Ballo blues che passione

Quando si parla di ballo, senza scomodare Billy Elliot, il mondo probabilmente si divide in due gruppi, chi lo adora e chi lo odia.

Anche lo stesso Fonzie di Happy Days era famoso per ballare praticamente fermo, muovendo solamente il piede a tempo, ma resta il fatto che ascoltando musica, quando il ritmo ci cattura, accade qualcosa al corpo di inspiegabile, sia il battito dei piedi, che delle mani, che leggeri o sempre più accentuati movimenti del corpo, come se tutto partisse dal bacino (la famosa frase “move your ass baby”, diventata persino un brano musicale degli Scooter, è la più inflazionata in tutti i locali degli USA).

Per questi motivi abbiamo deciso di parlare di Blues Dance, ma anche perché quando siamo stati nel sud del Mississippi e dell’Alabama, in ogni Juke Joint che si rispettasse, il gruppo del momento suonava per far ballare, scatenare e divertire il pubblico, e raramente qualcuno si tirava indietro a prescindere dall’abilità personale.

Niente vergogna ma solo il desiderio di fare festa, non è nato così anche il blues?

Abbiamo incontrato Valentina Simonti – Fondatrice di Blues Ravers Milano e insegnante di danze blues e Jazz e Isabella Castelli, responsabile Comunicazione e Organizzazione eventi per Blues Ravers Milano, comunità che ha animato per diversi anni lo Spirit De Milan ma non solo. Ecco cosa ci ha raccontato.

Cos’è Blues Ravers

Blues Ravers è una community nata a Milano nel 2021 con Valentina Simonti, insegnante di danze blues e jazz, con l’obiettivo di creare uno spazio di studio, scambio e passione per la musica, la cultura e il ballo blues. Il nome nasce alla fine del periodo Covid e lockdown: avevamo ripreso i corsi in presenza (nel rispetto di tutte le misure di sicurezza), ma ballare rimaneva una delle poche attività non consentite. Ci incontravamo nei parchi, eravamo meno di dieci, con le mascherine, ballando a distanza per non rinunciare alla nostra passione. Oggi Ravers per noi significa sostenere una socialità inclusiva, che vada oltre un’esperienza da consumare: significa far parte di un gruppo, esplorare il rapporto con il corpo e il movimento, divertirsi e ballare in maniera consapevole, cioè conoscendo e rispettando la cultura afroamericana in cui il blues è nato e cresciuto. Siamo persone che si incontrano attraverso la musica, la ascoltano, la vivono e la condividono nel ballo. In questi anni abbiamo organizzato corsi, workshop e serate per scoprire il blues nelle sue diverse sfumature. Milano è il nostro punto di partenza, ma la nostra community va oltre i confini della città: abbiamo infatti già diverse collaborazioni attive a Como, Novara e Biella.

Cos’è e come nasce il ballo blues

Ballo Blues (foto Fabio Bortot)

Ballo Blues (foto Fabio Bortot)

Il ballo blues è un ballo popolare che nasce insieme alla musica blues, nei contesti sociali afroamericani degli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Non è una disciplina codificata, bensì come un modo spontaneo di vivere e interpretare la musica attraverso il corpo, per superare la sofferenza e la frustrazione legati allo sfruttamento e alla schiavitù. Sono il ritmo, il groove, le pause, le accelerazioni e soprattutto il carattere del brano a suggerire il movimento: per questo non esiste un unico modo di ballare blues, ma vi sono molti stili, idiomi e approcci, dal movimento più morbido e intimo a quello più energico e ritmico. Il ballo blues, progenitore di tutte le altre danze swing più celebri oggi, come il lindy hop, diventa un dialogo vero e proprio con la musica e con il/la partner, fatto di connessione, improvvisazione e risposta. Non è necessario conoscere una sequenza di passi per poter ballare; quello che conta è entrare in relazione con la musica e con la persona con cui si sta ballando.

Cosa serve per ballare il blues

Prima di tutto, la voglia di lasciarsi andare e di uscire dagli schemi. Il blues è un ballo istintivo, che ti mette a contatto con le tue emozioni. Nel blues non contano tanto i passi e le figure: bastano un corpo disposto a muoversi e la disponibilità ad ascoltare la musica, sé stessi e chi abbiamo davanti. Per questo, spesso nelle lezioni di prova facciamo semplicemente partire un brano, chiediamo di chiudere gli occhi e lasciamo le persone libere di muoversi come sentono. Questo non significa che tecnica e studio non siano importanti, anzi. Imparare a ballare blues vuol dire imparare a muoversi con groove, connettendosi con la musica nei suoi stili; imparare a stare “grounded”, sentire il peso del corpo, il contatto con il terreno, e trovare quella sensazione di morbidezza e di pigrizia che ci permette di stare nella musica; lavorare sulla propria postura e sulle possibilità di movimento, perché il blues non si balla coi piedi, ma con tutto il corpo. E poi imparare a connettersi con un’altra persona: giocare sulla distanza (si può ballare in abbraccio oppure molto distanti), cambiare ruolo se si vuole (da leader a follower e viceversa), improvvisare e costruire un vero dialogo. Proprio perché è un ballo molto libero, entrambi i partner sono responsabili di ciò che succede: per questo insistiamo molto anche su consenso, rispetto e ascolto. E queste sono tutte caratteristiche che lo rendono unico! Ancora non vi abbiamo convinti?

Dove vi trovate solitamente per ballare

Fino allo scorso giugno la nostra casa, sia per i corsi che per i concerti di Spirit in Blues, è stata quel luogo magico di Spirit de Milan. Dopo che lo spazio è stato chiuso, con grande sgomento di tutte le realtà che ospitava, abbiamo organizzato diversi ritrovi di protesta, ma nel frattempo abbiamo trovato un piano b: da settembre 2026 le lezioni saranno a Spazio Pontano 35! Uno spazio in zona Rovereto, molto blues e underground, che propone concerti, corsi, talk, iniziative sociali e tante altre attività. La novità di quest’anno è che dopo le lezioni ci sarà una social dance aperta e gratuita, dove tutti gli amanti del blues sono i benvenuti. Continueremo anche a collaborare con Gemma Club, a Sesto San Giovanni, dove dal 2025 una volta al mese ci trovate alle One More Blues Night, con stage, serata di ballo e live music. A Como continuiamo per il terzo anno a collaborare con Swingin’ Folks, proponendo corsi e serate a Joshua Blues Club, uno dei luoghi più blues della Lombardia. E poi, chissà, magari ci troverete ancora a Novara e Biella!

Quali sono i vostri progetti attuali e futuri

Crediamo che la formazione sia un aspetto fondamentale per conoscere e diffondere questo ballo e la sua cultura. Per questo continuiamo a proporre i nostri corsi di blues settimanali, quest’anno su tre diversi livelli, per ampliare e allo stesso tempo far crescere la community e i ballerini. Abbiamo inoltre inserito nuovi insegnanti nel team, rinnovato i programmi grazie allo studio e all’allenamento che noi per primi facciamo. Poi vogliamo proseguire con le serate di social dance con musica dal vivo, sostenendo i musicisti che ancora oggi fanno vivere il blues e mettendoli in connessione con i ballerini. Negli ultimi due anni abbiamo organizzato diversi workshop con insegnanti internazionali e quest’anno non saremo da meno: abbiamo già la data del primo weekend fissata per il 20/22 novembre! Per l’occasione stiamo anche preparando un piccolo cabaret, uno spettacolo con pezzi di ballo, burlesque e racconto. Infine, vogliamo rafforzare la community proponendo occasioni di incontro e condivisione che vadano anche oltre il ballo!

Cosa vi manca e di cosa invece fareste a meno come ballerini di blues

Milano sta diventando una città sempre più difficile per la cultura, l’arte e l’aggregazione. I costi sono troppo alti e per i locali è sempre più difficile sostenere serate dedicate alla musica dal vivo, al ballo, allo spettacolo. E anche quando funzionano, si scontrano con un modello urbanistico sempre più votato alla speculazione edilizia: la vicenda di Spirit ne è un esempio. Allo stesso tempo, mancano spazi pubblici accessibili in cui organizzare eventi e occasioni di aggregazione. In Italia c’è poi un problema di diffusione di questo genere di ballo. Nonostante la presenza di tante band di valore, festival e rassegne dedicate al blues, la domanda che ci fanno più spesso, anche i musicisti, è: “Ma il blues si balla?”. Per fortuna questo aspetto sta migliorando, ma maggiore interesse e consapevolezza da parte di chi suona potrebbe creare più sinergia tra musicisti e ballerini e, di conseguenza, più occasioni per entrambi. Faremmo poi volentieri a meno degli stereotipi sul blues, spesso descritto come lento, sensuale e addirittura noioso. Il blues è un mondo molto più ampio, con stili, ritmi e atmosfere diversi: può essere intimo e lento, ma anche energico e giocoso. La sensualità certo può essere una componente, ma il blues è molto di più: l’intimità che si crea era legata anche alla mancanza di spazio (i juke joint erano luoghi molto piccoli, dove necessariamente si ballava vicini), e ciò che da fuori può essere visto come sensuale, da dentro è la potenza di esprimersi e di star bene con il proprio corpo.

Social Dance (foto Fabio Bortot))

Social Dance (foto Fabio Bortot))

In fondo, il blues non è solo un ballo, ma un linguaggio, un modo di esprimersi. Ed è proprio questo che vorremmo far scoprire sempre a più persone.

Info: https://www.instagram.com/bluesraversmilano

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