Warren Haynes e Gov't Mule (foto Jay Sansone ©)

Potrà anche sembrare paradossale, eppure è così. Ad oltre un quarto di secolo dalla fondazione, con una ventina di dischi all’attivo, collaborazioni e tour senza fine, i Gov’t Mule hanno dato alle stampe la loro prima prova in studio interamente dedicata al Blues. Ma come? La storica band di Warren Haynes, Matt Abts, Danny Louis e Jorgen Carlsson? La stessa che proprio sul Blues ha edificato un’intera sfavillante carriera, non aveva ancora mai pubblicato un album incentrato in tutto e per tutto sulla musica del diavolo? No, almeno da un punto di vista strettamente formale. È dunque il caso di accogliere a braccia aperte Heavy Load Blues (Fantasy Records), la piccola grande meraviglia sonora che, lo scorso 12 novembre, ha ufficialmente fatto il suo ingresso sul mercato segnando una nuova mossa, inedita, nella storia del quartetto statunitense e al tempo stesso un ritorno o, meglio, un sentito omaggio alle radici.

Elmore James, Howlin’ Wolf, Junior Wells fino addirittura a Tom Waits con una rilettura intrigante e limacciosa del brano Make It Rain: Heavy Load Blues è uno scrigno delle meraviglie per tutti i cultori del genere, realizzato da una delle band più importanti e osannate d’America. L’album è stato inciso dal vivo tra le pareti di una piccola stanza – chiamata simbolicamente “The Blues Room” presso il Power Station New England di Waterford, nel Connecticut – per fare in modo di ricreare il clima della tipica sala da concerti di un club.

La risultante è un mix di sudore e passione, esperienza e tecnica, emozioni e canzoni da capogiro: questo sia per quel che riguarda le cover sia per quel che concerne i brani originali. Le acustiche Heavy Load, Black Horizon, l’appetitosa Hole In My Soul e Wake Up Dead non sfigurano – anzi! – accanto a titoli come Blues Before Sunrise, Snatch It Back and Hold It o I Feel Like Breaking Up Somebody’s Home. Noi de “Il Blues” ne abbiamo parlato direttamente con l’anima autorale, nonchè chitarrista e voce del progetto, Warren Haynes.

Heavy Load Blues rappresenta una sorta di unicum all’interno del vasto oceano discografico dei Gov’t Mule, una meravigliosa sorpresa e il coronamento di un sogno che – in fondo – serbavi da lungo tempo. Ricordi ancora come e quando ti sei avvicinato al blues?

Il mio primo ricordo riguarda B.B. King. Sarò stato giovanissimo, al tempo. Adoravo la sua voce, ancor prima di innamorarmi del suo stile chitarristico. Mio fratello possedeva alcuni dischi di blues e provò ad introdurmi a quel mondo. Parlo di Howlin’ Wolf, Elmore James, Albert King e tanti, tanti altri. È così dunque che fui esposto a quel tipo di musica fin dalla più tenera età. Cominciai però ad interessarmene seriamente verso i 14 anni, soprattutto perchè la maggior parte dei miei guitar heroes – Eric Clapton, Jeff Beck, lo stesso Duane Allman – arrivavano da lì ed erano tutti grandi fan dei musicisti blues.

Riferendoci in senso stretto a questo genere, sappiamo bene che ormai è possibile trovare ogni tipo di definizione o curiosità sia nei libri sia in film e documentari sia, ovviamente, su internet. Ma che cosa significa per te, in base alla tua esperienza e alla tuo modo di sentire, questa parola? Che cos’è il Blues per Warren Haynes?

La musica che si è soliti definire Blues è l’espressione di un certo modo di sentire e al tempo stesso, tradizionalmente, incarna una via per lenire il dolore. Spesso la gente si riferisce al Blues in termini di “note dolenti”; in realtà, io credo che sia un tipo di musica in grado di farti sentire meglio.. proprio quando si è tristi! Ognuno di noi ha i propri personalissimi blues e li viviamo sulla nostra pelle giorno dopo giorno. Il Blues è stato creato esattamente per questo motivo, come risposta a tutto ciò. Talvolta penso alle tante domande del tipo: è un genere facile o difficile da cantare? E da suonare? Entrambe le cose. Può essere semplice da imparare, assieme alle sue strutture di base, per la gratificazione immediata di chi vi si approccia. Per diventarne però un conoscitore esperto, c’è bisogno di tempo e di un’immersione costante, approfondita. La stessa che, di solito, pare scontata in relazione a un musicista jazz o a un musicista classico.

Gov't Mule (foto Jay Sansone ©)

Gov’t Mule (foto Jay Sansone ©)

Parlando del disco, invece, Heavy Load e Black Horizon – oltre ad essere due fra le tracce più emozionanti – sono anche i soli due inediti squisitamente acustici. Che cosa puoi raccontarci a riguardo e quali sono, invece, i tuoi titoli preferiti tra quelli in scaletta?

Amo ogni canzone presente sull’album. Per quel che riguarda le mie preferite, credo che potrei dare una risposta diversa ogni giorno. Sono indubbiamente affezionato a Heavy Load e Black Horizon, due tracce che abbiamo voluto interpretare dal vivo senza alcuna sovraincisione, ricreando un’ambientazione completamente acustica per arrivare a farle suonare proprio come autentiche incisioni d’altri tempi. Il nostro obiettivo? Catturare la magia del momento.

Un brano come Blues Before Sunrise ricorda invece la classica Statesboro Blues. A tal proposito, quali sono i titoli a cui sei maggiormente legato all’interno del repertorio della Allman Brothers Band?

Ovviamente sono un fan degli Allman fin dagli inizi, addirittura da prima che mi capitasse di prendere in mano una chitarra. Anche in questo caso, c’entra mio fratello, il quale acquistò il primo disco della band al momento esatto della sua pubblicazione. A quel tempo, avevo appena iniziato a cantare: avevo 9 anni e non suonavo ancora. Però, come potrai immaginare, è complesso per me scegliere qualche brano in particolare. Ti direi Whipping Post, Dreams, In Memory Of Elizabeth Reed oltre che – naturalmente – la chitarra slide in Statesboro Blues. Quest’ultima rappresenta qualcosa di meraviglioso, un’inesauribile fonte di ispirazione per musicisti da ogni parte del mondo. Le similitudini tra Blues Before Sunrise e Statesboro Blues sono evidenti ed io, in modo particolare, ho voluto essere molto fedele allo stile originale di Elmore James.

Restando ancora per un attimo in tema ABB, recentemente – nella notte di Halloween, ad Atlanta – con i Mule hai tributato uno splendido omaggio al leggendario At Fillmore East. Che cosa puoi dirci, a distanza di cinquant’anni, di quel disco epocale in cui il Blues è declinato e sviluppato in tutte le sue forme e accezioni risultando ancor oggi uno spartiacque fondamentale?

Penso che, a cinquant’anni dalla sua uscita, resti uno dei più grandi album dal vivo della storia della musica. Da ragazzino lo avrò ascoltato centinaia e centinaia di volte. E questo vale per la maggior parte dei miei amici musicisti. Tutti noi abbiamo una considerazione quasi religiosa di quelle registrazioni. È un disco fantastico, capace di risultare ancor oggi fresco come allora.

Ritornando invece a Heavy Load e al significato insito nel titolo, qual è stato per te – come uomo e come musicista – il peso più grande da affrontare durante il periodo del lockdown?

A gennaio 2021, è mancato mio padre. Ha contratto il Covid sul finire della sua esistenza, ma non è stato il virus a ucciderlo. Era già malato. La cosa terribile, però, per me e per la mia famiglia, è stata quella di non potergli stare accanto in un momento così delicato.

I Feel Like Breaking Up Somebody’s Home è una delle tracce più coinvolgenti dell’album ed essendo anche stato uno dei cavalli di battaglia di Ann Peebles, ci porta inevitabilmente con il pensiero alla figura di questa fantastica artista e interprete afroamericana. Ti andrebbe di dirci qualcosa sulle voci femminili che più hanno influito sulla tua formazione musicale?

Amo da morire Aretha Franklin, Mahalia Jackson, Bonnie Raitt e – in generale – tutte le cantanti di Blues e Soul. Suppongo sia impossibile ascoltare le voci di artiste come Nina Simone, Bessie Smith o Billie Holiday e non rimanerne profondamente colpiti. In ogni caso, ascoltando così tanta musica, ne starò dimenticando tantissime. Allison Krauss, ad esempio. Anche lei è pazzesca!

Quali sono invece gli album di Blues che ogni appassionato dovrebbe collezionare e custodire all’interno degli scaffali della propria casa?

Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Sonny Boy Williamson, il box di Willie Dixon edito dalla Chess Records. Tutti inoltre dovrebbero avere qualcosa di Bobby “Blue” Bland o di Little Milton, così come i dischi Live at the Regal o Live In Cook County Jail di B.B. King, Burglar di Freddy King, Live Wire / Blues Power di Albert King, West Side Soul di Magic Sam, le Cobra Recordings 1956-1958 di Otis Rush, Hoodoo Man Blues di Junior Wells. Ma sono davvero troppi, non riuscirei mai a fornirne un elenco realmente esaustivo.

Ti capita, invece, di riascoltare alcuni dei tuoi dischi del passato? Ci sono lavori di cui sei soddisfatto come al momento delle incisioni e altri, invece, da cui senti di aver preso le distanze?

È una domanda difficile. A volte possono trascorrere interi anni senza che io vada più a riascoltare il mio vecchio materiale. Quando succede, però, di solito è una sorpresa piacevole.. nonostante il suono delle canzoni, molto spesso, sia parecchio differente da come lo intenderei oggi!

Qual è il segreto per essere riuscito a mantenere così compatti, saldi e affiatati i Gov’t Mule nel corso del tempo?

Penso che la risposta sia da ricercare nel fatto che ogni decisione relativa alla band o a me come artista parte sempre dal cuore. Non capita mai che una scelta sia veicolata da fini commerciali o dal desiderio di vendere quante più copie possibili. Sono convinto che la priorità sia quella di essere onesti con se stessi gratificando, di rimando, tutte le persone interessate alla propria offerta musicale.

Gov't Mule (foto Jay Sansone ©)

Gov’t Mule (foto Jay Sansone ©)

Ti succede mai di pensare all’età che avanza e alla vecchiaia? Ritieni che possa essere cambiato qualcosa nel tuo approccio alla musica?

Nutro ancora lo stesso sentimento circa la musica che avevo anche in adolescenza, sebbene – com’è naturale – io abbia imparato molte più cose nel corso del tempo rispetto a quando ho cominciato. Nella mia testa, penso di rado ai miei 61 anni.. mi immagino sempre più giovane! Sono riconoscente per la fortuna di poter vantare la presenza della musica nella mia vita e credo sia il segreto per sentirsi eternamente giovani.

Visto e considerato il fatto che tu sei considerato una delle maggiori influenze per più generazioni di chitarristi, c’è ancora qualcosa che vorresti migliorare per quel che riguarda il tuo stile o la conoscenza delle sei corde? Ci sono, inoltre, altri strumenti che ti piacerebbe imparare a studiare?

Well, ho sempre pensato che – invecchiando – mi sarebbe piaciuto dedicarmi al sax tenore. Sfortunatamente, non ci sono ancora riuscito! Adoro quello strumento e quando qualcuno, durante un’intervista, è curioso di sapere a che cosa io voglia far assomigliare il suono della mia chitarra, mi piace rispondere prendendo a modello il sax di Sonny Rollins. Ad essere sincero, mi sarebbe piaciuto indagare meglio il linguaggio jazzistico. Le scelte che prendiamo nel corso della nostra vita sono però frutto del momento. Il mio caso specifico lo dimostra: pur avendo quel desiderio di conoscenza, di volte in volta, lungo il mio personale cammino, ho sempre avuto altre priorità.

Qual è la consapevolezza più importante che hai maturato in tutti i tuoi anni di carriera?

Non smettere mai di imparare. Tieni sempre la mente aperta. Si può imparare benissimo anche da un principiante così come da uno come me, che è all’opera da una cinquantina d’anni. Ognuno di noi ha qualcosa di diverso da offrire al prossimo. Mai smettere, dunque, di considerarsi uno studente.

Nel mondo del music business, sei un artista rispettato e benvoluto da tutti. Non c’è collega che esiti nel definirti una persona speciale, un essere umano gentile e sensibile. Spesso però noi siamo i giudici più severi di noi stessi. C’è dunque qualcosa che non ti piace di te?

Oh, bella domanda. Una lunga lista di cose! In generale, però, credo che – per essere una persona di cui poter andar fieri – si debba costantemente esaminare il proprio comportamento. Io stesso a volte mi rendo conto di essere così preso dai miei pensieri da non accorgermi delle posizioni o dei punti di vista delle persone che mi circondano.

Hai mai pensato di tramandare il tuo sapere in forma di lezioni di musica? Ti è mai balenata l’idea di sondare anche il mondo dell’insegnamento?

Non penso che sarei un granché come maestro. Poi, chissà, potrei anche sbagliarmi. Di certo dovrei riorganizzare completamente il mio modo di ragionare. Ogni tanto fantastico su che cosa sarebbe successo se avessi intrapreso la strada del giornalismo o quella della scrittura creativa.. pare infatti che fossi decisamente portato per entrambe!

[Umberto Poli]

Category
Tags

Comments are closed

Il Blues Magazine

Il Blues consiglia

 

Pel la tua grafica