FANTASTIC NEGRITO

Dietro al soprannome, Fantastic Negrito, c’è un vivace cinquantenne neroamericano dal fisico atletico che anche da noi, a livello mediatico è cresciuto rispetto alla sua prima volta in Italia l’anno scorso. Una volta si usavano i 45 giri per promuovere l’imminente uscita del disco in vinile, dagli anni ottanta in poi sono più i video a fare da traino, e noi proprio tramite il video del singolo “Plastic Hamburgers” che precede l’uscita del suo quarto lavoro “Please Do Not Be Dead” siamo rimasti attratti,sia per la parte musicale che inizia con un attacco di blues acustico per poi trasformarsi in un solido rock/blues sulla via dei Led Zeppelin, e sia per le immagini in un susseguirsi di scatti fotografici riguardanti noti bluesman, più l’unica figura femminile , Janis Joplin, oltre ad altri eloquenti momenti filmati circa la cronica situazione sociale americana.

Incoraggiati dunque da un interessante personaggio, il cui vero nome è Xavier Amin Dphrepaulezz, nato nel Massachusetts ma cresciuto a Oakland, ci siamo recati alla prima delle tre date italiane, quella del 6 Giugno 2018, a Villa Tittoni a Desio, nella piana della provincia di Monza e Brianza.

Foto di Matteo Bossi

Di fronte ad un pubblico non molto numeroso, Fantastic Negrito, voce e chitarra acustica, accompagnato da un ottimo quartetto di basso, batteria, tastiere e chitarra elettrica, ha confermato la sua dote di abile conduttore di una molteplice condizione stilistica con la quale è cresciuto (influenzato in primis da Prince) e che oggi ascoltiamo più o meno con le stesse modalità anche da altre figure, Curtis Harding può essere un esempio. Fascino blues, passi soul, richiamo funky, influenza rock,ripetuti stacchi, cambi di tempo e un canto dalle sfumature sacre e profane e tanta determinazione. Questo abbiamo ascoltato in un concerto che all’inizio non era ben regolato per un problema tecnico e per un impeto un po’ sopra le righe di Fantastic Negrito che chiudeva i pezzi in modo inaspettato, “Bad Guy Necessity”, “Scary Woman”, lasciandoci un po’ disorientati. Via via i contorni si facevano più chiari, la sua duttilità stilistica si faceva apprezzare, e se la parte ritmicaera la più amministrata, “Nobody Makes Money”, “Bullshit Anthem” e la sopracitata “Plastic Hamburgers”, il momento più intenso è giunto dalla sua versione elettroacustica di “In The Pines”, tradizionale pezzo associato a Leadbelly, e di cui Fantastic Negrito ha cambiato alcuni versi per parlare di una madre che seppellisce il proprio figlio causa l’indiscriminato uso delle armi in America. Una situazione questa autobiografica perché come ha continuato a raccontare, un suo fratello prima e un suo cugino poi sono rimasti uccisi in una città come Oakland, ad alto rischio anche per la circolazione di droghe. E sono le madri a farsene carico. La prassi del concerto ha previsto un solo bis, per poi concedersi a chi comperava i suoi dischi per autografarli.

 

                                                                                                     Matteo Bossi e  Silvano Brambilla