FARIS AMINE SPAZIO TEATRO 89

La rassegna Milano Blues 89 quest’anno sta avendo un colpo di coda, anche piuttosto lungo. Si sono infatti aggiunti tre eventi tra Marzo ed Aprile, quasi una scommessa per una location che non fa del blues la sua unica programmazione, ma che ha avuto un’ottima risposta di pubblico nella stagione, da Arianna Antinori al sold out di Daniele Tenca. In particolare giovedì 10 Marzo a calcare le scene in via Fratelli Zoia è stato Faris Amine, con il suo progetto di musica dalle contaminazioni diverse, dalle origini tuareg fino alla world music e al blues del Mississippi.

Il_Blues_Magazine_Faris_Amine_1Lo Spazio Teatro 89 si dimostra ancora una volta dotato di una acustica praticamente perfetta, che riesce quindi ad accogliere la dimensione intimista di Faris, tanto schivo ed introverso con le parole quanto potente comunicatore con le sue note, ed a parlare per lui è proprio la musica, in un silenzio spesso irreale. Gli occhi dei presenti sono tutti puntati sul fascio di luce che lo illumina, e Faris, sempre sorridente e pronto ad accogliere gli applausi con commozione, si divide tra chitarra elettrica e weissenborn, ironizzando anche sulla possibile noia che si proverebbe ad ascoltare un musicista che si esibisce in solo. Ovviamente non c’è spazio per la noia, Faris conquista, contaminando e insinuandosi negli spiriti del pubblico, e la sua musica si fa strada, passando sia attraverso alcuni brani del suo disco, ma andando anche oltre. Meravigliose i medley che abbracciano il blues, partendo da sonorità così apparentemente lontane, e ci gustiamo “Hard Time Killing Floor” o  “Grinning In Your Face”, riuscendo a cogliere il testo inglese immerso in un cantato in lingua tamasheq, mentre “Jesus Is On The Mainline”, a cui Faris tiene molto come ci confesserà a fine concerto, sembra quasi il centro di questa serata sospesa nel tempo.

Il_Blues_Magazine_Faris_Amine_4E quando sembra che tutto sia finito ecco che entra Pier Bernardi al basso per accompagnare nell’ultima parte dell’esibizione il nostro, con piacevoli duetti in cui i toni africani assumono echi jazzati, con una strizzatina d’occhi, quasi impercettibile,  alla world music. Scoperto e apprezzato anche da Ben Harper, Faris si dimostra un artista fuori dagli schemi, con un messaggio musicale personale e particolare, che abbraccia diverse realtà etniche, quasi a rispecchiare le sue origini multiculturali, e sappiamo che avrà un futuro in salita ma pieno di soddisfazioni. Rimaniamo in attesa di Mike Sponza e Francesco Piu che porteranno il loro blues nel mese di Aprile, dimostrando ancora una volta che questa musica riesce a conquistare palchi sempre più diversi, a conferma dell’universalità del suo messaggio.

Davide Grandi