American Music Tour: impressioni di un viaggio

Il Mississippi sta al Blues come il Po sta al melodramma verdiano? Incuriosito da questa fantasiosa equazione, ma in realtà per conoscere meglio la storia musicale e la cultura del Sud degli Stati Uniti, parto con mia moglie e pochi compagni per questo viaggio on the road chiamato American Music Tour, che l’agenzia Travel-Hub ha studiato per gli appassionati del genere. Certo, il parallelo regge solo in relazione alla grande popolarità che hanno nel mondo il Blues da una parte e le opere di Giuseppe Verdi dall’altra, mentre si sa che lungo i fiumi si sono sviluppate le civiltà più importanti della storia, ma sono mondi con origini e culture diverse.

L’equivalente dei canti di lavoro dei neri americani che lavoravano nelle piantagioni di cotone dovrebbe essere quello delle mondine dell’Emilia-Romagna che stagionalmente lavoravano nelle risaie, mentre l’equivalente del Mississippi come scenario di storie e racconti americani potrebbe essere il Mincio (comunque affluente del Po) della Mantova di Rigoletto. Il paragone non funziona come dovrebbe: tradizione orale e musica rigorosamente scritta in partitura, forma canzone di alcuni minuti e grandi affreschi musicali di non meno di due ore.

Foto di Davide Grandi

Molti autori, più o meno conosciuti, nati e vissuti in vari luoghi lungo il corso del Mississippi e uno solo, tra i più importanti della storia della musica, che solo per caso il dito di Dio, allungandosi su Busseto, volle far nascere in una modesta casa in mezzo alla campagna. Sicuramente le due terre, il Delta del Mississippi e la parte sud orientale della Pianura Padana, sono due terre musicali. Il corso del Po in terra di Lombardia tocca la Cremona di Claudio Monteverdi e Antonio Stradivari (oltre che di Ugo Tognazzi), mentre in Emilia-Romagna scorre vicino ai luoghi che hanno dato i natali a Girolamo Frescobaldi, Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti, Arturo Toscanini, oltre che a Lucio Dalla, Francesco Guccini e Vasco Rossi. Nelle canzoni di questi ultimi talvolta affiora l’atavico contributo del Blues. Non sempre però: per esempio la canzone 4 marzo 1943 di Lucio Dalla è una ballata popolare all’italiana, vicina allo stornello, mentre Caruso è la trasposizione in chiave pop (soprattutto per la fitta sillabazione delle strofe con note ribattute) di una melodia spiegata, riconducibile alla canzone napoletana classica.

Foto di Davide Grandi

Ricordo tra l’altro un famoso album del cantautore Edoardo Bennato degli anni ’70, dove convivevano sia una canzone con ascendenza Blues come Mangiafuoco, eseguita con chitarra, armonica e note blues, sia una canzone che sembrava uscita da un’opera buffa napoletana come Dotti medici e sapienti  (bellissima l’orchestrazione di Antonio Sinagra). È interessante notare che nel primo disco di Jazz, inciso nel 1917, suonarono due italo americani (il cornettista Nick La Rocca e il batterista Tony Sbarbaro) che appartenevano alla Original Dixieland Jazz Band di New Orleans, insieme al trombonista Eddie Edwards, al pianista Harry Ragas (entrambi di origine inglese) e al clarinettista Larry Shields (di origine irlandese).

Foto di Davide Grandi

In effetti alla fine dell’Ottocento gli italiani di New Orleans erano più di diecimila, in molti provenivano dalla Sicilia e vi portarono la cultura bandistica tipica dell’Italia meridionale, il cui repertorio era costituito per la maggior parte da trascrizioni di brani tratti da opere liriche soprattutto italiane (ed ecco l’involontario contributo di Verdi…). Questa loro esperienza veniva contaminata e mescolata con l’incrocio culturale tipico della città. Il viaggio ruota intorno a due poli principali: la musica Blues (con le sue derivazioni) e la storia della lotta per i Diritti Civili che negli anni ’60 portò lentamente all’abolizione delle leggi che discriminavano duramente i neri, negando loro i più elementari diritti. Nel nostro gruppo c’è Davide, astrofisico e grande appassionato di musica blues che sarà il nostro suggeritore di luoghi giusti da visitare senza perdere tempo prezioso. Attraverseremo cinque stati: Georgia, Alabama, Mississippi, Louisiana e Tennessee facendoci un’idea piuttosto esauriente sulla musica e la cultura del Sud degli Stati Uniti. Si parte da Atlanta dove la drammatica visita alle sale del Center of Civil and human rights obbliga chiunque a riflettere. Cambiamo subito registro con un originale pranzo al Whistle Stop Café di Juliette, il locale dove fu girato il film Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (Jon Avnet, 1991). Il paese ed il locale sono praticamente uguali al film, e i pomodori verdi fritti…sono davvero buoni.

Foto di Davide Grandi

A Macon (la città di Otis Redding), visitiamo The Big House, la casa museo degli Allman Brothers, che, come mi spiega Michele, esperto di meccanica automobilistica, batteria (intesa come strumento musicale) e storia del Rock, sono stati i fondatori della band a cui si deve il Southern rock, un rock molto influenzato dal blues. Poco lontano, presso il Rose Hill Cemetery, l’amico Sax, grande conoscitore della musica della band, si commuove presso la tomba di Gregg Allman, da poco scomparso. E poi il ponte di Selma (Alabama), luogo simbolo della lotta per i diritti civili, e la sorpresa della funzione religiosa presso una chiesa apostolica di Montgomery, dove suonando l’Intermezzo della Cavalleria Rusticana (di nuovo il melodramma italiano…) su un piano elettrico, riscuoto un sincero applauso da parte della comunità interamente composta da neri. Intanto, nonostante i suggerimenti di Caterina, esperta di fitness e alimentazione, ci facciamo prendere la mano da cibo e birra americani, spesso ipercalorici ma anche molto gustosi. Di grandissimo interesse è il soggiorno a New Orleans, The Big Easy. Il suo fascino ne fa una città unica e particolarissima, come fosse il solista di spicco di un gruppo musicale: il suo fascino ti rapisce… Il quartiere francese, l’architettura delle ville coloniali del Garden District, French Street, Bourbon Street e St Charles Avenue, rapiscono Cristina, Paola e Michela, il jazz alla Preservation Hall rapisce in senso letterale Valeriano, grande appassionato di jazz, che ascolterà più di un set, mentre la cucina cajun e creola con i tipici Gumbo e Jambalaya rapisce un po’ tutti e in particolare Gloria, imprenditrice della ristorazione ittica capitolina.

Foto di Davide Grandi

La visita al bellissimo BB King Blues Museum di Indianola, aperto nel 2008, mi fa pensare a quanto sia stato importante questo bluesman morto solo due anni fa, e quella a una delle tre tombe del leggendario Robert Johnson (presso Greenwood), a quanto siano avvolte nel mistero certe storie e certe vite consumate lungo il Delta del Mississippi. E poi ancora, come in una stretta di un finale rossiniano, i concerti al Sunflower Riverside Blues Festival di Clarksdale, i leggendari Sun Studio e Stax Studio di Memphis che hanno visto nascere i primi dischi di Rock’n’Roll e Soul music, la divertentissima villa di Elvis Presley a Graceland, a cui fa da contraltare il Motel Lorraine, tristemente noto per essere stato il luogo dove Martin Luther King venne assassinato.

Foto di Davide Grandi

Il viaggio si conclude a Nashville, soprannominata la città della musica, in quanto sede di molte case discografiche, della Gibson e del Grand Ole Opry (il più vecchio programma musicale radiofonico degli Stati Uniti). Dopo una lunga visita al Country Hall of Fame Museum, Caterina scopre che la sera ci sarà il concerto di Roger Waters alla Bridgestone Arena. Troviamo i biglietti e ci facciamo trasportare dai classici dei Pink Floyd: è il caso di dirlo, il tempo trascorso dalla loro composizione ne ha sedimentato il valore artistico. Riascoltare questi brani fa pensare a come e quanto si sia evoluto e trasformato il linguaggio del rock. Alla fine il viaggio mi lascia un’inaspettata esperienza culturale e antropologica, ma…non risolve l’equazione iniziale. Le due forme musicali tuttavia, sebbene lontane tra loro, come i due fiumi continuano a scorrere.

Marco Mojana e il pianista dell’aeroporto di Atlanta – Foto di Davide Grandi

 

Marco Mojana