una passione inesauribile per questa musica. Non mancava mai nemmeno agli appuntamenti che organizzo ogni 5 gennaio dal 2006 per ricordare Antonio D’Adamo, scomparso il 30 gennaio 2005. Ci sentivamo spesso anche telefonicamente. Non era sempre facile trovarlo: nella maggior parte dei casi bisognava attendere che richiamasse. Ma ogni conversazione era un piacere. Parlare di musica con lui significava confrontarsi con una persona competente, curiosa e aperta alle novità, pur mantenendo un profondo legame con il Blues più autentico e tradizionale. Una delle caratteristiche che ho sempre ammirato in Ermanno era il suo interesse verso le nuove generazioni. Mi chiedeva spesso informazioni su giovani musicisti da coinvolgere nei progetti e nelle manifestazioni di cui era direttore artistico. Nel corso degli anni gli ho presentato numerosi talenti emergenti, e la sua curiosità nei confronti delle nuove leve del Blues non è mai venuta meno. Talvolta si rammaricava del fatto che il suo contributo non fosse pienamente riconosciuto. Comprendevo bene questo sentimento e, sinceramente, ritengo avesse ragione. Figure come la sua hanno dedicato una vita intera alla diffusione della cultura bluesistica nel nostro Paese, contribuendo in modo determinante alla crescita di un movimento che oggi rischia di essere dato troppo spesso per scontato. Come accade spesso, ci rendiamo conto del valore delle persone soltanto quando non ci sono più. Ed è una grande perdita. Nel mio cuore e nella mia memoria rimarrà per sempre il ricordo di Ermanno — per me semplicemente Ermanno, perché non l’ho mai chiamato “Red”. Sono certo che il suo ricordo continuerà a vivere anche nei tanti giovani musicisti e appassionati ai quali ha fatto conoscere e amare il Blues. La generazione di cui Ermanno faceva parte ha svolto un ruolo fondamentale nella diffusione della cultura blues in Italia. La scomparsa di figure così importanti rappresenta un impoverimento per tutto il nostro patrimonio musicale e culturale. E la consapevolezza che oggi manchi un adeguato ricambio generazionale capace di raccoglierne l’eredità rende questa perdita ancora più dolorosa. Se n’è andato un altro grande protagonista del Blues italiano. Ciao Ermanno. Non ti dimenticherò mai.”

Ermanno Costa e Roberto Formignani
Infine ecco l’ultimo contributo ci è arrivato da Andreino Cocco:
“Ermanno Red Costa è stato un collaboratore assieme a Marino Grandi, il Reverendo Gianfranco Skala e molti altri al divenire della rivista Il Blues. Ci ha invitati come duo Cocco e Bisson al circolo Pavese di Bologna in Via del Pratello nel 1982, grazie alla rivista Il Blues che era quella che creava i contatti, da quell’incontro in poi non ci siamo mai allontanati. Ermanno ha sempre avuto il desiderio di coinvolgermi negli eventi che organizzava per intervenire con delle installazioni e performance varie dedicate a Maxwell Street, ricordo location come Piazza dei Servizi, Casa del Popolo, Piazza Matteotti e tanti altri posti. Gli piaceva la musica blues ma anche la pittura ed extrapittura era nella sua indole creativa . Ricordo ancora il giorno del 2004 in cui gli portai un musicista conosciuto per caso alla Fattoria di Bologna per la rassegna blues di A. Zaffagnini, ovvero Little Paul Venturi. Fu amore a prima vista, come portare il Mississippi a Imola. Costa cominciò subito a sognare un progetto a cui teneva molto, l’Italian Blues Caravan. Di Red l’immagine che mi sento di condividere in queste poche righe scritte è il messaggio che ricordo, ovvero che il blues che viaggia sarà sempre la strada da percorrere. Grazie Red per essere stato sempre un bluesman, armonicista-pittore e sognatore. Italian Blues Caravan resterà sempre un progetto contemporaneo. Rip.”

Ermanno Costa e Andreino Cocco
Un sentito grazie a tutti coloro che hanno voluto dare il loro aiuto a questo ricordo.
Davide Grandi










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