Il primo passaggio di Bobby Rush a Milano è avvenuto lo scorso 1 giugno, nel contesto prestigioso del Blue Note. Un onore del tutto meritato per Rush quasi novantenne dall’energia pressochè inesauribile. Noi abbiamo assistito al secondo set, quello iniziato alle 22.30. E le aspettative sono state ampiamente ripagate da un gran concerto di oltre due ore, molto particolare per una serie di ragioni.

Si trattava, innanzi tutto, di una rara occasione di ascoltarlo senza band, ma appunto in splendida solitudine acustica, una situazione esplorata, anche in alcuni suoi ottimi dischi, quali “Raw” ed il più recente “Rawer Than Raw” (2020), tra l’altro vincitore del Grammy come Best Traditional Blues Album. Rush si siede puntuale e accompagnandosi solo con la chitarra acustica sciorina una serie di brani che vanno dalla salace “Shake It For Me” ad una sorta di medley tra “Blues With A Feeling/Last Night” o “Swing Low Sweet Chariot”, che nelle sue mani non sono cover ma pezzi di storia rivissuti da uno degli ultimi mohicani del blues.

Bobby Rush in concerto al Blue Note di Milano

Bobby Rush – Blue Note foto Matteo Bossi

“Potrebbe essere l’ultima volta che mi vedete” canta Bobby e poi si rivolge al pubblico, parla a lungo di sé stesso, “sono tra gli ultimi veri bluesman, sono persino più vecchio di Buddy Guy e quando mi ascoltate sono solo me stesso, non l’imitazione di qualcun altro”. Ma soprattutto ringrazia e si dichiara onorato di essere lì a cantare i suoi blues.

Chi ha pensato che la serata stesse per volgere al termine però si è sbagliato di grosso. Bobby infatti prima chiama per un paio di pezzi la sua assistente Mizz Lowe, solitamente nelle vesti di ballerina, qui al canto in due canzoni scritte da Rush stesso, con gustosi scambi fitti di doppi sensi tra le risate generali su “G String And A Toothbrush”. L’atmosfera prosegue giocosa, da black entertainer navigato,  tra il tall tale di “Get Out Of Here”(Dog Named Bo)” e lo spettacolo puro, quasi da stand up comedian, Rush chiede se qualcuno del pubblico canta o suona e trova la collaborazione di due ragazzi del pubblico, sorpreso e divertito dell’abilità del giovane armonicista.

Bobby Rush live at Blue Note, Milano

Bobby Rush – Blue Note foto Matteo Bossi

La personalità di Rush è tale che gli bastano pochi accordi, in funzione essenzialmente ritmica o qualche soffio nell’armonica, per infondere anima e corposità ai brani e per accattivare totalmente un pubblico che, almeno in parte,  non aveva familiarità con lui. Senza contare che la voce intatta e il piacere di stare su un palco farebbero invidia ad artisti che potrebbero essere suoi figli o persino nipoti.

Inanella un’altra serie di brani di spessore quali “Get Back”, “Good Morning Little Schoolgirl” o la spiritosa “I Got 3 Problems”, per la cronaca i problemi sono la sua donna, l’amante e la moglie. Siamo insomma in una di quelle serate in cui si viene a creare una bella sintonia col pubblico, che afferra molte battute nonostante come dice lo stesso Rush, la barriera linguistica, e questa energia gli viene per così dire restituita.

Bobby non smetterebbe più, regala altri bis come una “Chinkapin’ Hunting” scritta a partire da un ricordo paterno e a sua volta simpaticamente allusiva. Che bella serata e che artista generoso Rush. Un insegnamento per tanti aspiranti bluesmen e un gran divertimento per qualsiasi pubblico abbia la fortuna di assistere ad un suo concerto.

Matteo Bossi

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