Ascoltare un album d’esordio come questo dei Cryin’ Out Loud rappresenta un’autentica sorpresa, per la qualità e l’energia di ogni composizione: la formazione proveniente dal Maine sta conquistando la scena blues degli Stati Uniti nord-orientali con una miscela esplosiva di tradizione e innovazione. Con una carriera che spazia oltre trent’anni nel mondo della musica, il frontman Brandon Stallard porta con sé un bagaglio di influenze che si riflettono chiaramente in questo lavoro. Accanto a lui, Ben Chute alla chitarra solista e ritmica e Jim Fratini al basso completano un trio di musicisti esperti, capaci di trasformare il blues tradizionale in qualcosa di fresco e avvincente. Sin dall’inizio, con il groove trascinante di “I Smoke Cigars And I Play The Blues” si avverte l’atmosfera densa e coinvolgente che permea tutto il disco: il southern rock continua a persistere anche nella successiva “I’m Gonna Drink My Way To Memphis”, caratterizzata da un lavoro di chitarra nitido e tagliente. La voce ruvida e vissuta di Stallard, l’armonica penetrante di Mark “Bluesboy” Kanter e il lavoro graffiante della chitarra si combinano in un mix irresistibile, che viene rafforzato dall’eccellente “You Can Dance To The Blues”, uno shuffle swing che, con la potenza della sezione fiati, invita inevitabilmente a muoversi.

Brani come “Tell Her” mescolano sapientemente le influenze dei Doobie Brothers con il tipico stile chitarristico degli Allman Brothers, mentre l’esuberanza di “Moonshine Lover” cattura l’essenza del blues in modo contagioso e festoso. L’inatteso tratto folk acustico di “Unconditionally” offre quasi una pausa, che lascia rifiatare il motore della band che viaggia costantemente a pieno regime: ci si tuffa nella tradizione con “If You’re Gonna Leave” mentre la dolcezza di “Gonna Get High Tonight” accentua le venature country, grazie agli appropriati interventi del violino. L’ariosa “Time Away FromYou” conclude un viaggio piacevole e coinvolgente, attraverso le molteplici venature del blues contemporaneo. Ci piace infine ricordare la presenza fra gli ospiti del nostro ottimo Michele Papadia, da parecchi lustri il tastierista di Ana Popovic, e soprattutto del chitarrista Paul Nelson, che ha curato la produzione dell’album, conclusasi pochi mesi prima della sua prematura scomparsa. Oltre quindi a rendere omaggio al talento del compianto musicista, i dieci brani del dischetto trasudano passione, energia e un’abbondante dose di buona musica: ancora una volta le autentiche emozioni che il blues sa trasmettere emergono decise, per la gioia di un numero sempre maggiore di appassionati.

 

                                                                                                          Luca Zaninello

Info: https://www.cryinoutloudmusic.com/

 

Category
Tags

Comments are closed

Il Blues consiglia

 

Comfort Festival 2024

Per la tua grafica

Il Blues Magazine