Le recensioni scritte da valenti critici sono unanimi, questo “What can we do?”(Nola Blue) è un grande album nella scia dei precedenti albums della Anthony Paule Soul Orchestra (APSO). Dal 2007, Paule ha costruito e mantenuto una formula vincente, pur cambiando gli ingredienti, ossia i musicisti apparte il suo fidato Tony Lufrano, un organista dalla sgasata fenomenale. Opera non semplice quando si guida una band di una decina di persone, inclusa una ricca sezione di fiati. Chiedendosi cosa sia mutato attraverso diversi album in 19 anni, la prima cosa che balza all’occhio sono i cantanti, tutti di grande levatura, che hanno presumibilmente inciso sulla scelta delle canzoni.
Quindi la APSO, almeno all’orecchio, si è spostata da un repertorio più Soul verso uno più Blues tornando adesso verso il Soul. E’ chiaro che quando hai un cantante come il compianto Wee Willie Walker, un maestro del Blues in minore, non puoi non sfruttare il suo talento, senza nulla togliere a Frank Bey, anche lui scomparso, e all’attuale Willie Jordan. Paule ha fatto collezione di grandi cantanti nella sua carriera, dai primi tempi di “Home Cooking” con Brenda Boykin fino alla fantastica Terri Odabi, che non ha registrato con la APSO ma ne ha fatto parte in tour.
Jordan ha la voce e il curriculum giusto per far parte della APSO e questo “What can we do?” ne è la conferma avendo Jordan gia’ brillato nel precedente “What are you waiting for”. In “What can we do?” ci sono un paio di pezzi da classifica: “Stranger” e “If it ain’t one thing it’s two”, corposi R’n’B, cantati come vuole la tradizione, e un Soul-Gospel “Too late” d’annata. Poi un misto con un po’ di Woo Dop “What can we do” e una vecchia canzone pop degl’anni 40, l’unica non originale, altrimenti tutto è firmato da Anthony, Christine Vitale e Larry Batiste.
In conclusione un disco a cui non si trova un difetto se non un paio di scelte di produzione collegate tra loro, come avere assoli molto corti, quasi dei licks, il che significa che Paule, Lufrano e la sezione dei fiati possono lasciarsi andare solo in un paio di strumentali, e delle parti cantate piuttosto estese. Personalmente avrei ridotto un po’ i testi, un filo logorroici, a favore di qualche assolo in più. Con questi cavalli in scuderia, non puoi che galoppare.
Luca Lupoli









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