Se quest’opera fosse stata registrata negli anni settanta, periodo dove i concept album erano un’abitudine, avremmo parlato certamente di uno di quelli. Il lavoro, infatti, ha come filo conduttore la vita da musicista in tour. Diego Geraci potrebbe anche aver inteso quest’album come riassunto di una carriera strettamente legata ai tanti viaggi, ai numerosi chilometri e gli infiniti palcoscenici frequentati. Oppure una testimonianza di come la strada possa avere influenzato il suo percorso musicale e le sue mille esperienze di uomo. Per chi segue la scena più legata al county folk, Diego è uno dei musicisti più apprezzati non solo nell’ambito nazionale, bensì della scena continentale.
I più assidui frequentatori del Summer Jamboree lo conoscono bene essendo da lungo tempo tra le resident band più amate dell’evento di Senigallia. Il disco rinuncia alle sovraincisioni asettiche per abbracciare un approccio analogico e diretto. Il trio si affida a un mix bilanciato: la chitarra di Diego Geraci spazia tra il fingerpicking country, l’honky-tonk, ritmi boogie veloci, sorretta da una sezione ritmica essenziale ma precisa, basso slap di Giulio Farinelli e la batteria lineare di Mattia “The Cat” Bertolassi. La nota stilistica più evidente resta comunque il favoloso twang di Diego, che omaggia la tradizione roots più classica ma ingloba quel sapore di Sicilia difficile da spiegare a parole.
La terra d’origine di Geraci fa capolino nei sottofondi più nascosti, dando una marcia in più sia ai dinamismi di tracce come DD Train, sia ai linguaggi più rock di Dr. Fazz. Da notare anche un fraseggio dal retrogusto fresco e sanguigno, legato a influenze surf inaspettate e tutt’altro che casuali (intelligenti pauca). Non mancano le sfumature più intime e narrative in piccoli gioielli come A Place To Hide e I’m Still Too Young. Un virtuosismo che ricalca la filosofia della consuetudine del genere cioè sempre fine alla composizione e mai per propri egocentrismi; un’autenticità che rispecchia la natura dei grandi e una coerenza priva di fronzoli, ideale per chi cerca il vero spirito della musica americana d’altri tempi. Too Many Miles è un’opera di spessore che racchiude l’essenza dal vivo del Don Diego Trio dentro una sala di registrazione.
Simone Bargelli









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