Affermare che Hubert Sumlin sia tra coloro che hanno ridefinito la chitarra elettrica nel blues è quasi riduttivo.
Senza le dita di questo grande esponente del blues – nato a Greenwood, Mississippi nel 1931 – i riff monumentali di “Smokestack Lightning” o “Spoonful” non avrebbero mai squarciato la storia del Chicago Blues, lasciando orfana un’intera generazione di devoti guidata da Eric Clapton, Jimmy Page e Keith Richards.
Ma oltre ad essere un musicista assolutamente viscerale e tra i più grandi chitarristi di sempre, Sumlin era anche un formidabile, magnetico narratore. Un uomo capace di trasformare i duri e surreali anni passati sulla strada nella band di Howlin’ Wolf in un’epopea di aneddoti memorabili. Scomparso nel 2011 il suo spirito torna a parlarci oggi grazie a questo “No Panties On The Bus”, un’operazione archeologica di rara freschezza e importanza documentaria, non solo per collezionisti.
La pubblicazione di questo progetto (un singolo presentato in due differenti versioni) si deve alla lungimiranza della VizzTone Label Group (sotto la guida attenta di Richard Rosenblatt). Il materiale nasce da una sessione informale del 2006 registrata nello studio seminterrato dello stesso Rosenblatt.
Invece di confezionare un prodotto nostalgico iper-ripulito, la VizzTone ha mantenuto intatta l’atmosfera fumosa, quasi casalinga, di quelle sessioni, che poi sono anch’esse anima del blues.
Il merito va anche alla band di supporto assemblata per l’occasione — veterani della scena di Boston come Paul Lenart alla chitarra, Bill Mather al basso, Larry Luddecke al pianoforte, Billy Conway alla batteria e lo stesso Rosenblatt all’armonica — capace di stendere un tappeto ritmico solido e dinamico senza mai rubare la scena al protagonista.
Hubert Sumlin: “No Panties On The Bus”
Il singolo si struttura su due versioni complementari dello stesso brano, offrendo all’ascoltatore due punti di vista differenti del medesimo momento creativo.
No Panties On The Bus (with storytelling)
La traccia principale è un gioiello di spoken word applicato al blues. Al centro del brano c’è il celebre racconto di Hubert sulla vita on the road con il famigerato Wolf.
Sumlin evoca la bizzarra storia di Helen – moglie gelosa di Wolf, armata di fucile a doppia canna caricato a pallettoni – che attende la band nella loro casa di West Memphis al ritorno dai tour, e contiene l’iconica frase diventata leggenda tra i musicisti: “I got the potatoes, I got the tomatoes” e dove emerge la straordinaria fluidità con cui la voce roca e sorniona di Hubert si incastra tra i fraseggi di chitarra. Non è una semplice traccia parlata: la narrazione si fa ritmo, mentre la band asseconda i tempi comici del chitarrista con uno shuffle d’altri tempi.
No Panties On The Bus (without storytelling)
La seconda versione elimina la parte narrata durante le sezioni soliste, lasciando spazio unicamente alla pura espressione strumentale e al canto canonico. È qui che emerge il Sumlin più strettamente musicale.
Senza la voce narrante, i riflettori si spostano sul dialogo tra la sua chitarra solista e il pianoforte di Luddecke, e qui possiamo notare come, nonostante i settantacinque anni d’età al momento della registrazione (nel 2006), l’attacco di Hubert sulle corde fosse ancora eccezionalmente affilato, privo di fronzoli e dominato da quel vibrato sghembo e obliquo che lo ha reso unico al mondo.
Più che una semplice operazione commerciale, “No Panties On The Bus“ è un frammento di storia del blues salvato dall’oblio.
La VizzTone ci regala, quindi, il ritratto di un Hubert Sumlin intimo, divertito e profondamente umano. Un ascolto imprescindibile, utile a ricordare che questa musica, prima di essere codificata nei dischi, è stata soprattutto vita vissuta sui sedili di un autobus, tra ironia, pistole e amplificatori valvolari tirati al massimo.
Antonio Boschi









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